Perdere il bosco per gli uomini e le donne del Montiferru è stato come perdere la memoria, vedere cancellate in poche ore tutte le foto di famiglia. Quell’incendio, consumato nel luglio 2021 con un’inarrestabile avanzata di fiamme e fumo per tre giorni e tre notti nell’Oristanese, dalla montagna al mare, fu un evento drammatico di morte e distruzione. Terribile il bilancio: 13 mila ettari colpiti, 4 mila ettari di bosco in cenere, aziende agricole e pastori in ginocchio, un’ecatombe di animali (qui la nostra riflessione di quei giorni). Le indagini sull’origine delle fiamme si sono chiuse, il fuoco partì in modo accidentale: nessun colpevole dunque.
Se la ferita è ancora dolorosissima, oggi si vediamo una luce: la natura torna a germogliare nei territori di Santulussurgiu, Cuglieri, Scano Montiferro, Sennariolo e Tresnuraghes, ed è sempre più viva l’idea di una rinascita. La speranza sulle ceneri del Montiferru è raccontata dal regista cagliaritano Enrico Pau in “L’ombra del fuoco – S’umbra ‘e su fogu”, lungometraggio che attraverso la voce collettiva delle comunità racconta il dolore e la vita dopo il rogo del 2021. Il film, prodotto da Lucrezia Degortes per associazione culturale Arvèschida, sarà presentato in anteprima assoluta martedì 2 maggio alle 21.30 al Trento Film Festival, sezione Terre Alte; nella stessa manifestazione è stato segnalato dal Muse – Museo della Scienza di Trento, tra i film che raccontano l’Antropocene e la più grande transizione socio-ecologica della storia del pianeta.
“Considero la realizzazione del mio documentario come un atto di resistenza a qualcosa alla quale non posso e non voglio rassegnarmi – ha affermato Pau, un curriculum ricchissimo dall’insegnamento alla radio, dal teatro al cinema – la stupidità, la miopia degli umani in questo momento della nostra presenza devastante su questo pianeta”.
Ad accompagnarci nel racconto, che come sempre Pau compone con un linguaggio delicato e poetico, gli struggenti versi cantati dai Cantores di Cuglieri durante la processione di una Madonna in lutto il Venerdì Santo, le interviste agli abitanti del territorio, e poi il grido di dolore di un popolo che ha perso la sua memoria attraverso i testi di Ettore Cannas, Alberto Capitta, Alessandro De Roma, Mauro Tetti e dello stesso Pau. La voce narrante e la traduzione in sardo è di Giuseppe “Bosco” Falchi.
“L’ombra del fuoco”, in sardo con sottotitoli in italiano e coprodotto da ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico, Antioco Floris per l’Università degli Studi di Cagliari – Laurea magistrale in Produzione Multimediale, Dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali e Hortus Botanicus Karalitanus con la consulenza scientifica di Gianluigi Bacchetta, ci guida in un viaggio che parte dalle fiamme, arrivate fino ai paesi quella drammatica notte del 23 luglio di due anni fa, alla ricerca dei piccoli indizi della nuova vita attraverso le stagioni, le piogge dell’autunno, la neve dell’inverno e poi ancora la primavera. “Ora solo voci spezzate in attesa del risveglio – così il narratore che contempla quei boschi coperti dalla neve – che verrà un giorno perché la natura vince. Vince sempre. Per quanto crudeli e stupidi possano essere gli uomini, tu vinci”.










