Cogliere l’essenza più pura di Cagliari, farlo con eleganza, ironia, sarcasmo ben calibrato e una varietà di toni che danno vita a un mosaico variopinto ricco di sfumature: Teresa Mundula è riuscita a fare tutto ciò, distinguendosi come una delle poetesse e una delle personalità più significative della storia culturale sarda, e non solo, del Novecento.
La sua esistenza è stata al centro dello spettacolo ideato da Teresa Porcella ‘’Casteddu Bella’’, andato in scena giovedì 18 settembre al Castello di San Michele con l’organizzazione dell’associazione Riprendiamoci La Sardegna, realizzato con il patrocinio del Centro Studi Luigi Crespellani in collaborazione con la Società Umanitaria di Cagliari e l’Associazione Scioglilibro. Uno spettacolo intenso e divertente frutto della sinergia di Teresa Porcella – nipote di Teresa Mundula, figlia della sua terzogenita Margherita, che si è occupata della regia, delle musiche, dei video dando voce alle poesie di sua nonna materna – insieme a Gianni Cammilli alla chitarra, Renzo Cugis impegnato anch’esso nelle interpretazioni delle liriche della poetessa cagliaritana, senza dimenticare il prezioso contributo di Susy Pintus ai cori, di Ignazio Fulghesu con le sue illustrazioni e di Emanuele Ortu che ha ricoperto il ruolo di fonico durante la serata.
Una serata in cui il pubblico ha potuto assistere a uno spettacolo, come rimarcato da Teresa Porcella in apertura, dedicato a tutti coloro che amano Cagliari e che sanno cogliere l’importanza e il vero valore della cagliaritanità.
La prima poesia letta è ‘’Casteddu Bella’’, con cui si aprono le danze: una poesia che descrive appieno cosa fosse per Teresa Mundula il capoluogo, con la quale vinse nel 1946 il Premio Sanremo ottenendo il plauso di un giudice del calibro di Giuseppe Ungaretti. La poesia viene proposta con la voce della stessa autrice, grazie a una registrazione risalente agli anni Settanta. Colpisce immediatamente l’abilità e la naturalezza con cui Teresa Mundula, venuta a mancare all’età di 86 anni nel 1980 con alle spalle una solida formazione scientifica frutto delle due lauree in Chimica e in Scienze Naturali e un solido amore per le humanae litterae, scandisce gli endecasillabi. È la volta poi di ‘’Su scriri in Casteddaiu’’, considerato il testamento poetico della Mundula: la poesia viene cantata da Teresa Porcella con l’ottimo accompagnamento di chitarra di Gianni Camilli e in sottofondo i cori di Susy Pintus dal timbro delicato. Non è mancata l’attenzione per l’aspetto biografico, in cui ci si è soffermati sull’importanza per la formazione della poetessa del padre Carlo di fondamentale importanza anche per le altre figlie Mercede e Francesca e sulla profondità del legame con il marito Luigi Crespellani (ne abbiamo parlato qui), primo Sindaco di Cagliari e primo Presidente della Regione Sardegna con cui ebbe quattro figlie ovvero Giovanna, Maria, Margherita e Teresa. Un amore profondo il loro che, come sottolineato da Teresa Porcella, ha fatto sì che sua nonna materna si legasse doppiamente a Cagliari, stabilendo con la città un rapporto simbiotico e speciale.
Viene letta la poesia inedita ‘’Allirgari’ coru’’, nel mentre vengono proiettate le immagini di Teresa Mundula e della propria famiglia. Renzo Cugis legge ‘’A su mercau’’, non manca il riferimento all’amore per il mare da parte della poetessa che, viene rivelato, appena ne aveva l’occasione andava a fare il bagno di mezzanotte. Nei suoi archivi, inoltre, è stato ritrovano anche un quaderno dedicato alla figlia Maria – risalente al 1948 – incentrato interamente sul Poetto dal titolo ‘’Su Poettu, su mare’ Casteddu’’. A essere poi musicata è la poesia ‘’A is bagnus’’, dal ritmo cadenzato, interpretata con una voce a tratti più profonda e a tratti più acuta. Si passa poi alle immagini raffiguranti i piccioccus de crobi, a cui la Mundula ha dedicato vari versi. Risalta l’ironia sferzante ne ‘’La povera del sabato’’, usata con arguzia dall’autrice. Ironia arguta che traspare anche da ‘’Fregula ammisturara’’, punzecchiatura agli uomini divertente e brillante. Da sottolineare anche la malinconia struggente che caratterizza ‘’Su pensamentu miu’’.
Traspare la poliedricità di Teresa Mundula e la sua poetica dotata di vari registri: da quello prettamente lirico a quello descrittivo con sfumature teatrali, senza tralasciare quelle più umanistiche e scientifiche. Non manca un riferimento a Michela Murgia (qua la recensione della sua nuova raccolta di racconti) che, tramite una mail risalente al 2012, lodava l’uso sapiente del cagliaritano schietto di Teresa Mundula. Tra i momenti più intensi e toccanti della serata spicca il ricordo doloroso dello sfollamento causato dalla seconda guerra mondiale e la proiezione delle immagini e dei video di Cagliari sotto i bombardamenti del 1943. Istanti drammatici racchiusi nel componimento ‘’Sa fuirura’e Casteddu’’, poesia che la nipote Teresa Porcella dedica significativamente a Gaza e al popolo palestinese.
Si parla anche del rapporto di amicizia che legava l’artista Maria Lai a Teresa Mundula, con riferimento a una lettera che Maria Lai le scrisse nel 1976, e a quello con lo scrittore Giuseppe Dessì che, in una lettera del 1972, la Mundula chiama affettuosamente “caro Beppe”. Questa lettera a Giuseppe Dessì è particolarmente significativa perché la poetessa analizza il senso della sua poetica, definendo vere poesie solo quelle da lei scritte in sardo in cui emerge la sua parte più maliziosa, mentre definisce le sue liriche in italiano non come poesie ma semplicemente come prosa ritmata. Viene messa in risalto anche la passione per il no sense da parte della Mundula, in grado di aprire squarci inediti e inattesi della realtà, giocando con il suono delle parole, conferendo ancora più musicalità ai propri versi. Con il passare degli anni, Teresa Mundula tramite un approccio alla scrittura poetica più incentrata sulla brevitas si diverte a mettersi nei panni delle altre persone, dando loro voce con versi ricchi di brio e vivacità.
A proposito, tra gli istanti della serata più divertenti e apprezzati dal pubblico spiccano quelli in cui Teresa Porcella e Renzo Cugis si sono alternati in un botta e risposta esilarante e dinamico nella lettura di questi specifici componimenti più brevi della Mundula. Il gran finale è affidato all’interpretazione dolce e al contempo malinconica di Teresa Porcella della celebre ‘’It’est sa poesia’’ dello storico poeta Antioco Casula in arte Montanaru, con la proiezione delle eleganti illustrazioni di Ignazio Fulghesu in cui viene tratteggiata Cagliari, prima in bianco e nero per poi fare emergere tutti i suoi colori. Dulcis in fundo, l’intervento di Teresa Crespellani, figlia di Teresa Mundula e Luigi Crespellani, a cui si deve una riflessione sulla propria madre di rilievo: “Mia madre – queste le sue parole – è stata figlia di Cagliari e figlia della Sardegna, dotata di un grandissimo istinto poetico: talvolta, scriveva anche quattro-cinque poesie al giorno. È stata una donna sorprendente che ci ha trasmesso pienamente il suo amore per la nostra città e per la nostra terra”. Una città come Cagliari, unica nel bene e nel male, che al termine dello spettacolo, quando la notte cala sui tetti delle case, si mostra alle persone in tutta la sua bellezza: a tratti maestosa, a tratti delicata e a tratti persino arrabbiata e irrequieta. Una bellezza che lascia il segno e che resta impressa negli animi di chi sa andare oltre le apparenze.










