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Il lato oscuro del liceo Dettori di Cagliari e quel docente morto suicida nel 1916

Di Maurizio Pretta
07/05/2022
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 8 minuti
Il lato oscuro del liceo Dettori di Cagliari e quel docente morto suicida nel 1916

Il 27 febbraio del 1916 è un giovedì. L’Europa è sconvolta dalla guerra, sul fronte francese imperversa la battaglia di Verdun e l’esercito italiano si prepara alla Quinta Battaglia dell’Isonzo. Per le strade di Cagliari, che appena tre giorni prima ha dato l’estremo saluto al professor Domenico Lovisato, si snoda un mesto e imponente corteo funebre che, partendo dall’Ospedale civile, in una selva di bandiere e corone, accompagna al camposanto di Bonaria il feretro di Guido Algranati, un giovane insegnante che si è tolto la vita ingerendo del veleno in un laboratorio del liceo Dettori. Nulla di trascendentale, sono cose che capitano, se non fosse che la cittadinanza mormora parecchio e le cause di questo estremo gesto vengono attribuite alle intemperanze e alle vessazioni subite dai suoi giovanissimi studenti.

Già in passato il liceo Dettori, dove fra il 1908 e il 1911 aveva studiato anche Antonio Gramsci, era balzato alle cronache per i rapporti non sempre idilliaci fra personale docente e studenti. Nel 1888 aveva destato stupore l’ecatombe di alunni all’esame di licenza liceale, dove appena quattro su 55 candidati erano stati promossi e i respinti avevano inscenato una rumorosa manifestazione sotto le case del preside, del prefetto e del deputato Salaris. Un altro episodio fu quello che coinvolse, dieci anni dopo, l’allora semplice professore Umberto Cosmo – futuro critico letterario e fra i più affermati studiosi di Dante – reo di aver inflitto ad alcuni studenti provvedimenti disciplinari eccessivamente severi. Il fatto scatenò scioperi e furenti disordini, in seguito ai quali venne inviato un ispettore generale che riuscì a placare la rivolta soltanto col trasferimento del Cosmo al liceo Gioberti di Torino. Il carattere irruento e barricadero degli studenti “dettorini” proseguirà anche negli anni a venire attraverso proteste clamorose con scoppi di petardi davanti alla scuola, incendi di copie di giornali ostili alle loro chiassose rivendicazioni, dimostrazioni antiaustriache o per la mancanza del personale docente; manifestazioni che spesso sfociano in incidenti e colluttazioni con militari e agenti di polizia che si concludono solitamente con qualche arresto e le immancabili paternali del questore.

Guido Algranati giunge a Cagliari nel 1914, trasferito su sua richiesta da Fermo e dopo la prima esperienza professionale fatta all’istituto tecnico di Udine. Nato a Livorno in una famiglia di antiche origini ebraiche, aveva compiuto gli studi universitari a Pisa, dove ottenendo ottimi risultati nella facoltà di Fisica aveva conseguito la laurea nel 1912 con una tesi sui “grossi ioni”. Interventista, si mobilita da subito in termini propagandistici per “riportare in patria Trento e Trieste”, impegnandosi attivamente nell’associazionismo di matrice umanistica e aderendo alla loggia massonica cittadina “Karales”.

In città trova un liceo che fino a poco tempo prima aveva le “aule dai pavimenti rovinati, le imposte vecchie e sconquassate e i banchi che somigliano a quelli di qualche sudicia mescita di vino, l’androne buio e umido, lo scalone dai gradini logori e con le pietre sconnesse, i corridoi quasi tutti stretti e con poca luce: circola un’aria infetta e non respirabile per le esalazioni delle latrine situate nel primo pianerottolo, le quali non hanno finestre o sfiatatoi”. La poca lusinghiera descrizione dell’edificio – come risulta dagli annali del Dettori – è del capo d’istituto incaricato Leonardo Bruni, professore di storia e geografia arrivato nel 1909, che aveva sollecitato le istituzioni affinché intervenissero per un’ urgente ristrutturazione dell’edificio scolastico, ottenendo così una risistemazione di alcune aule, il rinnovamento di parte degli arredi e la costruzione di un nuovo piano sopraelevato con i laboratori di fisica e storia naturale. Il corpo docente è formato da i vecchi professori Azzolina, Maccarrone, Oddone e Falqui ai quali si affiancano quelli di più recente nomina come Leonardi, Gonnella, Nucciotti, Rinaldi e Sella. Il bidello è lo stesso del periodo gramsciano, il leggendario Santi Scirè, a seconda delle malelingue il “vero preside” dell’istituto, coadiuvato in quel periodo dal signor Girolamo Solinas.

Il vecchio liceo Dettori allora sito nell’omonima piazza nel quartiere di Marina e il busto dantesco eretto nel 1913.

Un bell’affresco della scuola dell’epoca è stato scritto dallo studioso Gianfranco Murtas: “Tutto da raccontare il corpo insegnante, dove le bizzarrie o le povertà dei singoli si incrociano quasi sempre con una riconosciuta cultura e competenza, e spesso anche, e fortunatamente, abilità didattica. Greco e latino, matematica e storia naturale, fisica e chimica, storia civile e storia dell’arte ecc. ogni materia ha il suo sacerdote e ogni sacerdote il suo soprannome caricaturale che resiste e dà una patina di giocondità alla comunità scolastica. Ogni sezione ha i suoi: Zoroastro e Zefferino, Boffo e Avanti Beatrice”.

Algranati si distingue subito per l’assiduo lavoro, per la disponibilità e l’altruismo e per essere poco avvezzo ai divertimenti e alle allegre brigate. Forse è il suo carattere introspettivo, accompagnato da mitezza d’animo, pazienza e da un’indole tutt’altro che suscettibile a scatenare l’ilarità degli alunni, e magari di qualche collega, rimanendo tuttavia impassibile a insulti e vessazioni. Di certo la morte del fratello che qualche hanno prima si è suicidato, andando ad ingrossare le fila di quanti all’epoca venivano definiti come “gli stanchi della vita”, pesa come un macigno sullo spirito fragile del giovane professore, che probabilmente nell’insegnamento aveva riposto le sue speranze di conforto.

Succede tutto il pomeriggio del 25 febbraio. Guido Algranati si rinchiude nel gabinetto di fisica e chimica, ingerisce una miscela letale preparata da egli stesso e non ancora ventottenne si toglie la vita. Per il liceo e la comunità cagliaritana è uno shock e le impressioni creano in città un clima di asprissime polemiche.

Il giorno seguente è lo stesso preside Bruni a richiedere telegraficamente al Ministero che venga ordinata un’inchiesta per stabilire le cause che possono aver spinto il professore livornese al suicidio. L’inchiesta reclamata viene affidata al professore Senofonte Squinabol del circolo regionale di Torino, competente all’epoca per le questioni scolastiche sarde. Emerge subito che Algranati ha lasciato una lettera di scuse per il suo atto disperato indirizzata allo stesso Bruni, che da qualche tempo aveva notato qualcosa che non andava nello stato di spirito e di salute del professore di Fisica e ne aveva reso partecipe la madre Benedetta Castelli, invitando la famiglia ad occuparsene.

D’altra parte le polemiche e l’indignazione aumentano attraverso le esplicite accuse che il professor Antonino Giunta, elevatosi a vendicatore del collega deceduto, rivolge ad alunni e colleghi, preside compreso, sostenendo a gran voce che le cause che hanno “determinato lo stoico suicidio che tanto commosse la cittadinanza cagliaritana debbano ricercarsi nell’ambiente scolastico stesso, resosi intollerabile per il povero professore”. L’inchiesta va avanti e il caso finisce fra i banchi della Camera con due distinte interrogazioni parlamentari patrocinate dai deputati Giuseppe Cavallera e Vittorio Cannavina, presentate al ministro Pasquale Grippo del governo Salandra, e ha termine nel mese di maggio.

Il nome di Guido Algranati nei registri di sepoltura del cimitero di Bonaria

Dalla relazione esposta dal sottosegretario Giovanni Rosadi nella seduta parlamentare del 16 giugno emerge che” la causa del tragico fatto va ricercata unicamente nella natura del professore stesso, impressionabile ed eccitabile in sommo grado”. Ma Squinabol ne ha per tutti. Per Giunta, colpevole di aver diffuso “notizie esagerate o false, ha cercato di dare del fatto una versione lontana dal vero e di mettere in cattiva luce i suoi colleghi” e che per questo viene trasferito per motivi di servizio al ginnasio di Adria, con riserva di iniziare contro di lui il procedimento disciplinare dinanzi alla sezione per l’istruzione media nella Giunta del Consiglio superiore”. Per diversi alunni, convinto “che il contegno sconveniente, e spesso anche crudele, degli studenti liceali verso il professore Algranati possa avere affrettata la estrema decisione di lui, ma ha escluso che questa fosse stata proprio motivata dalla gazzarra studentesca e tanto meno da una mancanza dell’efficace sostegno, dal lato disciplinare, del preside e dei colleghi”.

Ma a cadere è anche la testa del capo d’istituto Bruni che inutilmente ha provato a far valere il suo potere decisionale, proponendosi di applicare le più rigorose misure disciplinari richieste dal caso, trovando tuttavia decisa opposizione proprio nel professore Algranati, troppo debole e mite d’ animo verso gli studenti. Questi ultimi alla fine vengono deferiti al Consiglio degli insegnanti nel liceo stesso, che dovrà occuparsi di prendere i necessari provvedimenti disciplinari contro le classi liceali in genere, e gli alunni indiziati in particolare, mentre il preside, “richiamato ad un contegno più energico, riservandosi di decretare eventualmente il suo trasloco ad altra sede” alla fine viene destinato al liceo Colletta di Avellino. Verrà sostituito da Giovanni Battista Marchesa Rossi che si farà ben presto conoscere come ligio e severo applicatore di rigoroso ordine, disciplina e silenzio meritandosi ben presto l’irriverente soprannome di “merdonedda”.

La tomba del professor Algranati al Cimitero di Bonaria in Cagliari.

Guido Algranati viene tumulato nel cimitero monumentale di Bonaria. All’imponente funerale partecipano tutte le scolaresche della città, i colleghi e un grandissimo numero di cittadini, le rappresentanze della cooperativa Lavoratori del porto e del Sindacato Ferrovieri, quelli della Camera del Lavoro e chiaramente i confratelli della loggia Kalaris che per accompagnare il loro sodale verso il passaggio all’Oriente Eterno, sopra la bara hanno posto una composizione floreale a forma di triangolo e hanno voluto ricordare la sua figura dalle colonne de ‘l’Unione Sarda’. Al camposanto, dove dopo le aspre polemiche si temono incidenti e la questura ha predisposto un robusto servizio di sicurezza, intervengono il preside Bruni, il segretario socialista Augusto Dragoni, il direttore de ‘L’Unione’ Marcello Vinelli e l’amico fraterno Armando Businco, il futuro scienziato allora ancora “aiuto di ruolo”, alla cattedra di Anatomia patologica, che concluderà il suo accorato discorso – recuperato grazie alle ricerche di Gianfranco Murtas – rivolgendosi proprio agli studenti : “Se ve ne ha qui qualcuno che mi sente dei giovani, ricordi l’ammonimento di questo giovane maestro di fisica che, soffocando un ridente avvenire, ha preferito alla lotta, alla durezza contro gli altri la estrema violenza contro se stesso. Il mondo ha più bisogno di bontà che di scienza. Voi giovani, voi ne vedete, aprendo gli occhi, la triste realtà di questo verso colto nel mondo dei filosofi. Se i tuoi studenti, Guido Algranati, rispondessero al tuo ammonimento, se vi ha un angolo al di là dove gli spiriti eletti si raccolgono, non avresti forse rimorso di questo triste passo, che tanto sconforto pur lascia nell’animo nostro”. Un ammonimento di sconcertante attualità, visto come vanno le cose oggi, specialmente nel mondo della scuola, dove imperano bullismo e violenza che spesso hanno lo stesso epilogo di questa triste storia.

Un sentito grazie a Nicola Castangia, Mauro Dadea e Gianfranco Murtas per le preziose informazioni.

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