È di recente uscito per Einaudi, finalmente tradotto in italiano, il saggio “Infocrazia” del filosofo-sud coreano Byung-chul Han.

“Le nostre vite manipolate dalla rete” è l’esaustivo sottotitolo in copertina ed è il punto di partenza per spiegare, con argomentazione raffinata quanto asciutta, in che modo la nostra esistenza venga sistematicamente diretta e influenzata dalla grande messe di informazioni veicolate dalla rete. Il filosofo utilizza un lessico che è in parte già assimilato da tutti gli users; il problema è che questi termini in uso per la nostra vita in rete, sono anche portatori di realtà e significati capaci di minare alle fondamenta i processi democratici e politici.
Il Profiling e le informazioni che regaliamo alla rete
Una delle parole più terrificanti ma con la quale facciamo tanta bella figura è Profiling. Alla base della profilazione, della personalità, badate bene, c’è la psicometria, un procedimento imperniato sulla raccolta e analisi dei dati che consente di stabilire delle previsioni sul comportamento di una persona. Ogni giorno, per lo più attraverso l’uso dello smartphone che funge da strumento psicometrico, nutriamo la rete di dati che ci riguardano. Molte persone obiettano a questo controllo dicendo che tanto non hanno nulla da nascondere. Ma il problema non è nascondere, è bensì avere un sano riserbo che consenta di mantenere al riparo da tendenze antidemocratiche il processo decisionale e politico di intere nazioni.
Byung-chul Han ci spiega che uno dei frutti della profilazione psicometrica, cioè il microtargeting, sceglie per noi quali contenuti l’algoritmo abbia selezionato in base a dati che più o meno consapevolmente abbiamo immesso nella rete attraverso la navigazione e i like sui social.
L’infocrazia, il governo delle informazioni, indebolisce il processo democratico che presuppone il libero arbitrio e un certo grado di autonomia. Col microtargeting siamo partecipi alla creazione di automatismi che inghiottiamo senza criterio.
L’infodemia, un limite al processo democratico
Un altro termine nel lessico di Infocrazia è la sua cugina di primo grano, l’Infodemia, cioè il diluvio di informazioni che riproducendosi a velocità virale, sfugge alla possibilità di verifica sulla attendibilità e danneggia il processo democratico perché questo è, invece, lento e prolisso, impossibile da banalizzare attraverso meme e tweet. L’Infodemia e la viralità dei contenuti annullano la coerenza logica. Poiché le informazioni hanno una logica propria e una temporalità, oltre che una dignità al di là della verità e della menzogna, saltare questo passaggio spoglia la trasmissione di informazioni dalle connessioni del ragionamento che tanto sono importanti per tenere vivo il nostro pensiero. Va perduto anche il valore della verità e questo fa di noi dei bullshitter, coloro che con arbitraria soggettività e senza interesse alcuno alla solidità dei fatti, contribuiscono al diluvio di contenuti atomizzati in nome di un posto nella vetrina social.
“La crescente atomizzazione e trasformazione narcisistica della società ci rende sordi alla voce dell’altro e conduce alla perdita dell’empatia – scrive Byung-chul Han – Oggi siamo tutti dediti al culto di noi stessi. Ciascuno performa e produce se stesso. A essere responsabile della crisi della democrazia non è la personalizzazione algoritmica della rete, bensì la sparizione dell’altro, l’incapacità di ascoltare”.










