Terzo album per il duo post punk canadese, dopo “Rites And Rituals” del 2017 e “Butcher’s Coin” del 2018.
La formula si mantiene abbastanza inalterata, grande devozione a band come Cure, Placebo, White Lies o Editors, voce solenne, synth melodici e non scontati, la band formata dagli amici di lunga data Sean-Patrick Nolan e Shawn Tucker, propone questa volta un album di 11 canzoni per circa 44 minuti.
Diciamolo subito, i “Traitrs” non sono una svolta innovativa di un genere che non può che essere in grado di proporre sempre le stesse cose, d’altronde ora come ora trovare pura innovazione è solo utopia o discorsi da incontentabili che non hanno mai saputo nemmeno com’è fatto uno strumento musicale, ciò che è importante, soprattutto in questi casi è la godibilità di un album, il percorso di una band e quello che essa riesce a costruire negli anni nel periodo storico cui fanno riferimento.
In questo caso, quindi, tanto di cappello ai ragazzi che confezionano il loro terzo ottimo album, a partire dalla copertina, dalla produzione di altissimo livello, risultando forse un po’ meno freddo dei precedenti e con maggiori aperture melodiche, con una sensazione assolutamente positiva di ascoltare un album che potrebbero aver composto i Cure se fossero stati giovani ora nel 202X e che quindi riesce assolutamente nell’intento di continuare un proficuo discorso musicale senza scadere nel banale copia / incolla.
Singoli belli potenti, diversi tra loro ma riconducibili ad una matrice simile sono “Prostitution” e “Oh Ballerina” ma il livello generale dell’album è alto e consente di non dover accontentarsi di soltanto una o due tracce.
Nella speranza di un bel tour mondiale, magari di supporto a grandi nomi in giro per il globo, che riesca a portarli anche nella nostra penisola, continuo a dilettarmi nell’ascolto di “Horses In The Abattoir” ed estrapolare qualche traccia per le mie playlist del 2021/2022.
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