La bella stagione è finalmente arrivata e con lei la voglia di gite fuori porta. In Sardegna le opportunità non mancano, ma hai mai pensato a un’esperienza che unisca turismo esperienziale, lento e di prossimità, tutto in uno? Se l’idea ti alletta, nell’isola esistono diversi ecomusei e oggi ne raccontiamo sette con una breve guida, pensata per ispirare i prossimi viaggi, magari a pochi chilometri da casa.
Musei del tempo e dello spazio
Nati in Francia negli anni Settanta dall’intuizione del museologo Georges Henri Rivière, che li definiva “i musei del tempo e dello spazio in un territorio dato”, gli ecomusei si stanno diffondendo sempre più anche in Italia, confermandosi come una delle forme più innovative per prendersi cura della memoria e del futuro di territori e comunità; tra conservazione e sviluppo, identità locale e turismo, cultura e ambiente.
Sono musei senza pareti, che si estendono nei centri abitati, nelle campagne, nei boschi, nei laboratori artigiani e nelle parole di chi, custode, quei luoghi li vive e li ha vissuti. Al centro ci sono le relazioni, tra persone, generazioni, comunità e paesaggi; chiunque può prenderne parte: residenti, scuole, associazioni e viaggiatori responsabili.
Sette ecomusei sardi da scoprire
Dalle montagne alle sorgenti nel cuore dell’isola, passando per i luoghi della Vernaccia, fino alle città e alle coste del nord-ovest; ognuno di questi ecomusei custodisce un frammento vivo di Sardegna.
1. Ecomuseo dell’Alto Flumendosa – Seulo


“Una popolazione, un patrimonio naturale, la storia e le tradizioni, i saperi e i sapori di chi ci ha vissuto e di chi ci vivrà” recita così lo slogan di questo ecomuseo nel cuore del Sarcidano Barbagia di Seulo; un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove la comunità ha scelto di raccontarsi attraverso paesaggi, saperi contadini, biodiversità e tradizioni. Diverse le esperienze proposte tra sentieri, orti condivisi, sorgenti, vecchi mestieri e laboratori tematici: dal pane al formaggio, dai giocattoli in legno alla narrazione attorno al fuoco, fino all’osservazione degli ecosistemi fluviali, in una rete di attività che unisce natura, cultura e cura del territorio.
2. Ecomuseo delle Acque di Barbagia – Sadali


Nel borgo di Sadali, dal 2017 tra i ‘Borghi più belli d’Italia’, dove l’acqua scorre frusciante tra le case in pietra, i viottoli stretti e il bosco rigoglioso, l’ecomuseo, costruito attorno al valore dell’acqua, si presenta come un itinerario diffuso che unisce natura, storia e saperi. Il paese custodisce la cascata di San Valentino, l’unica urbana della Sardegna, attorno alla quale nasce un racconto comunitario che si dirama tra vie d’acqua e lavori di un tempo, per valorizzare la relazione tra natura, paesaggio e cultura. Da non perdere il sentiero delle fate, la grotta Is Janas e i laboratori che accompagnano visitatori e scuole alla scoperta della cultura locale di questo borgo al centro della Sardegna.
3. Ecomuseo della Montagna Sarda – Aritzo


Questo ecomuseo, che custodisce la memoria e l’identità culturale dei paesi del versante occidentale del Gennargentu, si articola in un sistema diffuso nel borgo di Aritzo, con al centro il museo etnografico che, immerso nel verde del parco Pastissu, testimonia il legame indissolubile tra comunità e patrimonio naturalistico. Tra gli oggetti esposti più curiosi, c’è su giuramentu, un insieme di medaglioni con immagini sacre e un crocifisso, usato fino a pochi decenni fa per risolvere controversie su pascoli e bestiame. A Casa Devilla, dimora appartenuta a una facoltosa famiglia borghese del XIX secolo, sembra quasi di poter tornare indietro nel tempo. Il Museo Antonio Mura ospita le opere del pittore aritzese, ricche di riferimenti a tradizioni e paesaggi sardi. Infine, le prigioni spagnole de sa Bovida ospitano una mostra permanente su stregoneria e inquisizione, che riporta i visitatori tra XV e XVII secolo.
4. Ecomuseo del Parco di Porto Conte – Alghero


Nel Parco Naturale Regionale di Porto Conte, nel cuore dell’area protetta, l’ecomuseo offre un’esperienza immersiva tra natura, storia e cultura. A Casa Gioiosa, ex colonia penale e oggi centro visite del parco, si trovano percorsi museali interattivi e un giardino botanico di grande interesse biologico e naturalistico. Tra le diverse aree dell’ecomuseo ci sono il M.A.S.E., museo dedicato ad Antoine de Saint-Exupéry, e il Museo Ambientale di Punta Giglio Sardegna (M.A.P.S.). L’oasi faunistica Le Prigionette, foresta demaniale ricca di biodiversità, ospita tra le tante specie gli avvoltoi grifoni, tornati grazie a un importante progetto di ripopolamento. Imperdibile anche Villa di Sant’Imbenia, antica residenza di villeggiatura di epoca romana.
5. Ecomuseo EGEA – Fertilia


“Dall’esodo italiano dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia alla formazione di una nuova comunità”, si legge sul sito di questo ecomuseo dedicato alla nascita del borgo di Fertilia, con le sue diverse culture (sardi, veneti, emiliani e, soprattutto, esuli giuliano-dalmati). Uno spazio della memoria viva, che unisce storia e identità in un percorso immersivo che esplora la resilienza e l’integrazione di queste popolazioni nella costruzione di una nuova vita in Sardegna. Il padiglione Ex Officine ospita mostre tematiche come Zent che racconta la storia della città di fondazione con importanti documenti d’archivio e moderne foto a trecentosessanta gradi.
6. Ecomuseo del Vernaccia – Tramatza


Un centro culturale, nel cuore di Tramatza, dedicato alla valorizzazione del vino Vernaccia di Oristano e al suo legame con il territorio, con una profonda cultura vitivinicola. Tra percorsi multimediali e attività didattiche, racconti, immagini e degustazioni, i visitatori possono esplorare la storia millenaria, le tecniche di produzione e le tradizioni legate a questo vino unico. Punto d’incontro tra passato e presente, l’ecomuseo offre esperienze immersive che celebrano la cultura enologica locale, per promuovere occasioni di confronto tra gli ospiti e la popolazione residente.
7. Ecomuseo del Mare e dell’Acqua – Sassari


Nel cuore di Sassari, l’ecomuseo offre un viaggio affascinante attraverso la storia dell’approvvigionamento idrico e le tradizioni marinare locali; situato all’interno dell’antico acquedotto ottocentesco, permette ai visitatori di esplorare tunnel sotterranei risalenti al 1878, scoprendo il percorso dell’acqua che ancora oggi scorre lungo le gallerie. A sorprendere è il contrasto tra la leggerezza architettonica della palazzina liberty, edificio dai colori pastello e dalla loggia in ghisa in stile Belle Époque, e la città sotterranea. Una collezione dedicata alla vela latina e una biblioteca tematica sul mare, completano il percorso dei visitatori, offrendo un’esperienza educativa e coinvolgente per tutte le età.










