Sono passati tre anni e una pandemia mondiale, ma finalmente domenica scorsa si è svolta la ventiquattresima edizione della Maratonina Città di Uta, competizione podistica su strada organizzata dalla Polisportiva Uta 2000, la mezza maratona più longeva della Sardegna e competizione tra le più prestigiose del panorama isolano.
Un evento complesso nell’organizzazione che ha coinvolto tutta la comunità utese, al fianco della società sportiva anche tante collaboratrici e collaboratori che si sono resi disponibili per la consegna dei pettorali, delle magliette e dei gadget. Provenienti da tutta la Sardegna, hanno partecipato circa settecento atleti, tra competitivi e amatori. Per Claudio Solla, portacolori del Cagliari Marathon Club che ha dominato la 21,097 chilometri, una vittoria particolarmente sentita nella sua città natale, sui 10,5 chilometri ha vinto invece il promettente Alessandro Careddu, dell’ Atletica Porto Torres. Una giornata ricca di emozioni non solo per gli agonisti ma anche per le famiglie alle quali è stata dedicata la “Family Run”, una passeggiata ludico motoria di cinque chilometri, una festa per i tantissimi bambini, palloncini blu e piccoli “atleti” in arancione hanno animato le strade del paese con la loro gioia ed energia: alla fine un gradito rinfresco per tutti.
“È stato difficile ma assolutamente importante per tutti riiniziare – ci ha detto Andrea Onali, assessore allo sport – gli organizzatori, giocando di squadra sono riusciti ad organizzare un evento tra i più importanti in ambito regionale. Nicola Melis e Patrizio Mameli hanno fatto da collante tra i vecchi e i nuovi iscritti, hanno saputo tenere unita la squadra in questi anni di quasi totale inattività, riuscendo ad avere comunque tantissime presenze. La speranza è che la prossima edizione riesca ad avere i numeri di un tempo.”
“Siamo molti felici e soddisfatti di questa edizione della Maratonina – ci ha detto al termine della competizione Nicola Melis, presidente della Polisportiva Uta 2000 – è stata una bellissima giornata di sport e socializzazione. Ora guardiamo al 2023 e ci prepariamo per festeggiare la venticinquesima edizione.”
Un’edizione che ha avuto come ospite d’onore Giorgio Calcaterra, ultramaratoneta e maratoneta italiano vincitore per tre volte del titolo di campione mondiale della 100 chilometri e per dodici volte consecutive della 100 chilometri del Passatore, lo abbiamo intervistato dopo la gara.

Come nasce la tua passione per la corsa?
“Quando avevo dieci anni, mentre rientravo dall’allenamento di calcio insieme a papà, ho visto il manifesto di una gara, è stata la prima di tante a cui ho partecipato, lì è nata la mia passione per la corsa. Con il tempo ho allungato la distanza e, grazie ad un amico che mi ha convinto ad iscrivermi con lui, ho corso la mia prima maratona, gli ingredienti un’amicizia e una passione comune.”
Come ci si allena per riuscire a correre per cento chilometri?
“Nel 2006, a 34 anni, ho fatto la mia prima cento chilometri. In realtà doveva essere una gara da fare una sola volta e mai più perché avevo tanta paura della distanza, non mi sembrava possibile da raggiungere a piedi, però vedevo che gli altri atleti riuscivano e mi sono detto che ci dovevo provare. Così l’ho preparata con molta cura facendo tutti i giorni 30 chilometri e provando dei lunghi da 60-80 chilometri. Proprio questa paura di arrivare impreparato mi ha permesso di vincere la mia prima cento chilometri del Passatore.”
Come ci si sente ad essere un campione mondiale e sente di aver sacrificato qualcosa per raggiungere questo obiettivo?
“Non sento di aver sacrificato qualcosa, magari ho fatto delle scelte piuttosto che altre. Ad esempio alle discoteche ho preferito le sere passate ad allenarmi con costanza, fare l’atleta è stata una scelta senza rinunce. Poi ho conquistato il titolo di campione mondiale e ci si sente felici, soddisfatti e sereni perché ciò che è stato fatto con passione e amore ha dato i suoi frutti, per me non sperati, perché non pensavo di raggiungere un risultato simile, ma questo mi ha dato anche tanta serenità.”
Che cosa può consigliare a un giovane che vuole avvicinarsi a questo sport?
“Bisogna vedere questo sport nella giusta maniera. Spesso sento dire che la corsa è fatica e sacrificio ma non è così. Di per sé la corsa non è faticosa, può esserlo quando dai più di quello che hai e non gestisci bene le riserve di energia, però normalmente quando io vado a correre nel parco vicino casa incontro un amico, parlo con lui e la corsa diventa fatica piacevole, divertente. Non pensiamo solamente che sia faticoso ma che stiamo facendo qualcosa per noi, che lo dobbiamo fare con passione e tutto il resto arriverà. Io ho vinto tre titoli mondiali ma non pensavo all’inizio ‘vincerò tre titoli mondiali’, ho iniziato a correre per il mio stare bene, a dare il massimo e cercare di migliorarmi senza concentrarmi solo sul raggiungere dei risultati a tutti i costi.”









