Da anni in Italia si combatte una guerra contro il degrado. Da Taranto a Milano, da Napoli a Bologna: in lungo e in largo per l’Italia dei semplici cittadini hanno deciso di trasformarsi in guerriglieri per il verde: così scendono in strada per ripulire e riqualificare intere aree urbane lasciate all’incuria o dimenticate dalle amministrazioni locali.Insieme hanno dato vita a Guerrilla Gardening Italia, un movimento unico in tutto il panorama internazionale creato attraverso raduni e iniziative in varie città italiane.
Il regista cagliaritano Angelo Camba, 46 anni, che dopo un periodo a Milano oggi è rientrato nell’Isola, ha immortalato il loro attivismo nel docu-film “Giardinieri d’Assalto”, dove racconta le storie di questi piccoli eroi urbani che piantando i semi compiono un gesto rivoluzionario. La pellicola è arrivata sulla piattaforma streaming Infinity Plus dopo una lunga e difficoltosa gestazione dovuta al sopraggiungere della pandemia da Covid-19, a coronamento della tenacia del regista e di chi ha avuto modo di aiutarlo.

Quando inizi ad avere l’idea del documentario?
Ho iniziato a frequentare questo mondo nel 2009. L’attività di queste persone è molto concreta, mi ha sempre attirato l’idea che il cittadino si attivasse con una azione civica dal basso. Quello è stato il periodo in cui prima ho iniziato a frequentare e poi a filmare. Inizialmente avevo intenzione di fare qualcosa per la tv, speravo di poter portare un contenuto diverso, con una regia di taglio documentaristico ma con una serie di genere “factual”. Il progetto non è riuscito a concretizzarsi, ma l’ho riadattato per farne un documentario singolo e alla fine nel 2019 è arrivata l’opportunità di Infinity e da lì ho fatto prima un crowdfounding tramite il loro progetto Infinity Lab, poi ho ricevuto il loro finanziamento. L’arrivo del Covid ha un po’ bloccato il progetto. L’ho ripreso in mano l’anno scorso e l’ho finito a marzo di quest’anno.
Quali sono state le difficoltà e quali i vantaggi di questo lavoro?
Essendo un progetto a basso budget, nel periodo del Covid-19 ho avuto diverse criticità. Mi sono dovuto scontrare con problemi che prima non esistevano, ad esempio ogni persona doveva effettuare un tampone e questo ha creato una spesa spropositata rispetto a quanto pensato; in certi periodi abbiamo dovuto fare i conti con la zona rossa o arancione di alcune regioni e quindi non siamo potuti partire. Gestire un budget esiguo con questi problemi non è stato facile, ho dovuto rinunciare a diversi operatori. Sono spesso andato da solo con un fonico nei luoghi, mi ha dato una grossa mano Gianni Manfredini, un architetto che negli anni si è prestato al Guerrilla Gardening, fa da cicerone alla storia. Questa snellezza mi ha permesso di essere ancora più intimo con le persone che intervistavo. Si è creato un bel rapporto di fiducia e stima. E questa è la vera forza del documentario.
Com’è stato e com’è il tuo rapporto con il player Infinity Plus, piattaforma che ospita il tuo documentario?
Infinity ha il grade pregio di aver scelto un’altra strada rispetto alle altre piattaforme. Ha un sacco di produzioni indipendenti nel suo catalogo. Quello che fanno è finanziare prodotti meno mainstream. Per questo hanno creato una collaborazione con Produzioni dal Basso proprio per dare la possibilità ai filmaker di creare delle piccole opere documentaristiche che possano dare un respiro diverso alle proprie piattaforme. Su Netflix, Now Tv, Prime Video si trovano soprattutto grandissime produzioni. Non c’è quasi per nulla il cinema indipendente, eppure c’è una massiccia produzione in Italia e fuori dall’Italia. Per questo su Infinity hanno scelto di privilegiare uno spazio per un genere di progetti che altrimenti non verrebbero prodotti e non avrebbero spazio da nessuna parte. Mi ha fatto molto piacere essere selezionato per Infinity Lab, l’aver creduto nel mio progetto e il loro aiuto. Meritano molto interesse.

Ci sono delle persone che vorresti ringraziare per la realizzazione?
Il primo, come detto anche prima, è proprio Gianni Manfredini. Ha dato tanto per questo documentario, mi ha dato una mano nei contenuti, c’è stato molto confronto con lui. Poi dico la mia famiglia: mi hanno sostenuto nelle difficoltà, parlo proprio di un sostegno personale. Fare questo lavoro in questi anni così difficili è stato molto complicato. Il documentario ha avuto una genesi lunga, il blocco causato dal Covid-19, la marcia indietro degli investitori, la perdita di metà del budget… però anche il sostegno di tante persone con il crowdfunding che hanno messo quello che potevano, anche poco, e permettendomi di avere quel qualcosina in più che mi ha permesso di concluderlo.
Stai pensando a qualcosa di nuovo oppure proseguirai questo progetto?
Il progetto si chiude così. Adesso sto lavorando per ricompensare chi mi ha sostenuto col crowdfounding e di attivare un percorso di partecipazione ai festival legati all’ambiente, o di documentari. Allo stesso tempo sto lavorando a nuovi progetti, come un documentario da girare qui in Sardegna.










