“La mafia ti accudisce e ti protegge, ma ti chiede in cambio obbedienza e sacrificio”. E’ un racconto di mafia come purtroppo ne conosciamo tanti quello che Francesca Saba sta portando in scena in questi giorni a Cagliari con lo spettacolo “Nel nome del padre”, ma la riflessione che ci suggerisce va ben oltre la storia di una donna all’interno di una famiglia mafiosa: ci parla di silenzi e di sogni, di sottomissione e coraggio, di destino e determinazione.
Presentato in anteprima venerdì 23 febbraio, lo spettacolo scritto e interpretato da Saba andrà in scena sabato 24 febbraio e 2 marzo nello Spazio Off in via Chiara Lubich 32 a Cagliari, all’interno della rassegna On Stage curata dall’associazione Artisti Fuori Posto (per informazioni e prenotazioni info@artistifuoriposto.com, 393 8256330)
Sul palcoscenico, scenografia minimale, sfondo nero e luci essenziali ad accompagnare il monologo dell’attrice cagliaritana, la storia di Maria, “Maria e basta, perché un cognome non ce l’ho più”: nata in una famiglia siciliana, ultima dopo tre figli maschi, un padre che torna a casa la sera e vuole trovare una famiglia silenziosa e ubbidiente insieme alla cena pronta a tavola, una madre che da tanto ha imparato il mestiere di moglie ubbidiente e asservita, Maria sogna altro: vuole studiare, vivere lontana da una realtà fatta di denaro e rispetto ma anche di violenza e soprusi.
La storia di Maria è la storia di tante donne che nei decenni hanno cercato di affrancarsi dal contesto mafioso mettendo spesso a rischio la loro stessa vita, ed è ricostruita partendo da letture e ricerche che Francesca Saba ha fatto negli ultimi anni: scelte difficili e pericolose in un continuo interrogarsi tra il bene e il male. Maria farà la sua scelta, come tante altre mogli, madri e sorelle l’hanno fatta, contribuendo a scalfire nel tempo quell’aura di invincibilità di un sistema prepotente e violento che solo in apparenza è intoccabile. Una storia commovente di coraggio, resa universale da scenografia e costumi minimali che ci ricordano la Sicilia ma potrebbero essere di qualsiasi altra parte del mondo, che fa immaginare per tante donne vittime un futuro di riscatto e speranza.










