La curiosità spinge un artista a reinventarsi, a sondare nuovi terreni, a rischiare. Perché solo così è in grado di conoscersi realmente e di esprimersi in totale libertà. Proprio come hanno fatto il 23 febbraio all’Auditorium del Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina, in piazza Ennio Porrino a Cagliari, Daniele Ledda e Paolo Angeli due tra i musicisti più solidi e istrionici del panorama sardo e non solo, creatori rispettivamente di un insieme di strumenti denominato ‘’Clavius’’ e della chitarra sarda, nel corso di due intense ore di concerto organizzato dall’Associazione Ticonzero – di cui la direzione artistica è affidata proprio a Daniele Ledda affiancato dal significativo lavoro dei suoi soci Raffaele Tronci e Valentino Nioi – nell’ambito del cartellone del Festival Signal Reload 2024. Due ore di concerto che le trecento persone presenti, costituenti un pubblico vario, appassionato e attento, ricorderanno come un momento in grado di emozionare e arricchire il proprio bagaglio culturale.
A introdurre la serata e i due artisti ci pensa Giacomo Serreli, giornalista di lungo corso nonché storico volto dell’emittente televisiva Videolina, che prima di entrare nel dettaglio su Ledda e Angeli cita l’erbekoforo del percussionista di Isili Gianni Atzori e fa un breve riassunto degli strumenti autocostruiti. Proprio come quelli che padroneggiano con maestria ed eleganza Daniele Ledda e Paolo Angeli. La serata si articola in tre parti: due set individuali dalla durata di 40 minuti ciascuno e una esibizione congiunta nella fase conclusiva. Il primo a salire sul palco alle 21.25 è Daniele Ledda: mette le cuffie, si prepara qualche minuto e, una volta spente le luci, con la sua tastiera crea universi sonori astrali e suggestivi, che coniugano sapientemente l’aspetto analogico con quello digitale: parte con una melodia cupa dove risaltano i sintetizzatori, poi è la volta di percussioni ritmate e profonde accompagnate dall’effetto scenico del fumo che con i giochi di luce verdi e blu rende l’atmosfera sognante. Ledda è totalmente padrone del palco, mantenendo la concentrazione in ogni singolo frangente, evocando scenari a tratti da ‘’Le mille e una notte’’ e a tratti più distopici. Tra i frangenti più suggestivi spicca quello in cui trasmette la melodia di voci che emettono suoni indistinti, la cui forza è dettata proprio dal fatto che le parole non appartengono a nessuna lingua, il tutto con un perfetto equilibrio dei volumi regolati attentamente con l’uso del mixer.
Alle 22.10 è la volta di Paolo Angeli che sale sul palco sorridente e pronto a lasciare il segno con la sua chitarra creata nei primi anni Novanta e compagna fedele di tantissimi concerti in giro per il mondo a partire dal 1996. Poco prima di cominciare la sua esibizione, si avvicina al microfono e dice con tono gentile e trascinante: “grazie a tutte e a tutti per essere qui. Parlerò poco avendo i tempi contingentati: lascio parlare la musica”. E la sua musica parla un linguaggio raffinato e passionale che rimane impresso. Angeli alterna melodie struggenti a ritmiche più graffianti, senza dimenticare i virtuosismi come quando usa la sua chitarra come fosse un violoncello. La melodia è resa ancora più armonica dalla sua voce che utilizza come fosse uno strumento, entrando in totale simbiosi con la propria chitarra – usata anche come strumento a percussione – grazie a un timbro delicato e incisivo. Per brevi frangenti rimane totalmente al buio e tutto si concentra, in questa maniera, sul suono, riproducendo anche il suggestivo rumore del vento. Il cantato di Angeli diventa parte fondamentale della sua esibizione, creando un’alchimia suggestiva con il tappeto ritmico su cui canta.
Alle 22.56 è la volta del gran finale, con Paolo Angeli e Daniele Ledda che si esibiscono assieme, creando un tutt’uno dove le loro due anime differenti si amalgamano alla perfezione. Più introspettivo e onirico Ledda, più dinamico e ritmico Angeli per una commistione di note, sguardi, ricerca e sperimentazione che conducono gli spettatori verso nuovi lidi intriganti. Alle 23.21 si conclude il concerto, gli applausi non mancano così come un abbraccio affettuoso tra i due musicisti e un sincero ringraziamento ai presenti, entusiasti di un appuntamento che ricorda, proprio come diceva Italo Calvino nella sua antologia di racconti del 1967 ‘’Ti con zero’’, che siamo vuoto, separazione e attesa. Una attesa da colmare con musica di qualità e in grado di toccare le corde dell’anima, scavando a fondo e mostrando che ci sono sempre nuovi tragitti che vale la pena percorrere con fiducia e desiderio di mettersi in gioco.










