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‘Flotando’: il futuro non è ancora scritto. Il docufilm di Valentina Bifulco finalista al Reels International Film Festival

Di Maurizio Pretta
19/02/2022
in Arte, Cinema, Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 5 minuti
‘Flotando’: il futuro non è ancora scritto. Il docufilm di Valentina Bifulco finalista al Reels International Film Festival

Il 27 febbraio a Aurangabad, nello stato indiano del Maharashtra, si terrà la cerimonia di premiazione della seconda edizione Reels International Short Film Festival. Fra i lavori che hanno ricevuto la nomination nella categoria “Best Female Director Documentary Film” è stato selezionato ‘Flotando: mai più un bambino in strada’ della cagliaritana Valentina Bifulco, docufulm che racconta la drammaticità dell’infanzia nicaraguegna e l’attività dell’associazione Los Quinchos, il pluridecennale progetto fondato da Zelinda Roccia per dare un futuro diverso ai bambini e alle bambine di strada.

Bastano poche immagini, qualche parola, due note di musica caraibica mentre sullo schermo scorre la miseria e il pensiero inevitabilmente va alla voce di Joe Strummer che canta: “Oh ! Mamma, mamma guarda là! I tuoi bimbi giocano di nuovo in quella strada”. Sono i primi versi di ‘Washington Bullets’ dei Clash, brano pubblicato in ‘Sandinista’, del 1980, il più politico e terzomondista disco del quartetto londinese.

Sullo schermo scorrono i visi dei niños inhaladores, bambine, bambini e adolescenti che vivono per strada nella zona del Mercado Oriental di Managua. Vengono chiamati così perché nella loro randagia esistenza, scandita da violenza e indigenza, assumono costantemente colla per scarpe, un composto chimico prodotto dalla miscela di poroplast e benzina. Sono i figli di nessuno, provenienti da famiglie fortemente disagiate e numerosissime; abbandonati dai genitori, scappati dalle loro baracche e costretti a una vita di sopravvivenza. Con le loro bande vagano nei paraggi del Callejon De La Muerte fra furti, aggressioni e prostituzione, instradati precocemente al consumo di tabacco, droghe, alcool e al gioco d’azzardo. Inalano la colla, con devastanti conseguenze sul loro organismo, per non sentire la fame e per sentirsi più forti, percorrendo un lento cammino di dannazione terrena che spesso si conclude con la morte.

Il programma è suddiviso in tre fasi. Il primo, chiamato il filtro, attraverso il quale passano soltanto i maschietti, contempla l’inserimento all’interno di una nuova grande famiglia a Managua, dove viene data priorità assoluta all’inclusione scolastica e allo svolgimento di piccole attività di carpenteria e artigianato come il confezionamento di coloratissime amache e la lavorazione dell’argilla. Il secondo step passa attraverso la finca di San Marcos, una vera e propria fattoria didattica situata in una valle dal clima ideale, dove, ragazze e ragazzi a contatto con la natura, possono dedicarsi alla cura degli animali, all’orto-frutti coltura, ma anche alla danza, alla pittura, alle arti giocoliere e allo sport. Per le bambine, questo è il principio del percorso con il particolareggiato progetto rieducativo denominato Yahoska. L’ultima fase, per quanti e quante sono prossimi al raggiungimento della maggiore età è quella di Granada, una località a sud di Managua che si affaccia sulla sponda settentrionale del lago Cocibolca, dove oltre a terminare gli studi i ragazzi possono apprendere una professione attraverso laboratori nei quali imparano a costruire barche, saldare o acquisiscono i rudimenti dei lavori elettrici e di falegnameria.

Così termina il percorso. Un cammino costellato di nuove esperienze ma soprattutto di calore umano e tantissimo affetto verso questa infanzia e questa adolescenza che rischiava di bruciarsi prima di diventare gioventù. Per alcuni significa tornare a casa – l’associazione nel periodo rieducativo tiene costanti contatti con le famiglie – altri rimangono a lavorare come promotori ed educatori nelle strutture della Los Quinchos e per altri ancora, come Miguel, si possono aprire anche le insperate porte dell’università.

Questo è quanto racconta Valentina Bifulco – che ha alle spalle una lunga storia di impegno ambientale e sociale a livello internazionale che va da Legambiente alle comunità rom europee – in poco più di mezzora di docufilm, e lo fa lasciando la parola ai protagonisti e alle protagoniste, senza che la camera sia invadente, affidando ai colori e a gli sguardi il racconto della povertà e della sofferenza, regalando allo spettatore attimi di luminosa speranza per questi ragazzi e ragazze che un domani, grazie al lavoro instancabile di Zelinda Roccia e dei suoi collaboratori, potranno passare dal galleggiare sul mare della miseria al nuotare con esperienza in quel “grande e terribile mondo” che è il Nicaragua, uno dei paesi più poveri di tutta l’America Latina.

“Non ci si abitua a questa situazione – ha scritto di recente l’autrice sul blog ‘Viajandos con Calma’– si impara a gestire la rabbia che provoca, si impara a dargli qualche minuto di felicità, a creare piccoli ricordi gioiosi, si impara che non possiamo cambiare le cose, possiamo solo cercare di alleviare la loro sofferenza, anche se solo per pochi istanti. La crisi politco-sociale che sta vivendo il Nicaragua ricade sui più deboli, e non accenna a migliorare. Una società che non si prende cura dei bambini non investe sul futuro, e mi chiedo come sarà il domani di questo paese devastato dalla povertà, dalla violenza e dallo sfruttamento”.

Il governo del paese è in mano al sempre più autoritario presidente Daniel Ortega. L’ex guerrigliero sandinista è stato eletto l’8 novembre scorso per la quarta volta dopo aver perseguitato e fatto incarcerare gran parte degli avversari politici e quanti hanno osato contestare il suo operato e la feroce repressione del 2018. Fra questi anche diversi ex compagni della rivoluzione sandinista del 1979 come Hugo Torres, morto in carcere appena cinque giorni fa, leggendario guerrigliero che, per ironia della sorte, nel 1974 lo aveva tirato fuori dalle prigioni del dittatore Somoza.

Il nostro augurio è che ‘Flotando’ – proiettato alla Cineteca Sarda-Società Umanitaria il 21 gennaio scorso – riesca a ricevere questo importante premio internazionale, consci però che il suo scopo principale, ovvero, far conoscere al mondo questa storia, terribile e bellissima allo stesso tempo, sia stato già raggiunto. In questi infausti tempi, dove l’umanità procede a tentoni nella più grande incertezza, non è affatto poco. Coraggio, il futuro non è ancora scritto.

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