Si dice che le vere opere d’arte sopravvivano al tempo e siano in grado di trasmettere la loro forza per l’eternità. Questo vale senza dubbio anche per le parole, e Italo Calvino, scrittore, intellettuale, partigiano e uomo coltissimo ne ha lasciate in eredità tante, ancora in grado di illuminarci.
Le Scuderie del Quirinale a Roma dedicano una grande mostra allo scrittore ligure che ha reso la parola immagine come nessun altro. Nella prosa di Calvino infatti lo sguardo (sugli altri, sull’ambiente, sulla storia, sulle città e su se stesso) ricopre un ruolo fondamentale. La dignità della persona e della scrittura viaggiano di pari passo e accompagnano con gentile determinazione il visitatore in un percorso tematico che affronta stagioni letterarie e personali.
La trilogia che lo ha reso celebre anche ai lettori più giovani, le opere più adulte e complesse, che contengono simboli e trasfigurazioni stratificate nel testo, gli esperimenti, l’attività giornalistica di altissimo livello, tutto concorre a restituire l’immagine di un artista visionario ma capace, col suo pensiero, di intercettare lo sgomento umano di fronte a questioni modernissime come l’alienazione della vita nelle grandi città.
E sono tanti i quadri, le illustrazioni, le installazioni, che interpretano questo pensiero, lo traspongono in figura, lo esaltano e plasmano con il linguaggio dell’arte: Carpaccio, de Chirico, Gnoli, Melotti, solo per citarne alcuni. Il rapporto tra parola scritta e arti visive è in perfetto equilibrio e grazie al contributo di istituzioni pubbliche e private, appare in tutta la sua versatile potenza in una ampia gamma di stili e tipologie, sottolineando la capacità evocativa e immaginifica di Calvino.
La sua immaginazione nasce dall’immersione totale nella quotidianità in cui ha vissuto: dall’impegno con i partigiani all’abbandono del partito comunista perché in disaccordo con la linea dettata da Togliatti in merito all’intervento violento messo in atto della Russia. Tanta realtà necessita però anche di nuovi modi da ideare e raccontare, con altre possibilità, con sentimenti universali.
Non è un caso che l’esposizione, visitabile fino al 4 gennaio 2024, si intitoli “Favoloso Calvino”, la sua capacità di esplorare mondi e inventarne altrettanti ci suggerisce riflessioni ancora attualissime, figlie di quello spirito di giustizia ed empatia di cui la nostra società ha molto bisogno. Ma la capacità di invenzione non è mai scevra da ciò che ci circonda, ne è lettura, interpretazione, trasfigurazione a volte.
Questo modo di narrare la vita si discosta dall’aspetto puramente contemplativo ma ha insito uno spirito reattivo che invita all’azione, a posare lo sguardo e agire, quel moto che lo animò ai tempi della lotta partigiana e che mai è venuto meno.
Fantasia e raziocinio, simbolo e oggettività, semplicità e ricchezza, sono la cifra stilistica di un uomo grande, che ha dato importanza anche a cose in apparenza piccole, e che fino all’ultimo si è distinto per l’adesione ad un ideale di bellezza condivisa e inclusiva.
Favoloso Calvino.










