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Eva Mameli Calvino, la musa dei giardini che trasformò Sanremo nella Città dei fiori

Di Maurizio Pretta
07/01/2023
in Ambiente, Comunicazione e società, Cultura, Libri
Tempo di lettura: 6 minuti
Eva Mameli Calvino, la musa dei giardini che trasformò Sanremo nella Città dei fiori

Manca poco più di un mese e non si parlerà d’altro. La settantatreesima edizione del festival di Sanremo è alle porte e per diverse settimane tutti i riflettori saranno puntati sulla città della Riviera ligure che, oltre a ospitare la più popolare delle competizioni canore si fregia del titolo regale di “Città dei Fiori” dovuto alla sua secolare preminenza nel settore florovivaistico. Una delle artefici di questa florida attività è stata la scienziata sarda Eva Mameli Calvino, madre del celebre scrittore Italo del quale in ottobre ricorrerà il centenario dalla nascita, prima donna a conseguire la libera docenza in botanica, direttrice dell’orto botanico di Cagliari e pioniera dell’ambientalismo, che assieme al marito Mario fu protagonista di quell’avanguardia scientifica che attraverso l’instancabile lavoro nella stazione sperimentale fece di Sanremo la capitale della floricultura.

Eva Mameli (a sinistra). Particolare di una foto di gruppo scattata al Congresso dei Botanici nel giardino Hanbury alla Mortola (Ventimiglia) il 21 ottobre 1912. – Biblioteca dell’ Orto botanico, Università di Padova

Molto spesso la memoria di diverse importanti figure femminili della storia isolana fatica a farsi strada fra le ingombranti aure di Eleonora d’Arborea e Grazia Deledda, ma anche per un’ancora meno sensata collocazione della Sardegna e delle sue genti in un perenne moto arcaico, lontane dal mondo e fuori dal tempo.

Una di queste è quella di Giuliana Luigia Evelina Mameli, una donna che è riuscita a emergere in un mondo accademico e scientifico impregnato di maschilismo, che ha dovuto sgomitare con gli uomini del suo ambito familiare, prima col fratello, il chimico Efisio Mameli, poi con il marito, l’agronomo e botanico Mario Calvino e infine con i figli, lo scienziato Floriano e soprattutto Italo, uno dei giganti della letteratura italiana del Novecento; una donna che, nonostante gli importanti passi che hanno segnato la sua esistenza, la Sardegna conosce ancora troppo poco.

Nata a Sassari il 12 febbraio 1886, compì i primi passi come studentessa diplomandosi nel 1903 all’Istituto Tecnico e Nautico Martini di Cagliari, per proseguire il percorso di studi in Scienze fisiche, matematiche e naturali nell’ateneo cittadino, che concluse a Padova nel 1907, intraprendendo i primi passi di una brillante carriera come assistente volontaria nel laboratorio crittogamico e per l’istituto di Botanica. Non cessò mai di migliorare i suoi studi scientifici e i suoi primi lavori di ricerca si concentrarono sulla fisiologia dell’assimilazione dell’azoto libero, la parabiosi, la microchimica e la lichenologia. Grazie alle pubblicazioni scientifiche il suo nome varcò l’oceano e non passò inosservato all’insigne agronomo sanremese Mario Calvino, direttore della Stazione sperimentale di Santiago de la Vegas a Cuba, che conobbe prima per via epistolare e che successivamente incontrò, sposò nel 1920 e seguì per assumere la guida del dipartimento di Botanica della Estacion Experimental Agronomica. Nell’isola caraibica, dove nel 1923 nascerà Italo, ebbe come valido collaboratore un altro scienziato sardo, il dottor Francesco Mastio, che qualche anno dopo venne raggiunto dal fratello Silvio, repubblicano e importante esponente dell’antifascismo isolano che morì nel 1931 durante una sfortunata spedizione rivoluzionaria in Venezuela che voleva rovesciare il regime del generale Juan Vicente Gómez. Un’altra figura di sardo che meriterebbe ben più vasta memoria.

Il piccolo Italo Calvino con i genitori a Cuba – Biblioteca Civica F. Corradi” di Sanremo – Fondo Mameli – Calvino




Nel 1925 la famiglia Calvino fa rientrò in Italia dove il professor Mario riprese il progetto della Stazione sperimentale di floricoltura a Sanremo. L’intraprendente Eva, dopo aver partecipato al concorso per la cattedra di botanica di Catania, ottenne, prima donna nella storia accademica italiana, quella equivalente dell’università di Cagliari, allora sotto il rettorato di Roberto Binaghi. Un ritorno a casa contraddistinto anche dalla contemporanea assunzione della direzione dell’Orto Botanico di Palabanda. Tuttavia la sua presenza nell’isola natia fu breve e travagliata. Non era facile allora fare la spola fra la Sardegna e Sanremo dove risiedeva la famiglia, anche perché nel 1927 arrivò il secondo figlio Floriano, complicando ulteriormente una situazione di per se difficile di licenze, permessi e aspettative che la portò alla dolorosa scelta di rinunciare alla carriera universitaria e di far ritorno stabilmente nella riviera ligure.

Nonostante i periodi in congedo, il lavoro della Mameli a Cagliari fu di grande importanza. Uno dei risultati più notevoli della sua permanenza in città fu la pubblicazione nel 1928 di un Index Seminum, che l’Orto Botanico di Cagliari non pubblicava da ben 13 anni, come spiega la stessa autrice: “Dopo il 1915 l’Index Seminum non fu più pubblicato. In questo periodo molte cause avevano concorso ad impoverire, invece che ad arricchire il nostro giardino botanico: i principali furono la siccità e il lungo periodo in cui rimase praticamente senza direzione, quindi nel terzo anno del mio mandato, ho ritenuto essenziale, utile e interessante da compilare non solo il solito Index Seminum, ma un censimento completo delle piante esistenti nell’orto botanico”. (‘Eva Mameli Calvino. Gli anni cubani (1920-1925)’ di Maria Cristina Secci – Franco Angeli edizioni 2017)

A Sanremo si dedicò totalmente alla sperimentazione floricola con particolari attenzioni per l’ibridazione, per la germinazione dei semi di rosa, per la biologia floreale delle acacie e per le malattie delle piante da fiore. Ma fu anche una pioniera in termini ambientalistici con la sua personale battaglia per la protezione degli uccelli. Assieme al marito fondò l’Associazione Italiana amici dei fiori e la rivista ‘Il Giardino Fiorito‘; collaborò al ‘La Costa Azzurra Agricola e Floreale’, all”Enciclopedia Italiana’ e all”Enciclopedia Agricola’. L’artista e amica di origini elvetiche Beatrice Duval ebbe a scrivere in merito: “La sua penna sa istruire, commuovere, persuadere, senza ricorrere al vano sentimentalismo”. Tutto questo a corredo di una lunga serie di pubblicazioni scientifiche che a fine carriera supereranno le duecento.

La lunga e intensa esistenza di Eva Mameli fu segnata anche dai tragici fatti del Novecento. Dal primo conflitto mondiale, quando si dedicò alla cura dei soldati feriti, per cui fu insignita di una medaglia d’argento della Croce Rossa e di una di bronzo del ministero dell’Interno e dalla seconda, dove nei tragici anni della guerra civile fu, le parole sono del figlio Italo, “esempio di tenacia e di coraggio in una Resistenza intesa come giustizia naturale e virtù familiare, quando esortava i due figli alla lotta armata, e nel suo comportarsi con dignità e fermezza di fronte alle SS e ai militi, e nella lunga detenzione come ostaggio, quando la brigata nera per te volte finse di fucilare mio padre davanti ai suoi occhi”.

Forse è arrivato veramente il momento,- lo sappiamo, lo diciamo spesso per tante altre figure recluse in un’ingiusta penombra dalla storia e dalla memoria isolana – di rendere la Memoria che spetta a questa donna “taciturna e sorridente”, come la definì il nipote Nicola Valle. Perciò fatevi un regalo post-natalizio, andate in libreria e acquistate ‘Eva Mameli Calvino. Una straordinaria figura di scienziata, moglie e madre’, ‘Fiori in famiglia: storia e storie di Eva Mameli Calvino’ di Elena Accati, la biografia ‘Eva Mameli Calvino’ curata da Elena Macellari e ‘Eva Mameli Calvino. Gli anni cubani (1920-1925)’ di Maria Cristina Secci. Potrete apprendere dettagliatamente questa bellissima storia che profuma di rose e di iris e che in tempi recenti ha catturato l’attenzione dello scrittore-viaggiatore olandese Jan Brokken, che ne ha voluto parlare nel capitolo cagliaritano del suo ‘L’anima delle città’. Quando guarderete, sbircerete o maledirete il Festival pensate a quel giardino di duplice calviniana memoria che “affaccia le sue terrazze solo nel lago della nostra mente” e a quei fiori veri protagonisti del palco dell’Ariston spesso più di canzoni e cantanti. Allora ricordatevi che una grossa fetta di merito è di questa piccola austera donna sarda dai gesti misurati che lavorò tutta la vita per preservare la bellezza, confidando forse nei noti versi di Fëdor Dostoevskij che la volle salvatrice del mondo, anche quando infuriava la follia della guerra. Cosa che magari dovremmo fare un poco anche noi tutti, in questo nostro tempus horribilis, dove il Festival è veramente il minore dei mali.

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