Come un grande vino, il buon jazz va guardato in controluce, annusato, degustato e alla fine, perché no, anche commentato e discusso. Nel jazz c’è il bruciante divenire del tempo, l’urgenza del cambiamento, la capacità di unire entusiasmo e gioia, profondità e delicatezza, di cogliere l’inafferrabile virtù della metamorfosi. Il jazz è dappertutto e da nessuna parte, una musica che ormai appartiene a tutti, capace, per dirla con Thelonious Monk, di lasciare un graffio nell’anima. Un graffio che imprimerà un altro segno nel mese di marzo, con i live di tre specialisti del sassofono impegnati a Cagliari al Bflat e al Teatro Massimo.
Sabato 2 nel club di via del Pozzetto sbarcherà Eric Darius, ottimo e poliedrico tenorista newyorchese che ama spaziare tra i generi, atteso sul palco in compagnia della cantante Roberta Gentile, Emiliano Pari, tastiere e voce, Antonio Castrovillari, chitarra, Alex Lo Foco, basso, Enzo Astone, batteria. Il tenorista americano, che ha accompagnato in concerto gente come Prince, George Benson, Mary J. Blidge, presenterà i brani del nuovo e ottavo capitolo discografico Unleashed, che guarda nella direzione di Coltrane e Davis, ma anche in quella di Earth, Wind & Fire e James Brown. Doppio set in programma alle 21 e alle 23.
Il 9 alle 21.30 sarà la volta di un altro tenorista, Rick Margitza (nella foto in alto), ultimo sassofonista alla corte di Miles Davis con cui incise gli album Amanda e The complete Miles Davis in Montreux. Il solista di Detroit, che ritorna in città dopo un’assenza durata sedici anni (i jazzofili lo ricorderanno alla Fiera nel 2008 per l’Expo Jazz nel quartetto di Antonio Faraò), ha registrato da leader 15 album, quasi tutti per Blue Note, e suonato con un’infinità di musicisti importanti tra cui McCoy Tyner, Chick Corea, Eddie Gomez, Burt Bacharach. Sarà affiancato dal trio del batterista Elio Coppola, con Andrea Rea al pianoforte e Antonio Napolitano al contrabbasso (quasi la stessa formazione che in gennaio ha accompagnato Wayne Escoffery, dove al posto di Rea c’era però Vittorio Solimene).
Infine Ernie Watts, tenorsassofonista di vecchia scuola dal fraseggio forte, ricco di sincopi brucianti, sequenze a pioggia, spesso aritmiche, e dalle armonie sghembe, atteso martedì 19 alle 21 al Teatro Massimo per un concerto organizzato dall’associazione culturale “Il Jazzino. Watts, che ha avuto in Ben Webster il principale punto di riferimento, ma che ha saputo guardare anche alla lezione di altri giganti come Coltrane e Rollins, sarà tra le fila del Modern Standards, solido gruppo che schiera Niels Lan Doky al pianoforte (collaborazioni che vanno da Metheny a Scofield, passando per Joe Henderson e Michael Brecker), Felix Pastorius al basso (figlio del leggendario Jaco), e Harvey Mason alla batteria, al fianco di Herbie Hancock nell’album “Headhunters” e nella stesura del celebre brano “Chameleon”, e drummer per James Brown, Bjork, Celine Dion e altri ancora. Oltre ad aver suonato con un’infinità di jazzmen importanti, Watts, che i jazzofili sardi ricorderanno molti anni fa Oristano con Charlie Haden, ha messo il suono del proprio sassofono al servizio di grandi nomi del rock e del pop: Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Carole King, Joe Cocker, giusto per ricordarne qualcuno.











