Se amate ballare avvolti da un buio lacerato dalla luce stroboscopica, se vi piacciono i ritmi incalzanti e le voci dal timbro oscuro allora gli Endeløs sono quello che cercate.
Nata da un’idea di Fabrizio Tedde, la band di Carbonia si propone come il nuovo volto del post punk sardo, personalizzando un suono che ha radici bene ancorate al passato, come Joy Division, Bauhaus, Killing Joke e Christian Death, ma che ha saputo rinnovarsi sula scia di gruppi come Ash Code, She Past Away e Selofan solo per citarne alcuni. Fabrizio Tedde (voce, chitarra), Maurizio Pinna (chitarra), Diego Pusceddu (basso), Francesco Cossu (batteria) non sono nuovi sulla scena. Tutti loro hanno militato in formazioni vicine all’area punk e alternativa isolana per poi trovare un terreno comune in un progetto interessante e che suona fresco.
Se l’oscurità fa da padrona, marcando il suono in modo inequivocabile, i riff di chitarra aprono squarci lirici violenti, tipici del periodo BatCave e del Death Rock di matrice californiana, di cui i Christian Death sono stati i precursori e apripista per formazioni come Fear Cult e Cinema Strange.
Solidi e ballabili gli Endeløs hanno dato alla luce “Dark Field”, il primo album pubblicato da Swiss Dark Nights, etichetta svizzera indipendente molto attenta alle novità in ambito post punk e darkwave. Nove tracce curate e misurate in cui si respirano in modo originale tematiche care al genere come le rovine, la decadenza, il ricordo, la danza. Ed è difficile non danzare ascoltando brani come ‘Inside’ o ‘Dancing on’, il corpo risponde a stimoli fortissimi. La resa in studio mantiene intatte la grinta e la forza che la band porta sui palchi durante il live, coinvolgendo il pubblico e proponendo anche qualche studiata e significativa cover, come omaggio agli alfieri di questa subcultura varia e affascinante. Gli Endeløs hanno anche un’altra freccia al loro arco: la melodia. I loro pezzi, infatti, pur rispondendo ai canoni della darkwave e del post punk (velocità, voce cavernosa, base cupa, basso ossessivo, chitarre distorte) sono in grado di creare melodie accattivanti e ipnotiche, che diventano esse stesse parte del ritmo.
Fabrizio, siete soddisfatti del lavoro appena pubblicato?
L’album rappresenta appieno ciò che volevamo fare, abbiamo lavorato tanto per ottenere le giuste sonorità che riportassero l’ascoltatore indietro nel tempo. Siamo quindi molto soddisfatti del prodotto finale e gran contributo di Giuseppe Melis che ha registrato e mixato per DIY studio d Cagliari, assecondando tutte le nostre richieste: santo subito! Poi come in tutte le cose si sarebbe potuto limare qualche dettaglio, tutto fa esperienza.
Quanto è stato difficile personalizzare il vostro suono in un panorama così rinnovato?
Ci è venuto naturale. Proveniendo tutti da esperienze musicali differenti ci siamo trovati di fronte a una tela bianca. Le forti radici punk mie e di Maurizio hanno ancorato il suono in modo saldo agli anni ’80, l’uso maniacale di delay, riverberi ed effetti vari ha fatto il resto.
Cosa pensate di avere di unico?
Ci è stato detto che i nostri punti di forza sono la credibilità e la sincerità. Non vogliamo essere innovativi a tutti i costi, non so se questo sia un fattore di unicità ma è sicuro che ci viene naturale. Siamo degli attempati giovanotti che si divertono un mondo a fare quello che fanno.










