• Accedi
  • Aiuto
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati

Ecco ViBox, casa d’emergenza sostenibile e solidale, a progettarla è la giovane designer Daria Spina

Di Giacomo Pisano
09/08/2025
in Comunicazione e società, Interviste, scienza e innovazione
Tempo di lettura: 5 minuti
Ecco ViBox, casa d’emergenza sostenibile e solidale, a progettarla è la giovane designer Daria Spina

Il nostro pianeta è stretto nella morsa del capitalismo più cieco, vive attanagliato nell’edonismo e nella noncuranza ma una via d’uscita c’è e a mostrarcela possono essere proprio i giovani, la mal raccontata Gen Z, tacciata di noia, mancanza di opinioni e prospettive. Abbiamo incontrato Daria Spina, la cui vita è tutt’altro che noiosa. Ha ventisei anni, è nata in Ucraina a Berdyansk, una cittadina sul mare e a quattro anni è stata adottata in Italia e si è stabilita a Cagliari dove studia Interior Design allo IED (Istituto Europeo di Design).

Le abbiamo chiesto quale sia la sua visione del design, inevitabilmente legata alle prospettive future non solo sue, ma di tutta la sua generazione, chiamata a sistemare le storture del mondo e a suggerire cambiamenti necessari che possono essere salvifici. Lo abbiamo fatto perchè il suo primo progetto è un qualcosa di molto particolare e soprattutto di molto lontano da ciò che il senso comune chiama design: non è infatti un bell’oggetto iconico, nè un’opera d’arte da esibire, nè tantomeno uno status da affermare. Daria Spina ha progettato ViBox, un modulo di prima accoglienza per i grandi disastri, come sismi, maremoti e guerre, proprio partendo da quella che imperversa nella sua terra natale, dove ancora risiede la sua famiglia naturale.

Daria secondo te oggi quali sono le competenze, oltre ai tecnicismi, che si richiede a un designer?

Oggi credo che un designer debba fare molto più che progettare. La tecnica è importante, ma senza sensibilità e visione rischia di non essere abbastanza.
Per me, un buon progetto nasce sempre da due domande semplici: qual è il problema? e perché? Sono queste, per me, le basi che permettono di osservare con attenzione, ascoltare davvero e capire il contesto prima ancora di tracciare la prima linea su un foglio. L’empatia è indispensabile, ti spinge a uscire dal tuo punto di vista e a guardare il mondo con gli occhi di chi userà ciò che stai creando. Per me, oggi, un designer è un po’ di tutto, artigiano, ingegnere, artista e scrittore, perché deve trovare soluzioni pratiche e concrete, perché ogni progetto deve raccontare una storia, perché ogni scelta porta con sé una responsabilità. Il valore di un progetto non si misura solo nella sua forma o nella sua estetica, ma nell’impatto reale che lascia, la capacità di migliorare la vita di qualcuno e, allo stesso tempo, rispettare e proteggere il mondo che lo ospita.

Il design può aiutarci a riequilibrare il mondo in cui viviamo?

Assolutamente si, credo che il design possa aiutarci a riequilibrare il mondo, ma solo se viene pensato con responsabilità e con una visione che vada oltre l’immediato. Un buon progetto può davvero creare equilibrio quando migliora la vita delle persone senza compromettere le risorse del pianeta. Per riuscirci, secondo me, serve sensibilità verso i materiali, ad esempio, sapere da dove provengono, come sono stati lavorati, quanta energia e quante mani hanno contribuito a trasformarli, e cosa accadrà loro a fine vita. Questo significa progettare fin dall’inizio pensando non solo alla funzione, ma anche al riuso, alla riparazione e
al riciclo, così che un oggetto non diventi rifiuto, ma possa avere più vite possibili
. Per me è fondamentale la collaborazione, lavorare con artigiani, con tecnici, ingegneri e designer che ottimizzano processi, con esperti di sostenibilità che valutano l’impatto, con sociologi che leggono i bisogni delle comunità.
Quando queste competenze si incontrano, il progetto diventa più solido, più ricco e più vero. In questo modo, il design diventa un ponte che unisce estetica e funzione, creatività e responsabilità.

Come mai hai sentito di dover creare un prodotto meno orientato al mercato e più vicino ai bisogni della gente?

Non è stata una decisione improvvisa, ma un percorso che si è costruito con il tempo. Negli ultimi anni ho iniziato a guardare il mondo con occhi diversi e a rendermi conto che il nostro sistema, troppo spesso, produce in eccesso per chi ha già abbastanza, lasciando poco o nulla a chi ha davvero bisogno. Poi sono arrivati eventi che hanno reso questa consapevolezza ancora più forte: la pandemia, le crisi climatiche, le guerre. Tutte situazioni che ci ricordano quanto velocemente si possa perdere tutto. Mi sono chiesta: “Se un giorno capitasse a me, cosa resterebbe davvero?” Questa domanda è diventata il motore del mio lavoro. Da lì ho capito che volevo creare qualcosa che non seguisse soltanto le logiche del mercato, ma che nascesse dai bisogni concreti delle persone. Credo che il design, quando parte dall’ascolto e dalla necessità reale, possa essere un atto di cura. E ViBox è la mia risposta: un progetto che vuole trasformare un momento di crisi in una possibilità di ripartenza.

Quale potrebbe essere l’impatto del tuo prodotto? È facilmente realizzabile e rispetta la sostenibilità?

ViBox è nato con un obiettivo chiaro: dare una risposta immediata e concreta a un bisogno reale. Il suo impatto si misura nella capacità di offrire un rifugio sicuro e dignitoso a chi si trova improvvisamente senza una casa. È stato progettato per essere realizzabile in tempi rapidi, con una struttura modulare che si monta facilmente e si adatta a contesti diversi. I materiali sono scelti per essere reperibili localmente, riducendo trasporti e costi. Ho voluto che ogni scelta progettuale fosse guidata dalla sostenibilità: componenti riciclabili, riduzione degli sprechi, attenzione al ciclo di vita completo. Questo significa pensare non solo a come costruirlo, ma anche a cosa accadrà dopo, quando avrà finito di servire allo scopo. L’obiettivo di ViBox non è semplicemente “offrire un tetto”, ma creare un punto di partenza: un luogo che restituisca protezione, sicurezza e la possibilità di ricominciare.

Cosa sogni per il tuo futuro e per quello del nostro pianeta?

Per il mio futuro, sogno di restare curiosa e di non smettere mai di imparare, di crescere confrontandomi con persone e discipline diverse. Vorrei che il mio lavoro restasse sempre legato a un’idea semplice: essere utile. Che ogni progetto a cui metto mano possa migliorare, anche di poco, la vita di qualcuno. Per il futuro del pianeta, sogno un design consapevole, capace di creare senza sprecare, di rispettare i materiali e le persone, e di pensare non solo all’oggi ma anche a chi verrà dopo di noi. Se, grazie a ciò che ho creato, anche una sola persona potrà sentirsi al sicuro in un momento di crisi, per me sarà già una vittoria.

Contributo fotografico di Marco Loi

CondividiTweetInviaCondividiCondividi

Post correlati

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
Cultura

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre
Comunicazione e società

Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

18/10/2025
Post successivo
Terminata la demolizione della “Gennaro Cantiello” al molo di Sant’Elmo. Ecco la storia della nave-ristorante che prima di approdare a Cagliari portava i detenuti all’Asinara

Terminata la demolizione della "Gennaro Cantiello" al molo di Sant'Elmo. Ecco la storia della nave-ristorante che prima di approdare a Cagliari portava i detenuti all'Asinara

Il Teatro Lirico di Cagliari guarda “Oltre”. Ecco la stagione stagione 2025 – 2026 con il brand Sardinia Opera sul tema “il teatro che (si) trasforma”

Il Teatro Lirico di Cagliari guarda "Oltre". Ecco la stagione stagione 2025 - 2026 con il brand Sardinia Opera sul tema "il teatro che (si) trasforma"

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sono d'accordo con la Privacy Policy.




Enter Captcha Here :

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

This Station Is Non-Operational
as heard on radio nemesis

This Station Is Non-Operational

Di GianLuca
18/10/2025
0

The Last One

Leggi l'articolo
Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

18/10/2025
Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

18/10/2025
Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

18/10/2025
LA VITA VA COSÌ V. Raffaele, G.I.Loi @Claudio Iannone

“La vita va così”, nel nuovo film di Riccardo Milani la storia del pastore del Sulcis che non volle vendere la sua terra agli speculatori edilizi

18/10/2025

Articoli recenti

  • This Station Is Non-Operational
  • Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce
  • Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre
  • Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
  • Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Commenti recenti

  • Anonimo su Sindaco si muore. Il sangue degli amministratori locali nella Sardegna dell’Ottocento
  • Anna Licia Melis su Cagliari perde uno degli ultimi intellettuali. Si è spento Gianluca Floris
  • Marianna Peddio su Giornata della Memoria. Dalla Barbagia a Mauthausen e Auschwitz, la marcia della morte di Antonio Moi
  • .. su Le luci sul porto (Dietrich Steimetz)
  • Anonimo su Porto Canale in bianco e nero (Dietrich Steinmetz)

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

Info

Direttrice: Francesca Mulas
Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
Editrice: Associazione culturale Terra Atra
Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

Email: info@nemesismagazine.it

Hosting

Hosting: Tophost srl
Piazza della Libertà 10, Roma
P.Iva 08163681003
Rea 1077898
Iscrizione alla camera di Roma del 01/10/2004

La testata usufruisce del contributo della Regione Sardegna, Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport. Legge regionale 13 aprile 2017 n. 5, art. 8 comma 13

Newsletter

    • Arte
    • Cinema
    • Comunicazione e società
    • Cultura
    • Fotografia
    • Interviste
    • Libri
    • Moda
    • Musica e spettacolo
    • Privacy Policy

    Benvenuto!

    Accedi al tuo account!

    Ho dimenticato la password

    Recupera la tua password

    Inserisci il tuo nome utente o la tua email per recuperare la password!

    Accedi
    • Accedi
    Nessun risultato trovato
    Vedi tutti i risultati
    • Home
    • Articoli
    • Rubriche
    • Editoriali
    • Interviste
    • Podcast
      • Creattiva
      • L’isola sconosciuta
      • Vamp
    • Chi siamo
    • Sostienici
    • Newsletter
    • Aiuto


    Direttrice: Francesca Mulas
    Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
    Editrice: Associazione culturale Terra Atra
    Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

    Email: info@nemesismagazine.it

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al fine di migliorare i servizi offerti e l'esperienza di navigazione dei lettori. Se prosegui nella navigazione o se chiudi questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Privacy e Cookie.