Ddl Zan, la cronaca di una morte annunciata. Non sapremo mai tutta la verità sui sedici senatori mancati, ieri, all’appello per il voto contro la “tagliola”, che ha fatto saltare l’esame degli articoli ed emendamenti al testo. Sappiamo solo il numero degli assenti: 28. Quel voto segreto significa che, con ogni probabilità, in questa legislatura il disegno di legge contro l’omotrasfobia non sarà approvato. Già a luglio c’erano cattivi presagi: gli oltre 1000 emendamenti al testo e il rinvio della discussione in autunno.
Bastava guardarsi intorno e interrogarsi su quanto sarebbe stata importante, soprattutto per i più giovani, una legge contro tutte le discriminazioni, una legge, che avrebbe modificato un articolo del codice penale, il cui titolo sarebbe diventato “Propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.
Se si chiudono gli occhi di fronte alla realtà di tutti i giorni, li si doveva aprire di fronte ad evidenze come il riconoscimento dell’identità di genere, ben sei anni fa da parte della Corte costituzionale, nella sentenza 221 del 2015, come un “elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona”.
Eppure la definizione di identità di genere è stata oggetto di critiche in Parlamento e di tentativi di espulsione dal testo del disegno di legge proposto da Alessandro Zan (il deputato di Pd sarà sabato a Cagliari al T Hotel per presentare alle 17 il suo libro “Senza Paura, la nostra battaglia contro l’odio”).
Lo stesso Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del ministero dell’Interno comprende nell’ambito dei crimini d’odio quelli contro l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità: “Risultano attualmente privi di specifica copertura normativa – sottolinea l’Osservatorio – i reati di matrice omotransfobica”.
L’OSCAD ha registrato nel 2019 726 crimini dell’odio in Italia riconducibili a razza, etnia, nazionalità e religione; 82 hanno invece riguardato l’orientamento sessuale e l’identità di genere e 161 la disabilità. Chi sostiene che la legge, in fondo, non serve, dovrebbe mandare bene a memoria questi numeri. E ricordare che la battaglia contro il Ddl Zan è una battaglia a favore di odio e discriminazione.
(la foto è di Andrea Samuele Tafuni)










