Una provincia semi-immaginaria, una famiglia malavitosa, un campionario di personaggi ai limiti del grottesco: questi gli ingredienti di ‘Carne’, il nuovo romanzo di Giulio Neri da poche settimane in libreria per Il Maestrale.
L’antiquario cagliaritano, al suo quarto romanzo (ricordiamo l’esordio nel 2016 con “Carta forbice sasso. Memorie senza raccordo”, edito da Asterios; “A tie solu bramo” del 2018 e “Portoro” del 2020 entrambi per Il Maestrale) sceglie di ritrarre una cittadina rivierasca con la sua umanità viziosa e talvolta inconsapevole.
Porto Dattero è così: “un luogo/non luogo/tutti i luoghi” che si affaccia sul mare, nel sud Sardegna, a volte attingendo alla realtà della toponomastica altre dalla fantasia. I luoghi hanno un peso: tra natura selvaggia e appartamenti arredati in modo pacchiano sono infatti teatro di macchinazioni, orgasmi, vendette. L’incipit della storia è il più tradizionale e cafone dei riti: il matrimonio della figlia del patriarca di questa famiglia trafficona e ammanigliata. Da questo evento sontuoso prende il via una serie di maneggi sporchi sia negli affari di potere che di letto.

Nulla è risparmiato in questa fiera della carne e dei corpi in mostra. Il sesso è come un fil rouge che slega e lega di volta in volta i personaggi tra loro, in un’oscena escalation di annullamento dei valori familiari e amicali e degli equilibri di lavoro. Tramano tra di loro ma si sorridono e aiutano amabilmente, valutano, soppesano e puniscono, il più debole naturalmente. In un crescendo di intrigo e violenza non è solo il sesso a condurre la vicenda ma un linguaggio cinico e delicatamente spietato, che alterna sentimentalismo a egoismo malato.
Il ritratto che emerge di questa società provinciale e arrivista non può che essere tragico e disperato ma un sapiente uso dell’ironia permette un’esperienza di lettura ai limiti del paradosso, con incursioni nel ridicolo che strappano più di un sorriso.
“Carne” è un romanzo crudo ma divertente, il taglio chirurgico di una fetta sociale che aspira al potere a tutti i costi. La manipolazione degli stereotipi da parte dell’autore rende il testo in certi passaggi talmente assurdo da assumere i connotati di un viaggio onirico in cui perdersi. Ma per poco, la realtà chiama con la sua dose di brutalità e la Carne è servita.










