
Da qualche giorno, più precisamente dallo scorso 12 luglio, hanno iniziato a circolare rumorosamente su telegiornali, giornali e universo web, diverse immagini che ritraggono coloratissime porzioni di universo.
Ma perché queste immagini sono così importanti (Google ha dedicato loro addirittura un Doodle) che hanno fatto in pochi istanti il giro del mondo? Perché sono state annunciate come un sensazionale risultato della scienza senza precedenti?
Prima di approfondire è d’obbligo un piccolo passo indietro tenendo sempre a mente che un anno luce è la distanza percorsa dalla luce in un anno solare. Pertanto se un immagine ci mostra un oggetto che è lontano da noi un anno luce è bene ricordare che è trascorso un anno dal momento in cui viene immortalato.
Il viaggio di James Webb
Il telescopio spaziale James Webb (prende il nome dal secondo amministratore della NASA) frutto della collaborazione di tre diverse agenzie spaziali (statunitense, europea e canadese) è il più grande telescopio spaziale in funzione. Parliamo di un telescopio spaziale perché “opera” in orbita oltre l’atmosfera terrestre e, sfruttando la tecnologia dei raggi infrarossi, la sua vista riesce a captare le radiazioni di corpi celesti lontani miliardi di anni luce oltrepassando, a discapito dei telescopi astronomici tradizionali, nubi interstellari e polvere cosmica.
Partito il 25 dicembre scorso, con l’ausilio di un razzo, inizia il suo viaggio che è solo una delle duecento operazioni che ha compiuto per poter raggiungere la destinazione stabilita, distante 1,5 milioni di chilometri dalla terra.
La prima foto…

Dopo poco più di sette mesi dalla partenza, Webb in dodici ore e mezzo di attività riesce ad elaborare le prime immagini in assoluto, in termini di profondità e nitidezza, di una piccola parte dell’universo. Questa fotografia è infatti il risultato di diversi “scatti” a lunga esposizione (circa due ore ciascuna) che mostrano un ammasso di galassie conosciuto come SMACS 0723, distanti circa 4,6 miliardi di anni luce.
La parte più sensazionale della scoperta sta nei dettagli della foto. Partendo dal presupposto che la porzione di universo catturata è paragonabile ad un granello di sabbia tenuto nel campo visivo di una persona ci porta a capire quanto è vasto ancora l’universo e quanto piccoli siamo noi al confronto.
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Guardando più attentamente l’immagine, infatti, possiamo notare la presenza di puntini luminosi di forma elicoidale quasi fossero delle sbavature. Questi piccoli archi in realtà non sono altro che galassie ancora più lontane ma sono comunque visibili grazie al potente campo gravitazionale generato dall’ammasso SMACS 0723 che, come fosse una lente d’ingrandimento, ingrandisce e allo stesso tempo deforma i raggi di luce che l’attraversano. I puntini più piccoli rappresentano galassie lontane oltre 13 miliardi di anni luce e, anche se non sono le più distanti finora conosciute, sono di certo un ottimo risultato per un progetto che ha iniziato a produrre i suoi primi frutti.
…e le altre immagini
Come promesso dall’amministratore della NASA durante il collegamento video andato in onda dopo la mezzanotte dello scorso 12 luglio, nel corso della giornata vengono diffuse sul web nuove foto a colori che mostrano le grandi potenzialità di Webb.

La nebulosa della Carena, una delle più famose perché visibili anche ad occhio nudo in alcune zone della terra, in questa nuova immagine mostra al suo interno stelle ben più grandi del nostro sole. Grazie alla definizione dello scatto è ora possibile individuare al suo interno nuove aree in cui si verifica la nascita di nuove stelle.

Webb rileva in un solo scatto la presenza di acqua, nubi e foschia nel pianeta gassoso WASP-96 b. Distante circa 1150 anni luce dalla terra è uno degli oltre cinquemila esopianeti (pianeti che stanno al di fuori del sistema solare) della Via Lattea. Il gigante gassoso viene studiato a partire dagli anni novanta dal telescopio Hubble. Questo telescopio ha impiegato quasi vent’anni per ottenere le informazioni che Webb ha invece prodotto immediatamente e in modo più dettagliato.

La nebulosa NGC 3132 (La Nebulosa Anello del Sud) distante 2500 anni luce, viene immortalata mostrando per la prima volta, al suo interno, la presenza di una seconda stella morente. L’analisi ad infrarosso di Webb rileva inoltre la presenza di polvere e gas emessi dalle stelle che vanno via via ad esaurirsi. Questo materiale viaggerà per lo spazio e potrà formare in futuro un nuovo pianeta o una nuova stella.

La più grande immagine catturata da Webb raffigura il Quintetto di Stephan. Parliamo di ben cinque galassie lontane 290 milioni di anni luce. La foto, di altissima qualità è formata da 150 milioni di pixel ed è composta da mille file immagine separati. La dimensione totale dell’immagine è grande quanto un quinto del diametro della luna.
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