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Cuori, pavoncelle e torri di mandorle, un tesoro di dolcezze nelle mani di Anna Gardu

Di Francesca Mulas
19/03/2022
in Arte, Cultura
Tempo di lettura: 9 minuti
Cuori, pavoncelle e torri di mandorle, un tesoro di dolcezze nelle mani di Anna Gardu

Il profumo delle mandorle, del limone, del miele: l’infanzia di Anna Gardu, artista, pasticciera e imprenditrice di Oliena, è stata accompagnata dagli aromi delicati dei dolci tradizionali sardi. Un profumo che accompagna la sua famiglia da almeno quattro generazioni, da quando il bisnonno Nicola Colli, genovese di nascita, decise di tornare nell’Isola per ritrovare le sue origini nuoresi portando con sé le sue abilità di pasticcere. Da quel momento Colli ha tramandato in famiglia l’arte della pasta di mandorle nella ricetta tradizionale che è giunta fino a noi nelle meravigliose creazioni di Anna Gardu: un tesoro di saperi ammirato e apprezzato in tutto il mondo, non più solo prodotto di pasticceria ma bene da tutelare e valorizzare. Della sua arte, della preziosa manualità che ha in dono e dei tanti progetti ancora da realizzare Gardu ha parlato pochi giorni fa dal palco del Teatro Eliseo di Nuoro, ospite dell’evento “Dalla terra al successo, storie di donne a confronto” organizzato dalla Provincia di Nuoro in occasione della Giornata Internazionale dei diritti della donna nell’ambito delle celebrazioni del 150esimo anno della nascita di Grazia Deledda. Accanto ad Anna Gardu altri nomi eccellenti dell’imprenditoria femminile del Nuorese: la cantante Maria Giovanna Cherchi, Vanna Fois, fondatrice e amministratrice di Ilisso edizioni, Ombretta Floris, titolare di una azienda di cosmesi, Piera Cadinu, creatrice di un’azienda di liquori, le imprenditrici Emma Graziano e Margherita Fancello.

Una storia di famiglia da Oliena al Giappone

La storia di Anna Gardu e della sua passione per i dolci tradizionali inizia dunque in famiglia, ma per un certo periodo sembrava aver preso un’altra direzione: “Ho lavorato per anni a Cagliari nell’ufficio di una azienda dove mi occupavo di tutt’altro – ci ha raccontato durante una chiacchierata telefonica – ma a un certo punto mi sono resa conto che mi mancava qualcosa, e così dopo una pausa in Svizzera sono tornata a Nuoro. Da dieci anni mi sto dedicando interamente all’arte dei dolci”. Un’idea che non è solo creazione di prodotti dolciari ma comprende laboratori, una scuola e un museo dedicato ai dolci tradizionali che attualmente non esiste in nessuna città italiana. I dolci di Anna sono già stati esposti in diversi musei: tutto è iniziato anni fa con le prime esposizioni alle Cortes Apertas di Oliena, poi sono arrivate le mostre di artigianato tradizionale e arte al Man e in altri spazi nazionali e internazionali; nel 2015 è stata selezionata per la mostra “I tesori d’Italia”, con opere dal Trecento a oggi a cura di Vittorio Sgarbi all’Expo di Milano, nel 2017 ha partecipato all’International Hokuriku Kogei Summit ed è stata insignita del titolo di “Tesoro Nazionale Vivente”.

Tutto parte dalla mandorla

“I miei dolci prendono vita a partire dalla materia prima, la mandorla autoctona. In tutto il processo creativo quello di cui vado più orgogliosa è che ho mantenuto la ricetta originale senza averla mai cambiata di una virgola e nel rispetto di tutti i passaggi. Non uso alimenti industriali e creo tutto con le mie mani, la pasta di mandorle, la glassa, la ghiaccia fatta di albume e zucchero per le decorazioni. Non parto mai da un progetto preciso, inizio a plasmare la pasta e solo dopo decido la forma, infine scelgo la tavolozza dei colori e la decorazione”. E’ così che nascono gallinelle, cuori, pavoncelle, meline, ma anche tavole con rappresentazioni sacre e religiose come la via Crucis, tra le creazioni firmate Gardu più note e ammirate in tutto il mondo, decorate con motivi che si ispirano all’immaginario tradizionale, dai gioielli ai coralli agli abiti; stupefacente poi ‘sa timballa’, un dolce decorato con la ‘ghiaccia’ con motivi che ricordano il pizzo, che il bisnonno Colli inventò usando la pasta di mandorle in una forma nuova riciordata anche da Grazia Deledda.

“Nel focolare e sui fornelli le caffettiere grillavano, nelle stanze superiori della casa spandevasi un forte profumo di dolci e di liquori; sui tavolini, sui letti, sulle sedie, su tutti i mobili stavano grandi vassoi contenenti torte dai vivi colori e gattòs, specie di piccole costruzioni moresche di mandorle e miele” (Grazia Deledda, “Le vie del Male”, 1896)

E a proposito di mandorle, l’artista di Oliena ha un obiettivo: quello di valorizzare e diffondere la mandorla sarda, oggi sostituita dai frutti californiani o turchi: “La situazione attuale ci ha mostrato come certi modelli commerciali non funzionano più: ogni paese sardo ha il suo dolce di mandorle, solo a Oliena ce ne sono undici, eppure le importiamo da lontano”. Gardu ha girato la proposta al Consiglio regionale, e così oggi esiste un progetto di legge, presentato dal consigliere del Psd’Az Franco Mula, per la valorizzazione del mandorlo sardo e la creazione di un marchio di qualità che sarà discusso a breve. Ma il sogno più grande è trasmettere il sapere ai più piccoli: “I bambini e le bambine hanno una grande sensibilità e una creatività straordinaria”.

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