I luoghi hanno un’anima, sosteneva James Hillman, filosofo e saggista statunitense. Una forza non visibile ma percettibile appena vengono varcati. Accade nell’area archeologica di Tharros, dove antiche rovine e spettacoli conquistano il cuore, la mente e l’anima degli astanti. Tharros è il luogo che Dromos sceglie da tempo per i concerti iniziali del proprio programma, ricco anche quest’anno di belle proposte dal 24 luglio al 14 agosto. Un serpentone di suoni, ritmi e parole che stende le sue spire tra Oristano, Cabras, Tadasuni, Fordongianus, Riola Sardo, Marrubiu, Masullas, Neoneli, Nureci.
Tanti e appartenenti ai generi più disparati i nomi in cartellone dell’edizione numero 27intitolata Hope, speranza, anche questa ideata da Salvatore Corona, direttore artistico di un festival cresciuto anno dopo anno fino a diventare oggi la manifestazione estiva probabilmente più importante in Sardegna riguardo il jazz e i suoi dintorni.
Un festival che dal 26 al 30 luglio espone tra i resti dell’antica città fenicia i suoi i gioielli più preziosi con il fondamentale contributo della Fondazione Mont’e Prama e Fondazione Sardegna.
Dopo l’avvio a Oristano affidato all’arpista Sophye Soliveau giovedì 24 in solo nella chiesa di Santa Chiara e il 25 in sestetto in piazza Duomo, il festival entra nel vivo da sabato 26 a Tharros con quattro concerti incentrati sulla vocalità, tutti alle 21.30, inaugurati dal cantante chicagoano Kurt Elling che, insieme agli Yellowjackets, rende omaggio ai mitici Wheater Report, tributo che ha già conquistato le platee di prestigiosi jazzfest europei e di casa nostra come North Sea Jazz Festival di Rotterdam, Umbria Jazz e Bergamo Jazz.
Il 27 luglio occhi puntati su Jordan Rakei fantastico cantante e polistrumentista neozelandese-australiano per la prima volta nell’Isola (anche lui transitato al North Sea Jazz e chi non lo conosce farà bene a non perderlo), dove in sestetto presenta il nuovo lavoro The loop tra soul, jazz ed elettronica, mentre non è invece la prima volta per Gregory Porter e Dee Dee Bridgewater attesi il 29 e 30 e applauditi in precedenti edizioni.

Il 2 agosto alle 22 a Oristano piazza Duomo si trasforma in un dancefloor sotto le stelle con l’atteso concerto dei britannici Galliano, band iconica dell’acid-jazz assente dai palcoscenici sardi da trentatré anni. Era infatti il luglio del 1992 quando Galliano, al secolo Earl Zinger prima di consegnare il proprio alter ego artistico al nome di Rob Gallagher, poeta dell’acid-jazz con un passato da jazz reader che traeva ispirazione da Gil Scott-Heron, Last Poets e John Coltrane, approdò a Cagliari per Jazz in Sardegna all’interno del Summer Grooves, una sorta di festival nel festival pensato dai giornalisti e dee-jay Sergio Benoni e Francesco Abate, dedicato alle nuove tendenze che arrivavano dall’Inghilterra: oltre a Galliano sul palco della Fiera sbarcarono Incognito, Brand New Heavies, Outlaw, Brown&Sharpe, Sound of Sha’Bass. Con un occhio sempre rivolto alla musica nera degli anni Sessanta e Settanta, l’acid-jazz fu un crocevia di stili che conquistò l’Inghilterra sul finire degli anni Ottanta grazie a due dj allora sconosciuti: Gilles Peterson ed Edward Piller ex mod inventore del nome acid-jazz. Bravi nel ricreare un sound del passato ma con un groove più moderno, mettendo insieme giovani jazzisti reclutati nei club londinesi e alcuni grandi artisti della black music di ieri rispolverati per l’occasione, trasportati da un’onda di risacca che permise di riscoprire le radici a cui i protagonisti di questo genere facevano riferimento. Nasceva così l’acid-jazz, verbo della commistione, della citazione, dello scardinamento, sospeso tra passato, presente e futuro e dalla doppia anima: una rock e psichedelica che guardava nella direzione di Hendrix, Led Zeppelin, Who, Santana, Yes, Deep Purple, Small Faces, Traffic, Brian Auger, l’altra sofisticata legata al jazz e alla cultura nera.
Ritornato sulle scene dopo oltre venticinque anni, guidato dalle voci di Gallagher e Valerie Etienne, Galliano (sette musicisti in tutto), ripercorrerà la propria storia facendo tappa nei brani storici come Prince of peace, Long time gone, Skunk funk, Frederick’s lies still basato su una melodia di flauto di Curtis Mayfield, Let the good times roll, Welcome to the story, Nothing has changed,Power and glory, e quelli più recenti contenuti nell’album Halfway somewhere uscito lo scorso anno.
Ma oltre a Galliano e ai nomi già indicati, Dromos riserva fino al 14 agosto un ricco menu con il cantante e chitarrista Eliades Ochoa atteso il 3 agosto a Oristano, le cantanti Adi Oasis e Yousra Mansour , la band franco-marocchina Bab L’Bluz guidata dalla carismatica vocalist Yousra Mansour, il funambolo della sei corde corde Stanley Jordan, di scena 8 e 9 a Tadasuni in occasione della seconda edizione di Isole d’altri mari,le britanniche Emma-Jean Thackray, polistrumentista, Nubya Garcia, sassofonista, 11 e 12 a Fordongianus per il Terme Romane Festival che Dromos ospita ormai da anni, Danilo Rea in trio e Gianluca Petrella in veste di dj il 7 a Masullas, Raphael Gualazzi il 13 a Neoneli e Zac Harmon il14 a Nureci. E poi Antonello Salis, Gavino Murgia, Bebo Ferra, Giorgio Crobu, Andrea Cutri, Mauro Sigura, Pierpaolo Vacca, Marco Coa, Francesco Serra, Maria Luciani. La violinista e cantante giapponese Aska Maret Kaneko, il bassista argentino Carlos Buschini, continuando con Luigi Lai, Elena Ledda, Marino De Rosas, Cuncordu e Tenore de Orosei, Mauro Palmas, Seuinstreet Band, Nicola Urru, Giacomo Vardeu, Argia, il 5 alla Festa della Terra organizzata nell’azienda agricola Sa Marigosa nel territorio di Riola Sardo.
Nella foto in evidenza, Galliano










