Tra i film presentati al recente festival IsReal del cinema documentario, nella sezione ‘Scenari sardi’, vi è anche la pellicola ‘Ìsulas de s’ìsula’ del regista indipendente Lorenzo Sibiriu. Ambientato nell’arcipelago del Sulcis, il film vede protagonisti pescatori e pescatrici artigianali che raccontano il proprio riavvicinamento al mare.
Nelle loro parole troviamo le molteplici criticità che caratterizzano il settore. “Fare il pescatore – afferma Samuele, 29nne di Portoscuso – non è un mestiere semplice. Perché si esce la mattina presto con qualsiasi condizione meteo e la maggior parte delle volte non sai se porti a casa la ‘giornata’”. Ora Samuele ha rilevato la piccola impresa familiare e sta avviando un’attività di pesca-turismo nell’area marina del suo paese confrontandosi con una realtà economica e sociale che ha sacrificato i settori primari all’industria chimica.
Oltre a ciò molte difficoltà sono dovute alle “tante tecniche di pesca che possono danneggiare irreparabilmente l’ambiente”, come raccontato da Mirko, 38enne di Porto Pino e sul mare con la sua lenza da quando ne aveva cinque. Adesso lui – molto attivo sui social come WildFishingSardinia – si interessa di biologia marina e di tutte le dinamiche che regolano la vita sottacqua: “Ora so che con la mia piccola imbarcazione posso pescare e allo stesso tempo salvaguardare l’ambiente”.
Non mancano questioni individuali, come raccontato da Stefano, 37 anni di Calasetta: “Tra noi pescatori ci sono troppe rivalità. Ci sono troppi problemi tra singole famiglie e aziende. È davvero difficile riuscire a trovare un momento di coesione”. Anche per questo la pesca è per lui un momento di liberazione dalla “vita normale” della terraferma.
C’è poi la storia di una coppia di liguri che, dopo aver frequentato San Pietro per diversi anni in ferie (e dopo aver ceduto l’attività nella loro Savona) si sono trasferiti a Carloforte: Cristina e Alessandro, entrambi cinquantenni. “Ci siamo comprati una barca e da allora non abbiamo mai smesso di andare a pescare e sempre in coppia”.
In un contesto caratterizzato dalla crisi del settore, dalla grande-pesca, dal turismo invasivo, dall’industria e dalla presenza militare, le attività di questi lavoratori si presentano quindi come un atto di resistenza.
Il documentario è stato realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, il sostegno della Società Umanitaria – Cineteca Sarda e il supporto di Italia Nostra Sardegna e della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Iglesias. Da sottolineare anche la campagna di raccolta fondi che ha coinvolto sostenitori da tutto il mondo, superando i 4mila euro.
Lorenzo Sibiriu, di Iglesias, è regista indipendente, fotografo e docente di Comunicazione Multimediale in un istituto superiore nel sud Sardegna. Il tema da lui affrontato in ‘Ìsulas de s’ìsula’ è a lui caro in quanto, come documentarista, si è concentrato sul tema del lavoro e sulle politiche europee riguardanti le migrazioni e la militarizzazione dei confini ed è interessato all’etnografia del paesaggio e della memoria nei contesti rurali e costieri, esplorando le trasformazioni ambientali e sociali attraverso un approccio visivo e narrativo.
La sua prima realizzazione, ‘Once the Sea was Covered with Water’, è del 2015 in veste di co-produttore e co-regista con Giacomo Orsini.
Dopo il debutto in concorso a IsReal, ‘Ìsulas de s’ìsula’ è stato proiettato ieri, 25 luglio, in Basilicata durante la prima edizione del Terra Lenta Film Fest, festival internazionale dedicato ai temi dell’ambiente. Nei prossimi mesi sarà in concorso in altri festival internazionali e italiani.










