Che suono farebbero gli incubi? Quale aspetto avrebbe il sonno nervoso generato da una insolita situazione di paura e isolamento? La risposta è in “Scomu“, nuovo album del musicista Luca Marcia, artista blues e sperimentatore di suoni e strumenti. Il disco, disponibile on line sulla piattaforma Bandcam per l’etichetta greca Plus Timbre, contiene sette tracce per un viaggio sonoro tra sperimentazione, blues ed elettronica.

“Scomu” è nel linguaggio agricolo sardo ciò che resta della potatura. L’autore, chitarrista e cantante 33enne di San Sperate, paese di tradizione contadina a pochi chilometri da Cagliari, ha trasformato in musica e rumore le impressioni della pandemia che per mesi ci ha privato del contatto, delle relazioni, del nostro più banale quotidiano. Marcia immagina il confinamento legato all’emergenza sanitaria come un sonno nervoso agitato da incubi che si alterna con l’insonnia: gli strumenti (basso e chitarra), la voce e le pause di silenzio sono le espressioni sonore di questo momento della nostra vita. Ciò che rimane, gli scarti, sono i ricordi tramutati in suono e tradotti con le parole che la lingua sarda usa per indicare gli strumenti e le azioni della potatura, momento che in natura favorisce la rigenerazione e la rinascita.
Il disco, che si può ascoltare gratuitamente o acquistare con la formula name your price, è stato masterizzato dal tedesco Stefan Schmidt, chitarrista classico e improvvisatore specializzato nella composizione di musiche da film, teatro, mostre e danze performative.
“Scomu” è il primo album di Luca Marcia, ma la sua attività artistica comprende anche sonorizzazioni teatrali, soundscape & field recording e lavori di sperimentazione sulla voce e sulla declinazione del blues in forme non convenzionali. E’ fondatore e leader di Malignis Cauponibus, quintetto di blues non convenzionale che tre anni fa ha pubblicato il concept album “A-Pathos” indipendente e a brevissimo presenterà il secondo disco “Discrepantia”.
(Le foto sono di Lieven Loots)

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