
Chi pensa che siano solo copertine per custodire i dischi si sbaglia, e parecchio: oggetti da collezione, creazioni originali, in alcuni casi vere opere d’arte da conservare con cura. Le copertine dei vinili firmate da artisti contemporanei sono un fenomeno piuttosto recente eppure significativo del prezioso connubio tra artisti e musicisti: “Art record covers“, pubblicato nella sua nuova edizione dalla casa editrice Taschen, è un catalogo delle più significative e rappresentative copertine musicali dagli anni Quaranta a oggi. A curarlo è Francesco Spampinato, 43 anni, storico dell’arte contemporanea con cattedra al Dams di Bologna, che oltre ad essere esperto d’arte è da sempre appassionato di musica e collezionista di vinili.

“Circa dieci anni fa ho iniziato a interessarmi alla commistione tra arte e musica – ci ha raccontato in occasione dell’uscita del volume, pubblicato dopo cinque anni dalla prima edizione per celebrare i quarant’anni della Taschen – e mi sono accorto che, al di là degli esempi più conosciuti come la celebre copertina di Andy Warhol per il primo disco dei Velvet Underground del 1967, c’erano tantissimi artisti, più o meno noti, che lavoravano a contatto con band e musicisti per artwork originali. Ho iniziato a raccogliere e studiare le copertine più significative arrivando a tremila titoli”.
Da questi tremila, poi, Spampinato ha selezionato circa seicento copertine (450 nella versione nuova del libro) raccontate con notizie, dati e curiosità.

C’è la banana di “The Velvet underground and Nico” di Andy Warhol, che si occupò anche di produrre e promuovere i Velvet Underground, c’è ancora Warhol con il rarissimo vinile postumo di John Lennon “Menlove Ave”, e poi Keith Haring per Malcom Mc Laren e il suo “Would ya like more scratchin'” (1984) o per David Bowie con il singolo “Without you” (1983); c’è l’artista tedesco Gerard Richter per “Daydream nation” dei Sonic Youth (1988); Shepard Fairey che ha firmato le copertine di Anthrax con “The greater of two evils” (2004), Smashing Pumpkins con “Zeitgeist” (2007) e Interpol con “Everythong is wrong” (2015); c’è Jean-Michel Basquiat, che tra i tanti lavori ha firmato la copertina (e il retro) per un disco hip hop prodotto dalla Tartown nel 1983 che oggi è diventato, grazie allo stesso artista, un pezzo da collezione introvabile, “Beat Bop” di Rammellzee.

E poi ancora Banksy, John Currin, Takashi Murakami, Bridget Riley e tanti altri. Nutrita anche la schera degli italiani: Mimmo Paladino, Luigi Ghirri, Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto, Maurizio Cattelan. Dalla ricerca di Francesco Spampinato emerge un mondo vario e ricco di stimoli e suggestioni, dove sono ben rappresentate tutte le tendenze artistiche dal secondo dopoguerra a oggi, dalla Pop art ai graffiti, dalla Digital art all’arte concettuale al postmodernismo. Oltre alle schede che raccontano le copertine d’artista, il libro è impreziosito dalle interviste a sei personaggi che hanno avuto un ruolo importante nell’avvicinare musica e arte: ci sono Kim Gordon, bassista, chitarrista e voce dei Sonic Youth ma anche curatrice d’arte e artista, Tauba Auerbach, Shepard Fairey, conosciuto come Obey, celebre per i suoi lavori di street art e per aver realizzato il manifesto- ritratto di Barack Obama, Christian Marclay, Albert Oehlen e Raymond Pettibon, che ha firmato oltre cento copertine tra cui quelle di Black Flag.
E ora che la fruizione musicale sta abbandonando i supporti per approdare nel mondo virtuale? “Sono convinto che l’arte contribuirà a far sopravvivere la musica – sottolinea Francesco Spampinato – abbiamo oggi tantissimi esempi che dimostrano come le copertine possono dare ai dischi una vita eterna“.










