
È di freschissima data l’uscita della nuova docuserie sul grande lavoro investigativo che la giornalista Jillian Lauren ha compiuto per dare un volto alle vittime dello spietato serial killer americano Samuel Little: ben 93 sono gli omicidi confessati (condannato solo per otto), compiuti in un quarantennio in almeno 19 stati americani. L’uomo è morto pochi mesi fa in un carcere della California all’età di 80 anni.
Dietro la macchina da presa di tutti i cinque episodi, prodotti da Lionsgate Television, Third Eye Motion Picture Company e RadicalMedia, c’è il candidato all’Oscar e vincitore di un Emmy, Joe Berlinger (‘The Paradise Lost Trilogy’ 1996, ‘Conversations with a Killer: The Ted Bundy Tapes’ 2019).
La serie documentario, disponibile sul canale on demand ‘Starzplay’, si apre in compagnia della voce narrante di Jillian Lauren che, recandosi sulla prima scena del crimine, si immedesima nella vittima e ne racconta in prima persona gli orrori che ha vissuto.

Il cuore pulsante dell’intera serie è racchiuso nell’ardua impresa della giornalista di far rivivere la memoria delle vittime, molte delle quali archiviate come casi irrisolti e dimenticati. Per raggiungere lo scopo, instaura un particolare rapporto con il pluriomicida Samuel, allo scopo di strappargli nuove informazioni utili alla riapertura dei fascicoli.
Ciò che colpisce infatti è la leggerezza con cui molti casi insoluti sono stati abbandonati, o ancora peggio mai aperti, a causa di pregiudizi o della scarsa considerazione che lo stesso organo di polizia ha avuto nei confronti delle vittime. La professione svolta e lo stile di vita condotto erano quasi una giustificazione per la sorte a cui sono andate incontro.
Le riprese vengono arricchite da elementi multimediali originali, raffiguranti scene del crimine o dettagli di queste, provenienti dai fascicoli dei casi, da testimonianze dei detective coinvolti e addirittura da alcune sopravvissute al killer.

Il tutto è sapientemente orchestrato con l’utilizzo di particolari luci, effetti e musiche che aiutano lo spettatore a rivivere i momenti, quasi in prima persona.
Nel primo episodio ci troviamo all’inizio del viaggio, coscienti del fatto che si tratta di una storia vera e che gli orrori che ci vengono raccontati sono solo una piccola parte di quello che ci aspetta.
Il mostro è reale e non scompare dopo aver riaperto gli occhi.









