La stima immensa per il Canada non conosce limiti, anzi, ogni volta è palese che si può spostare tale limite un po’ più in là, un pezzetto alla volta, costantemente e senza sosta, sognando sempre un po’ di più.
Non servono riferimenti politici, urbanistici, paesaggistici, è sufficiente rimanere fedeli al tema musicale, e va bene, nessun problema, rimane un imbarazzo della scelta che ogni volta lascia senza parole.
Spaziando da quel noise alternative dei Death From Above 1979 (In odore ‘forse’ di un nuovo lavoro) oppure gustando, in ambienti più mainstream ma sempre di qualità, il successo di Drake o The Weeknd, possiamo ora anche rivolgere il nostro orecchio al nuovo lavoro dei Metz, trio attivo da circa 10 anni con alle spalle tre album, sempre su Sub Pop, ma ancora senza una killing (o anzi, vending) release.
Questo 2020 dalle immense sfaccettature sembra invece aver aiutato i nostri a trovare una quadra dando alla luce un lavoro più organico, completo, crudo come giustamente deve essere un album post core ma anche più ‘digeribile’ e meno ostico, d’altronde lo stesso Alex Edkins, voce/chitarra afferma, intervistato per Apple Music: “Our first couple of records were certainly intentionally abrasive, and short, and concise, and we didn’t really want to do too much musically,”. Questa maturità è palese in tutte le 10 tracce, per una durata di circa 40 minuti, in cui muri sonori composti da riff graffianti, percussioni ossessive, con il sottofondo della voce di Alex, ruvida, diretta ma anche in grado di accarezzare con, limitati, percorsi più melodici.
Di rilievo ‘Blind Your Industrial Park’ e ‘The Mirror’ ma anche la chiusura, con “A Boat to Drown In”
Siamo quindi allora d’accordo nell’incominciare ad accantonare i grandi nomi che, alternandosi, possiamo ricordare durante l’ascolto di ‘Atlas Vending” e invece pensare proprio al trio di Toronto come prossimo punto di riferimento per le nuove band della scena.
Me lo auguro.









