Sapeva essere severissima, Assunta Pittaluga, per un movimento sbagliato, una postura imprecisa, un esercizio fatto senza troppa attenzione. Ma la danzatrice e maestra cagliaritana, scomparsa per un tumore il 17 ottobre 2016 a 68 anni dopo aver formato centinaia di danzatori e danzatrici nella sua scuola di via Ada Negri, era anche dolcissima, accogliente e materna, sapeva comunicare e trasmettere la passione per la danza e l’amore per la bellezza. Emerge il ritratto di una persona complessa, generosa, curiosa e garbata in “La signora della danza, Assunta Pittaluga raccontata in 20 passi“, un libro appena arrivato in libreria con Edizioni Della Torre a cura di Maria Angela Sanna che sarà presentato in anteprima a Cagliari, negli spazi della Fondazione di Sardegna martedì 4 aprile alle 18 dall’autrice insieme alla giornalista Maria Paola Masala.
Un ritratto a più voci
“Non è una biografia classica – precisa Sanna, cagliaritana, appassionata di storie – ma una storia di vita narrata da coloro che con lei hanno avuto in comune, per un lungo arco di tempo, esperienze personali o professionali caratterizzate da impegno, disponibilità, comprensione e amicizia. Ognuno attraverso il proprio punto di vista, un incastro narrativo di singole testimonianze che vengono a comporre un mosaico vocale”. Sanna, che di Assunta è stata grande amica, ha raccolto memorie, ricordi, testimonianze e riflessioni di chi ha incontrato Pittaluga sul proprio cammino e ha conosciuto la donna che ha ridisegnato la danza classica portandola nei teatri ma anche nelle piazze e nelle strade, trasformando una disciplina fino a quel momento chiusa ed elitaria in una passione accessibile a tutti e tutte.

“Non è mai morto nessuno di troppo plié”
Bellissimo il ritratto di Gianna Frongia, sua allieva, che da adulta venne accolta nel corso delle bambine: “Per lei non esisteva l’età o il sovrappeso, non esisteva la bellezza estetica o il fisico giusto per avvicinarsi a quest’arte: per lei esisteva la persona che va valorizzata. Pensava e agiva come farebbe una terapeuta perché, affermava continuamente, non tutti devono diventare primi ballerini della Scala, ma tutti possono acquisire eleganza, scoprire lati nascosti di sé attraverso il piacere di esercitare la magia che si chiama danza”. In questo racconto a più voci ci sono i familiari, il fratello Pasquale e la cognata Mariella, le persone l’hanno incontrata nella danza e nel lavoro come Cristina Lecis, Alessandra Atzori, Claudia Tronci, Giuliana Corrias, Roberto Magnabosco, Giovanni Coda, Anna Boschi, Mirella Demontis, Antonello Mura, Luigia Frattaroli, Carlo Melis, Franco Fois, Paola Scalia; con molti di loro il rapporto professionale si è trasferito in amicizia profonda; e c’è, naturalmente, il ricordo commosso di Italo Medda, compagno di una vita, che con Assunta ha creato un prezioso sodalizio artistico e culturale.
Il ritratto che si delinea nel volume di Maria Angela Sanna è quello di una artista determinata nelle sue scelte ma anche pronta a riconoscere i propri errori, ad ascoltare, a mettersi continuamente in discussione. Tanti la ricordano per la sua ironia: “Non è mai morto nessuno di troppo plié”, amava dire alle sue allieve, e “Se in un luogo non ci puoi andare danzando, perché andarci?”. Negli ultimi anni si era dedicata a una disciplina più leggera, il burlesque, scelta che aveva ricevuto tante critiche: a lei non importava, si era data anche un nome d’arte, Velvet, e portava con grande naturalezza bustini, calze a rete e boa di piume.
“Non ha avuto figli – racconta Tiziana Troja, danzatrice e fondatrice di Lucido Sottile – e non so se li desiderasse, ma i suoi figli sono i tantissimi allievi che l’hanno amata e mai dimenticata. Coloro ai quali si dedicava con tenerezza: quelli di talento, che talvolta non potevano permettersi le lezioni, o i meno dotati o i disabili, che accoglieva nei suoi corsi senza discriminanzione. ‘La danza appartiene a tutti’, diceva, e per me Assunta appartiene alla danza per sempre”.










