Alfabeto Interno succede in un certo modo: ogni lettera suggerisce una parola, la prima che salta fuori. Questa è la regola. Se apparentemente è senza senso, ogni volta vengo smentita nel mio disagio razionale dalla fede in ciò che il presente, con la sua potenza, mi regala. Quindi alla domanda “cosa c’entra Zagabria adesso?”, la risposta è “vai a vedere di che si tratta”. E, infatti, trovo una leggenda interessante ed un etimo ispiratore.
Zagabria è una parola formata da za breg che significa oltre la sponda ma anche za grebom, cioè oltre le montagne. Il concetto di oltre lo trovo intrigante, non come idea metafisica e condizione irraggiungibile, ma proprio come sguardo al di là del proprio naso, anche solo leggermente scostato dalla propria punta dei piedi. Questo è bello e necessario perché saper alzare lo sguardo consente un incontro, l’uscita da quella che potrebbe essere anche una temporanea posizione schizoide, quindi separata e isolata.
Oltre è includente, non è contro, bensì semplicemente un superamento e nel superare se stessi gli esseri umani danno il meglio, trovano risorse che probabilmente non pensavano di avere o non sapevano come mettere in gioco. Oltre è anche la capacità di lasciare andare, “non sono contro di te o il tuo pensiero, sono oltre, in un altro punto dal quale posso anche osservare il tuo ma forse qualcosa in più”. Oltre è contenuto nella parola inoltre, e la particella in indica che metto dentro ciò che trovo poco più in là.
Zagabria include una leggenda che ha a che fare con l’acqua. Si dice che dove sorge oggi la città ci fosse una landa deserta. A far sgorgare l’acqua sarebbe stato un bano, un grande condottiero che, passando da quelle parti, in preda a rabbia e disperazione, conficcò la sua spada nel terreno, causando la fuoriuscita abbondante di acqua. In quel momento passò una bella fanciulla di nome Maddalena, abbreviato in Manda, a cui l’assetato condottiero rivolse queste parole: “Manda, anima mia, attingi un po’ d’acqua”. Dalla combinazione delle parole Manda e anima (duša), quella miracolosa fonte fu chiamata Manduševac ed oggi si trova una delle piazze centrali di Zagabria, mentre la città che presto sorgerà sarà chiamata Zagreb (Zagabria) dal verbo zagrabiti che significa attingere.
Con attingere che inizia per A troviamo l’alpha e con Z di Zagabria l’omega di questo secondo giro di Alfabeto Interno durante in quale non abbiamo fatto altro che attingere ad archivi invisibili eppure così ricchi e complessi da lasciarci sempre l’incanto della scoperta e la creatività della combinazione tra concetti usualmente applicati in altro modo o sviluppati generalmente secondo un senso comune. Invece, qui e oltre, prendendo e restituendo, abbiamo fatto un altro viaggio, le cui tappe metteremo insieme nell’articolo di chiusura.
È interessante che l’acqua, simbolo del mondo delle emozioni, per il suo essere così fluida e penetrante, rappresenti anche quella condizione favorevole alla nascita di una città. Nell’acqua c’è tutto, c’è terra, aria, fuoco, riflette la luce, è ricca di vita, nutre, collega, consente il trasporto, disseta, pulisce, sposta, ricolloca.
Un po’ quello che cerchiamo di fare qui, senza trascurare le lettere speciali J,K,W,X,Y che saranno protagoniste dei prossimi articoli.
E forse ci è anche venuta voglia di andare in Croazia.










