Topdog è un termine che desidero entri nel nostro lessico comune, pertanto ho deciso che lo userò e che tenterò di spiegarne l’importanza.
Adoro l’inglese, da sempre e per sempre, ma amo profondamente anche l’italiano, e sebbene non sia del tutto favorevole all’introduzione di inglesismi nella nostra meravigliosa lingua, non esistendo una traduzione efficace in un’unica parola per topdog, è necessario usarla così com’è.
A volte ho trovato dei simpatici tentativi in “cane di sopra” ma, anche se un po’ rende l’idea, non è esattamente esaustivo.
Nella cultura anglosassone, topdog è la persona di maggior potere o successo all’interno di un gruppo. Racchiude in sé le qualità del leader. Leader ha un significato molto positivo, è colui che riesce a portare (inlg. to lead: guidare, condurre) le persone verso un obiettivo mettendo in campo le migliori qualità di coloro di cui è guida. Il leader è acclamato, a differenza del boss che si impone con arroganza e prepotenza.
Se il topdog è dunque colui che ha maggiori possibilità di riuscita, da intendersi anche in una competizione, e quindi ci rimanda l’immagine vincente di qualcuno che ce la sta facendo, dal punto di vista della psiche designa l’oppressore, il boss della tua malavita interiore, è il tuo sabotatore.
Vedo Freud aleggiare sulla mia testa, e gli chiedo: Sigmund, che ci fai qui? Vorrebbe che parlassi un poco del Super Io, che è un’istanza della personalità in uno dei suoi modelli descrittivi, e vorrebbe che lo paragonassi al Topdog. Sebbene vicini per alcune similitudini, il Super io, che si forma lungo il percorso si crescita della persona, costituisce la dimensione normativa e spesso piuttosto rigida di una parte della nostra personalità. Il Super Io ha anche funzioni di salvaguardia, come depositario della norma e della morale, suggerisce anche del buon senso.
Il topdog è da intendersi per lo più come una carogna dalla forza immane, che non molla fino a che non sia riuscito a far crollare le intenzioni del suo underdog. È facile capire che l’underdog, a volte tradotto come “cane di sotto” ma, scusate per me non va bene affatto, è chi ha minori possibilità di farcela, che non può aspirare alla guida quasi nemmeno della sua vita e che soccombe alla tirannia del topdog, anche noto come sabotatore interno già accennato poco sopra.
Sabotare è un’azione molto raffinata, di certo non esplicita.
Quando sabotiamo qualcosa, mettiamo in atto un piano che è mantenuto segreto, questo piano comprende strategie, modalità, pratiche, materiali, conoscenze, specialità, esperti e consulenti.
Se ci si scomoda a sabotare è perché è più conveniente che fare a pezzi, distruggere. Del resto basterebbe eliminare la cosa che ci infastidisce invece che convogliare tutte quelle risorse per sabotare, no? Invece, si mette in moto la raffinata giostra del sabotaggio.
Come mai conviene?
Essendo tutto un percorso nascosto e segreto, alla fine il sabotaggio ha lo scopo di far succedere ciò che non vogliamo, che non osiamo volere, perché disapprovato anche se legale e innocuo, in modo che il risultato del sabotaggio risulti in uno scarico di responsabilità su cose e situazioni che abbiamo segretamente messo in moto, in modo da sentirci frustrati e falliti con delle enormi scusanti.
Per la nostra psiche è più conveniente fare tutte queste operazioni perché il peso della responsabilità della nostra vita, di come quindi siamo abili a rispondere alle sue reali richieste, ci appare ancora più grande, intrappolati come siamo in ruoli, convenzioni, aspettative che il caro topdog non tralascia mai di ricordarci.
Quindi il sabotaggio ha il senso di non consentirci di mobilitare le energie verso ciò che desideriamo ma che non è condiviso o approvato, ad esempio in famiglia, e di farci realizzare ciò che non vogliamo che, forse, è meglio accetto nei nostri sistemi sociali di riferimento.
Ricordate bene la parola topdog perché da oggi sarebbe bellissimo se iniziaste a parlare con il vostro topdog, così da portare alla consapevolezza il vostro personale stile di sabotaggio, che il topdog che è cresciuto in voi ha realizzato e messo a punto a vostra insaputa. Iniziate ad ascoltare le sue parole, perché non è che non le dica, non è che sebbene sia un fine stratega sia poi così bravo a tenere tutto nascosto, ha sempre qualche sbavatura nel suo piano, è tirannico ma mai brillante come il suo underdog che soccombe, è vero, ma che è anche colui che nella piena consapevolezza di questa dinamica può prendere la situazione in mano e ribaltare i piani, una specie di Mission Impossible che poi, alla fine, era molto possibile.
Voglio chiudere in musica, con un brano funk divertente, perché anche le cose più strane e dolorose della nostra vita le possiamo affrontare con ironia. Ascoltate Underdog di Sly and the Family Stone, lui ne sapeva qualcosa e infatti ha canzonato la faccenda.









