Iniziamo col dire che non ho la minima idea del motivo per il quale mi stia occupando oggi di questa parola.
In realtà, se ci penso bene, la usa spesso mio fratello per prendermi in giro, perché sostiene che abbia gusti particolari e che sia indignata perché ancora non ho trovato un barman in grado di prepararmi un cocktail al rododendro. E va bene, prendo la sua affettuosa presa in giro ma non mi basta. Penso, infatti, che sia una parola rimbalzante, con tutte quelle d. Mi fa anche immaginare chi si rode dentro.
Poi arriva il greco in mio aiuto e scopriamo che ῥόδον (ròdon) significa rosa e δένδρον (dèndron) vuol dire albero. Albero rosa, o forse è meglio dire albero delle rose. Essendo un arbusto che cresce al meglio in zone montane, è chiamato anche Rosa Alpina ed arriva dalla Cina e dall’area caucasica.
Quali sono le sue proprietà? Nessuna, a parte la bellezza dei fiori rosa intenso, quasi scarlatto.
Nessuna? Mi volete dire che la bellezza non sia una delle più grandi proprietà? In un mondo sempre più imbruttito ne abbiamo disperatamente bisogno. Ebbene, il rododendro esprime la sua bellezza anche nelle funzioni terapeutiche che sono ipotensive, antireumatiche, antitussive ed espettoranti.
Guardate che questo ha molto a che vedere con il rodere dentro, quel meraviglioso meccanismo di richiamo continuo dell’emozione composita fatta di invidia, fastidio, rabbia, risentimento, quest’ultimo nella sua accezione temporale del ri-sentire l’emozione, quindi richiamarla continuamente e coltivarla, farla crescere spaventosamente in noi.
E il rododendro cosa fa? Ti calma, abbassa la pressione.
Osservate il fatto che quando stiamo a rodere siamo come un tegame di fagioli che sobbolle, o come una pentola a pressione che, se non avesse la valvola di sfogo, esploderebbe.
Trasliamo il tutto alla psiche, meraviglioso mistero umano, e chiediamoci cosa ci spinga a mettere in pentola tanto rancore, rabbia e invidia e cosa sia necessario per liberarci da tanta pressione. Molti individui che si polarizzano in queste emozioni, hanno la loro valvola di sfogo nella costante attività del parlar male, del riversare con lamentele, più o meno al vetriolo, la bile sul prossimo, vittima sacrificale della propria inettitudine. Sì, inettitudine, perché è facilissimo scaricare la responsabilità del personale disagio sul prossimo, molto più difficile assumersela sulle spalle e cercare di venirne a capo.
Il rododendro ha anche proprietà espettoranti, quindi buttare fuori robaccia vischiosa e potenzialmente soffocante, e proprietà antitussive, quindi migliora la tosse che, nel suo significato psichico ha anche quello di rappresentare qualcosa che non va giù, che sta in gola, che non si esprime ma nemmeno si estingue, che è lì fastidioso e stizzoso. La gola è legata al centro di espressione personale, cos’altro posso dire? Fate voi dei collegamenti.
Ma cosa c’entrano i reumatismi col rodere dentro? I reumatismi, non sono un medico quindi ne darò una definizione semplice ma attendibile, sono delle infiammazioni che colpiscono articolazioni, tendini, ossa e muscoli, ciò che ci consente il movimento. Non mi stupisce, chi rode dentro è sempre fermo sulle sue meschinità, rosica continuamente e rimugina sulle stesse cose che alla fine costituiscono la sua trappola, in fiamme, in cui cresce la pressione.
Cosa ce ne facciamo della bellezza del rododendro?
Mi pare tantissimo, innanzi tutto nella sua funzione adornante che ci aiuta a vedere il bello nella vita, e poi nell’azione del lasciar andare, spegnendo ciò che non ci fa bene, prima che divampi e lasci solo cenere.










