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Alfabeto interno. H come Hotel

Di Valeria Martini
25/10/2020
in alfabeto interno, Comunicazione e società, Rubriche
Tempo di lettura: 4 minuti

foto di Paul Bulai

Mi pare quasi di vedere l’alfabetiere appeso in classe con questa lettera misteriosa che, quando andavo io alle scuole elementari, era l’unica senza immagine di accompagnamento.

Oggi, invece, hotel è la parola e l’immagine assunta nel codice alfabetico internazionale per la lettera H.

Hotel è un termine di origine francese (dal francese antico hostel), a sua volta di radici latine (hospitale), e ci riporta all’ambiente dell’ospedale, luogo di cura, ricovero e assistenza, ma anche alloggio per forestieri.

È così che vedo il nostro corpo fisico.

Il corpo come luogo che provvede, assiste e ospita.

Chi? Cosa?

Supponiamo che l’idea che ora vi propongo sia accettabile piuttosto che abbastanza bislacca: il corpo fisico consente alla nostra coscienza individuale di fare esperienza nel mondo materiale; il forestiero che il corpo assiste e accoglie è la coscienza.

Immaginiamo la coscienza individuale come una fiamma accesa e sospesa ma unita a tutte le altre coscienze dell’universo. Ad un tratto essa viene richiamata in basso, nella materia, per fare esperienza, ancora esperienza, e per il tramite dell’esperienza di ciò che sa solo a livello teorico, possa espandersi e, nel tornare nel cielo di tutte le fiamme di coscienza, restituire al Tutto la sua stessa espansione. Sappiamo che l’universo è in continua espansione, e lo è anche grazie a questa discesa e risalita di frammenti di coscienza, che partono in una certa foggia e poi ritornano più grandi o più sviluppati.

Un po’ come succede al nostro corpo, iniziamo in un modo e finiamo in un altro. Oppure, il nostro cervello che, essendo plastico, lungo l’arco della vita si modifica e quando moriamo, è molto diverso da come era alla nascita.

Discese e risalite, come ben presentato nell’immagine della scala di Giacobbe.

Di cosa si tratta?

Il patriarca Giacobbe fa un sogno, una scala che ha i piedi sulla terra e la sommità si perde nel cielo, non se ne vede la fine. Da questa scala scendono e risalgono degli angeli. Scendono per un motivo e risalgono con quello stesso motivo adempiuto. E poiché è stato adempiuto non è più quello di partenza ma è se stesso compiuto.

La coscienza, che in realtà contiene il corpo fisico, è come se si stringesse un pochino per abitare nel corpo e per usarlo come strumento di azione, per agire sulla Terra in adempimento a un piano individuale da realizzare.

Possiamo immaginare questa cosa in maniera semplice: la mia automobile è ciò che mi porta da un punto ad un altro secondo la mia necessità. L’auto è il corpo, me stessa che la usa è la coscienza che decide dove andare e anche che tragitto fare.

Noi siamo essenzialmente coscienza e poi usiamo un corpo per fare esperienza.

Di qui si possono intuire le priorità che, ahimè, nella nostra società sono quasi del tutto ribaltate.

Diamo molta importanza al corpo, in un’esaltazione estetica al limite dell’inaccettabile; lo usiamo per motivi che spesso giudichiamo perfino sbagliati in percorsi piuttosto contorti ma, sorprendentemente, è ciò che la nostra coscienza ha deciso di fare.

E così facendo procede nel suo intento di espansione. Alcuni lo chiamano risveglio, ma io preferisco pensare che la coscienza non possa che essere già sveglia, non potrebbe agire se così non fosse. Magari è sveglia da poco, ancora leggermente intontita da una notte cosmica piuttosto impegnativa, e allora ha bisogno di un buon caffè che, nella metafora, potrebbe essere qualcosa che la aiuti a essere più vigile. Ecco, talvolta questo caffè è piuttosto amaro, come le esperienze difficili e sgradevoli ma essenziali piuttosto che molto edulcorate e talmente semplici da far venire voglia di stare a letto ancora un po’.

Il percorso della vita sembra tutto giusto e perfetto, e lo è quando proviamo solo ad osservare piuttosto che giudicare i comportamenti altrui quando notiamo che qualcuno dà troppa importanza al corpo e troppo poca allo spirito. A mano a mano che la coscienza che usa quel corpo sarà più vigile, le cose cambieranno, vedremo che si inizierà ad avere cura delle forme materiali come rispetto del creato e come gratitudine verso l’opportunità che la vita ci fornisce nel poter esprimere sempre di più e finemente ciò che siamo, nel poter diventare ciò che siamo.

Siamo forestieri in cerca di conoscenza e con un incredibile bisogno di verificare attraverso i fatti che vivremo ciò che ci ha spinto ad agire o a credere in qualcosa, e per il tramite della verifica divenire sempre più vigili, creatori e rigeneratori.

la foto è di Paul Bulai

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Commenti 1

  1. ROSA MARIA PIRODDA says:
    5 anni ago

    Si noi come Coscienza scendiamo nella Materia e la trasformiamo. Siamo gli Emissari dello Spirito che si trasforma in materia tramite noi e ancora tramite il nostro percorso spirituale si eleva a Spirito in una eterna Alchimia Spirituale, un Matrimonio Celeste.

    Rispondi

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