È curioso e non ci si può forse credere, ma il dibattito attorno all’etimologia di questa parola è stato acceso assai. Alla fine, le ipotesi più attendibili ci riconducono al masticare e a dividere, tagliare, spartire e spezzare che sono, effettivamente, cose che facciamo anche con i denti. Anzi, sono cose che facciamo con utensili parte diretta del nostro corpo, cioè i denti, perché in effetti tagliamo, spezziamo, dividiamo anche con le mani ma molto spesso con mani che devono servirsi di strumenti creati appositamente per spezzare, dividere e tagliare. Non parliamo del masticare, cioè tritare, mischiare, sminuzzare e strappare che sono prerogativa unica dei denti nel nostro corpo fisico.
Insomma, i denti sono proprio armi in dotazione biologica, con il pregio di ornare la bocca e di consentire a noi tutti di sorridere o con una diversa espressione delle labbra e di un centinaio almeno di muscoli facciali, mostrarli nella smorfia aggressiva. Perché sono pure collegati alle emozioni: sorriso e gioia, aggressività e rabbia. E la mancanza di denti ci condiziona, non ridiamo, mastichiamo male e se non vengono ripristinati, ne va anche della nostra schiena e postura corretta.
Oggi, al nostro livello di evoluzione, sembra che non spuntino oramai quasi più i denti del giudizio e che la nostra mandibola si sia modificata e adattata a un cibo diversamente masticabile e digeribile. Perché la vita ci chiede cambiamenti. Si vede da come è masticato un boccone il modo in cui sarà digerito. Ed è valido per ogni cosa della vita.
Le esperienze, mandate giù senza nemmeno il minimo di elaborazione, rischiano di restare sullo stomaco o di arrivare in altri tratti dell’apparato digestivo come se fossero delle palle di cannone che fanno fatica a passare nelle strettoie pensate per materiale decisamente più morbido, idratato, intriso di succhi digestivi che si sono infilati tra le fessure del bolo masticato per bene.
Quando non mastichiamo e assaporiamo le esperienze, quando siamo forse costretti a mandare giù un boccone amaro o pesante e magari assieme anche a dei rospi, noi ne risentiamo e la nostra psiche soffre. E se non torniamo sulla elaborazione dei nostri vissuti, anche dopo del tempo da quando sono accaduti, noi è come se li lasciassimo laggiù a marcire, dentro il nostro stomaco psichico, assieme a tutti gli organi psichici che non sanno bene come svolgere il loro lavoro, ed allora si ammala anche il corpo. È tutto collegato.
Ci sono denti che mordono davvero la vita, denti che sorridono davvero alla vita, denti che spezzettano, tagliano, separano i fatti della vita e se non li abbiamo sviluppati si vede chiaramente nei vissuti di falsità, di passività, di tristezza, di invasione dei nostri confini personali.
Come si fa?
Prendi le tue esperienze dolorose, quelle che hai etichettato come fallimento o perdita e invece di lasciarle a imputridire, idratale con le tue lacrime, separa il buono dal meno buono per te, spezza le catene delle tue idee preconcette, macina tutto con amore. Spartisci, dando a te ciò che spetta e al resto altrettanto.Ci vuole tempo, non avere fretta, abbi solo amore.
(Foto di Colourblind Kevin)









