Tematiche coloniali, oppressione, negazione della libertà e riscatto sociale: di questo e tanto altro si è parlato nella ventesima edizione di Al Ard Film Festival, la rassegna cinematografica organizzata dall’associazione culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV. Attraverso proiezioni, incontri con registi sardi e internazionali, dibattiti ed eventi nelle scuole, ancora una volta il festival ha offerto uno sguardo approfondito sul mondo arabo e sulla Palestina occupata, in un contesto particolarmente delicato segnato dal conflitto Hamas-Israele.
Dopo cinque giornate ricche di appuntamenti, sabato scorso il festival si è concluso con le premiazioni dei film vincitori sul palco del Teatro Massimo a Cagliari. Dei quattro premi previsti per questa edizione, tre sono stati assegnati dalla giuria, composta da Hanaa Mahameed (giornalista), Mohamed Al-Atar (regista), Massimiliano Mazzotta (regista e direttore artistico del Festival Life After Oil), Marco Pasquini (regista) e Anna Maria Brancato (co-direttrice artistica di Al Ard Film Festival). A questi si aggiunge quello del film premiato dal pubblico in sala.
I premi della giuria
‘In the Shadow of Beirut’ ( Irlanda, 2023, 93’) di Stephen Gerard Kelly e Garry Keane, vincitore del Premio al Miglior documentario lungo, esplora la cruda realtà nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, nella periferia ovest di Beirut, scossi dal massacro del 1982 a opera delle Falangi libanesi e delle Forze di difesa israeliane. Seguendo quattro famiglie nel corso di quattro anni, il documentario offre un accesso straordinario alla vita quotidiana e ai duri rituali di sopravvivenza in una Beirut sull’orlo del collasso finanziario. Un connubio di storie umane avvincenti, colme di resilienza e speranza, scelto dalla giuria per la sua capacità di “raccontare la drammaticità della vita all’interno del campo profughi di Shatila, entrando in punta di piedi nell’intimità profonda delle vite di alcuni dei suoi abitanti” attraverso “un uso efficace della cinematografia”.

Il Premio alla Miglior fiction è stato assegnato a ‘Uncle, Give me a Cigarette’ (Palestina, 2023,5’) di Al Masna, un corto d’animazione “pazientemente realizzato in stop-motion, raccontato in maniera semplice e originale da 14 ragazze tra i 10 e i 17 anni che hanno seguito il laboratorio organizzato dall‘Unione dei comitati delle donne palestinesi”. Il corto ripercorre la vicenda del palestinese Walid Daqqah, detenuto per 27 anni nelle carceri israeliane, originariamente condannato all’ergastolo per coinvolgimento in un gruppo legato al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nonostante una riduzione della pena nel 2012, nel 2018 gli fu imputato il contrabbando di telefoni, prolungando la sua detenzione fino al 2025. Affetto da malattie croniche e cancro al midollo osseo, il sistema carcerario israeliano negò il suo accesso a un trapianto vitale, evidenziando la durezza del sistema giudiziario verso i palestinesi. Il corto si focalizza su un momento cruciale in cui Daqqah è coinvolto in un incontro significativo con un ragazzino di 12 anni, mettendo in luce la complessità della vita dietro le sbarre.
‘Heavy Metal’ (Germania, Giordania, 2023, 32’) di Edward Knwoles e Timo Brunn , scelto dalla giuria come Miglior documentario corto, segue il sogno di Adla, Rahmeeh e We’amdelle, cresciute nel campo profughi Al-Ba-ga’a, in Giordania. Le tre adolescenti, appartenenti alla squadra di pesistica Champ Camp, arrivano ai 70 kg, puntano alle medaglie nelle competizioni internazionali e alle Olimpiadi, sfidando le tradizioni e dimostrando una straordinaria determinazione. ‘Heavy Metal’ cattura il mix di emozioni mentre le ragazze affrontano prove davanti ai loro cari, distinguendosi “per la dolcezza e l’intensità dei ritratti illustrati, per la determinazione e il coraggio con cui le protagoniste perseguono i loro sogni -nonostante le dure sfide che la società e la vita possano imporre – per la forza e la speranza di un messaggio che racconta una storia di fermezza ed emancipazione attraverso l’esperienza delle atlete “
La scelta del pubblico

A conquistare il pubblico ‘Reel Rock: Resistance Climbing’ (Stati Uniti, 2023, 38’) di Nick Rosen e Zachary Barr, un documentario incentrato sull’ effetto terapeutico dell’arrampicata in una situazione di conflitto permanente: nelle colline della Cisgiordania, un gruppo di beduini si dedica all’arrampicata, un’evasione temporanea dall’oppressione degli occupanti israeliani. A loro si unisce lo scrittore e scalatore americano Andrew Bisharat, arrivato in Cisgiordania per riscoprire le sue radici palestinesi.
Una targa per i giornalisti caduti in guerra a Gaza
Inoltre, nel corso della serata è stata consegnata una targa alla giornalista palestinese Hanaa Mahameed, un omaggio ai giornalisti che a oggi hanno perso la vita nella striscia di Gaza.
Al Ard Festival “è stato una straordinaria occasione per approfondire con il pubblico temi che indirettamente o direttamente riguardano la Palestina – ha concluso Fawzi Ismail, presidente dell’associazione culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV – Siamo davvero felici di vedere un pubblico così variegato, con tantissimi giovani presenti in sala, che ha seguito con interesse proiezioni e incontri. Questo è il segno che c’è una grande voglia di conoscere il mondo arabo per capire cosa sta succedendo in questo momento e che, soprattutto, c’è un grande desiderio di pace e di giustizia. In questo senso, il cinema è un potente mezzo che permette di andare oltre con lo sguardo “
Spin-off di Al Ard
Dopo la tappa cagliaritana, Al Ard Festival è approdato a Macomer il 26 febbraio e a Nuoro il 27 con i suoi spin off. L’appuntamento conclusivo è previsto per sabato 9 marzo ad Ales.










