La persona che dice sempre di sì. Ma, sfortunatamente, se il significato fosse solo questo, l’espressione yes-man non avrebbe un’accezione così negativa. Essa designa, invece, il lacchè, il leccapiedi, il subordinato servile che davanti al suo superiore non contraddice, non eccepisce ma solo perché pavido, calcolatore, finto stratega. Insomma, un essere pessimo quasi quanto colui che serve, suo malgrado.
Se esiste un modo, però, di dare una rinfrescata a questo termine, è quello di contrapporlo a no-man. Intanto no-man potrebbe anche voler dire nessun uomo. In effetti, la negazione è sottrattiva e in questo caso sottolinea una assenza. Non c’è nessuno. Ma no-man è anche colui che dice sempre no, il polemico e bastian contrario a tutti i costi, che cerca lo scontro, per il quale ogni cosa debba essere rivestita di negatività.
Yes-man pavido, pappamolle e privo di idee, no-man irascibile, isterico e scontroso.
Ma se proviamo a far esistere lo yes-man nella sua pura funzione di dire di sì, cosa succederebbe? Forse assisteremmo a un susseguirsi di atti di cedevolezza.
Lancio una sfida: per un giorno, dal risveglio alla notte, proviamo a dire di sì a tutto. Dire di sì a tutto non significa esattamente essere cedevoli, ma provare un giorno ad accettare tutto. Questo potrebbe farci sentire la sensazione della cedevolezza, requisito fondamentale nella realizzazione dei nostri progetti. Qui parlo della difficilissima capacità per ognuno di noi di consegnare una quota, anche piuttosto consistente, di controllo degli eventi che dovrebbero determinare un conseguimento, alla vita.
E poi proviamo a fare una giornata di no.
Seconda sfida, dire no a tutto. Il che significherà dire di no anche ai piaceri che dovessero presentarsi in quella giornata da no-man. Come un uomo, essere umano, che non esiste, quei no quanto possono essere pesanti? Quanto mai ci potrebbero costare? Eppure l’esperimento vale il premio finale, ovvero la sensazione di saper mettere confini, di passare al setaccio i falsi bisogni che ci fanno credere di non poter essere felici senza tutta una serie di cose a cui, invece, attribuiamo importanza.
In questo modo potremmo riunire la polarità sì-no, farle esistere nella loro dignità e potenza, perché il tuo sì sia sì e il tuo no sia no, qualunque cosa accada.
La via di mezzo raggiungibile è sempre quella proposta dal grande maestro Buddha, che si calpesta con la piena consapevolezza, non senza difficoltà, ma nel potere personale, diretti verso la luce, in equilibrio.
Il secondo giro di Alfabeto Interno termina qui. Il nostro prossimo appuntamento è con questa seconda famiglia di parole che ritroverete dentro la seconda storia che chiuderà, come nel primo caso, anche questo percorso di lettere, parole, significati e sguardo interiore.









