Un femminicidio ogni due giorni, consumato soprattutto dentro le mura familiari: è il dato drammatico che emerge dall’ultimo rapporto sulla violenza di genere dell’Organizzazione mondiale della Sanità sul nostro paese. Numeri terribili a cui si è aggiunto l’isolamento del lockdown, che ha costretto tantissime donne a convivere con i partner maltrattanti senza possibilità di comunicare e chiedere aiuto. A questo tema è dedicata la ricerca di Stefania Prandi, giornalista e fotografa milanese che ha dedicato gli ultimi tre anni a una indagine sulla violenza e il femminicidio: il suo lavoro sarà in mostra a Cagliari, nello spazio Mgallery del Teatro Massimo in via De Magistris, da lunedì 17 maggio (con inaugurazione alle 17) fino al 19 giugno.

Nell’esposizione dal titolo “The consequencies“, curata da Emanuela Falqui, trenta ritratti ricostruiscono le storie di donne vittime di femminicidio attraverso gli sguardi di chi resta e sopravvive alla violenza di genere. Madri, padri, sorelle, fratelli, figli ai quali restano i giorni del dopo, i ricordi immobili trattenuti dalle cornici, le spese legali, le umiliazioni nei tribunali, i processi mediatici, la vittimizzazione secondaria. Un incontro di fiducia, in cui i familiari consegnano il loro vissuto alla fotografa che crea un immaginario intimo, di grande intensità psicologica e profondamente incisivo, allontanandosi dalla spettacolarizzazione del dolore alla quale siamo abituati, per lasciare spazio alla riflessione. Stefania Prandi attraverso la forza iconica delle immagini e la consapevole scelta di inquadrare la questione dalla prospettiva del lascito, compie un’operazione artistica di testimonianza e denuncia, carica di umanità.
La mostra è realizzata in collaborazione con la Collettiva Le Infestanti, il Centro Antiviolenza dell’Unione Comuni d’Ogliastra, il Centro di Documentazione e Studi delle Donne di Cagliari, la Circola nel Cinema Alice Guy, Sardegna Teatro e Dry-Art.

“Le fotografie, accompagnate dalle testimonianze – sottolinea Emanuela Falqui – ricostruiscono i ricordi facendo emergere il vero significato dell’affetto e del rispetto verso le persone care, contro la retorica di una cultura che mette sullo stesso piano l’odio, la gelosia, il controllo, il potere, come manifestazioni secondarie e naturali dell’amore. Un incontro di sguardi e di fiducia in cui i familiari consegnano il loro vissuto alla fotografa che, con delicatezza, crea un immaginario intimo, di grande intensità psicologica e profondamente incisivo, allontanandosi dalla spettacolarizzazione del dolore alla quale siamo abituati per lasciare spazio alla riflessione. Trenta ritratti colmano l’assenza di queste donne, grazie a chi non si arrende; ma sono anche un invito ad avvicinarci e ad adottare queste storie come nostre, e per le quali tutte e tutti possiamo fare qualcosa per evitare che ancora accadano”.
La mostra potrà essere visitata dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 18, il sabato dalle 15 alle 19. Per l’inaugurazione, lunedì 17 maggio, sono previsti due turni di visita, alle 18 e alle 19, in gruppi da 30 persone al massimo. La prenotazione della visita è obbligatoria su EventBrite.










