Con il colpo di stato del 24 marzo 1976 che spodestava Isabel Martinez de Peron i militari argentini presero facilmente il potere sopprimendo ogni istituzione costituzionale. La giunta con a capo Jorge Rafael Videla e composta da Rodolfo Gualtieri, Emilio Eduardo Massera e Orlando Ramon Agosti diede il via al cosiddetto “Processo di riorganizzazione nazionale” che instaurava di fatto un feroce sistema di autoritarismo burocratico che porterà all’attuazione di un preciso piano terroristico di stato.

Appoggiato dalla chiesa cattolica, dagli industriali e con il beneplacito di Kissinger e l’aiuto della P2 di Licio Gelli, il nuovo regime intraprese quella che sarebbe passata alla storia come guerra sucia, la guerra sporca. Una repressione feroce e sanguinaria contro ogni forma di opposizione, mirata a colpire indistintamente socialisti, comunisti, montoneros ( i peronisti di sinistra) anarchici, cattolici dissidenti, radicali e pacifisti. Il pretesto era quello di combattere il terrorismo e la lotta armata delle frange più estreme e di riportare ordine e stabilità nel paese. Secondo i militari la democrazia e le sue istituzioni non erano adatte a tale scopo e con questo assunto giustificavano l’utilizzo della violenza, l’abolizione di ogni diritto costituzionale, la promulgazione della pena di morte e il controllo totale sui mezzi di comunicazione di massa.
Per attuare il piano la dittatura si servì degli apparati dell’esercito, della polizia e delle patotas, squadre non ufficiali di militari che a bordo di camion e Ford Falcon verdi sequestrarono e arrestarono migliaia di operai, studenti, docenti universitari, sindacalisti, giornalisti, attivisti politici, operatori umanitari e religiosi terzomondisti. Una volta arrestate, le vittime venivano rinchiuse in luoghi segreti di detenzione – è rimasto tristemente famoso quello della Escuela de Mecánica de la Armada di Buenos Aires – e senza alcun processo, torturate per mesi, assassinate e fate sparire nel nulla.

Con questo sistema cominciava il dramma dei desaparecidos. Su circa 40mila vittime del regime, si stima che fra il 1976 e il 1983 almeno 30mila siano state fate scomparire con i voli della morte sul Rio de La Plata e sull’Oceano o sepolte in fosse comuni. Tutto compiuto in gran segretezza per non attirare le attenzioni del mondo e delle associazioni internazionali sui diritti umani, come era successo nel Cile di Pinochet pochi anni prima.
Dramma nel dramma fu quello delle donne arrestate mentre si trovavano in stato di gravidanza o violentate nei centri di detenzione. Molte di esse furono uccise e i loro figli illegalmente affidati in adozione a famiglie di militari e poliziotti.
Saranno questi fatti a far nascere i movimenti delle Madri di Plaza de Mayo e delle Abuelas , le Nonne di Plaza de Mayo che nel 1977 diedero vita alle manifestazioni pacifiche di fronte alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale argentino, per chiedere conto allo stato della sorte dei figli e nipoti scomparsi e per reclamare verità e giustizia. Negli anni della dittatura molte di loro saranno arrestate e rinchiuse nei centri di detenzione.

Grazie alla loro lunga e infaticabile opera di denuncia, gli orrendi crimini perpetrati dal regime dei colonnelli sono stati sottratti all’oblio. Nonostante le vergognose leggi dell’Obediencia Debida e del Punto Final, promulgate sotto la presidenza Alfonsin nel 1986 in seguito a diverse pressioni da parte degli apparati militari, che stabilivano l’estinzione delle azioni penali rivolte contro tutte le persone che avessero commesso delitti vincolati all’instaurazione di forme violente di azione politica fino al 10 dicembre 1983, si arrivò alla condanna di militari e funzionari. Questo è accaduto soltanto negli anni 2000 sotto la presidenza Kirchner che esercitò pressioni per la revoca di diverse amnistie che portarono finalmente alla condanna per crimini contro l’umanità di alcuni responsabili, fra i quali Jorge Videla.
Grazia all’intraprendenza delle Abuelas e alle loro campagne di sensibilizzazione del “Sai chi sei” e alla “Rete per l’identità” a partire dal 2000 molti giovani si sono sottoposti al test del DNA. In questo modo sono stati identificati oltre 130 casi di bambini sottratti alle famiglie durante la “guerra sporca”.
Ogni 24 marzo le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo compiono la loro marcia pacifica, ma per il secondo anno consecutivo dovranno fermarsi a causa del Covid. Tuttavia non mancano le iniziative in Argentina e nel resto del mondo, come quella di Plantamos Memoria, l’invito a piantare 30mila alberi, uno per ogni desaparecido, al quale ha aderito anche il comune di Olmedo.

Per approfondire l’argomento vi consigliamo la lettura di :
-‘Nunca Mas’, il rapporto della Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas
-‘El Tano : Desaparecidos Italiani in Argentina’ di Carlo Figari che racconta la vicenda delle vittime di origine sarda
-‘Le Irregolari – Buenos Aires horror tour’ romanzo di Massimo Carlotto
– ‘Mar Del Plata’ di Claudio Fava
– ‘Adesso posso scegliere : Dittatura, identità e memoria nelle vite di quattro donne sudamericane’ di Nadia Angelucci.

E la visione dei film:
– ‘Garage Olimpo’ di Marco Bechis
– ‘La storia ufficiale’ di Luis Puenzo
– ‘La notte delle matite spezzate’ di Hector Oliver
– ‘Il Clan’ di Pablo Trapero
– ‘Sur’ di Fernando Ezequiel Solanas











