“Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Furono queste le parole pronunciate a Roma il 12 febbraio del 1600 da Giordano Bruno, dopo avere udito in ginocchio la sentenza dei suoi inquisitori. La mattina del 17 seguente venne condotto a Campo de Fiori, attraverso la Via del Pellegrino accompagnato da un lugubre corteo di incappucciati. Qui, nel luogo dove allora venivano eseguite le pene capitali, dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, venne denudato, legato a un palo e arso vivo. Da allora, in nome di quei principi che gli infiammarono la vita e gli resero onorabile la morte, è diventato il simbolo della libertà di pensiero che ha ispirato gli ideali laici, progressisti e antioscurantisti in tutto il mondo.
Nella piazza del suo martirio, sorge ancora il monumento che lo ricorda. Dal 1889 rappresenta la protesta della ragione contro coloro che vorrebbero strozzarla a favore del dogma e l’ammonimento ai seguaci delle tenebre del passato, del fanatismo e del fondamentalismo. A Roma, la sua presenza assunse da subito il valore aggiunto di un’implicita e severa condanna al potere temporale e spirituale dei papi (Leone XIII minacciò di abbandonare la capitale per rifugiarsi in Austria, qualora la statua fosse stata scoperta al pubblico) e ha resistito ai ripetuti assalti del cattolicesimo più oscurantista, menzognero e reazionario anche dopo i Patti Lateranensi di epoca fascista.
La statua è ancora metà di pellegrinaggio degli appartenenti all’ Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno” che anche quest’anno, seppur in tono minore, hanno voluto commemorare l’evento con una piccola manifestazione e con la deposizione delle corone.
L’associazione già ai primi del novecento aveva una piccola sezione anche a Cagliari in Via Barcellona. Vi si riunivano i giovani radicali, repubblicani e socialisti sardi, gli stessi che avevano voluto dedicargli un busto che venne collocato in via Mazzini e che oggi sta nell’atrio della facoltà di lettere. Ogni tanto agli incontri partecipava anche un giovane studente liceale. Si chiamava Antonio Gramsci.

Foto di Maurizio Pretta.










