“Per me si va ne la città dolente”
Inferno, Canto III – “La Divina Commedia”, Dante Alighieri
Che cosa hanno in comune questo passo dell’Inferno dantesco con la storia raccontata dalla giornalista Barbara Serra nel suo “Fascismo in famiglia”, edito da Garzanti e pubblicato lo scorso aprile 2025?
Apparentemente niente, se non fosse che è proprio da una “città dolente” molto vicina a noi, all’autrice e alla sua famiglia che parte la narrazione. Parliamo infatti di Carbonia, la “città del carbone”, il comune sulcitano fondato in prossimità dei giacimenti carboniferi, il cui sfruttamento avrebbe dovuto portare all’indipendenza energetica italiana in pieno regime fascista, tanto da venire inaugurato il 18 dicembre 1938 da Benito Mussolini in persona. La città costruita in soli 300 giorni, sorta dove prima non c’era niente e che cristallizzava, in Sardegna, il ‘sogno americano’, più precisamente il sogno fascista. Il messaggio propagandistico infatti era inequivocabile: grazie al fascismo, la città donava le sue ricchezze e la popolazione ne beneficiava.
“Fascismo in famiglia” non è però un libro di storia: “Io sono, di fatto, una sradicata. – dichiara l’autrice – Questa storia l’ho sempre sentita raccontata da mio padre, ma essendo cresciuta all’estero ha avuto su di me un impatto sicuramente diverso da quello che avrebbe avuto se fossi vissuta in Italia. Quando poi mi ci sono approcciata (dapprima per il documentario omonimo uscito nel 2020 per Sky e poi per il libro), mi ha sorpreso scoprire quanto fossi ignorante al riguardo: non solo del fascismo in Sardegna e del suo ruolo, ma anche di molti aspetti legati alla mia famiglia. Questo libro mi ha permesso di riconnettermi alle mie radici. È il mio tentativo di intrecciare i fili della storia della mia famiglia, la vicenda di mio nonno Vitale Piga, gerarca fascista (che della ‘città del carbone’ è stato il podestà), con quelli delle mie esperienze fra varie culture e con quelli della storia degli anni più turbolenti e violenti dell’Italia moderna”, chiarisce Serra.
Trame dal gusto storico-famigliare si intrecciano nell’ultima fatica letteraria della giornalista nata a Milano nel 1974 da padre sardo e madre sicula, cresciuta a Copenaghen e poi trasferitasi a Londra, appena diciannovenne, per frequentare la prestigiosa London School of Economics. Giornalista di fama internazionale, da qualche anno scrive una newsletter periodica in lingua inglese, intitolata “News with a foreign accent“, ovvero “Notizie con un accento straniero”, dove analizza le sfide del parlare inglese come seconda lingua e la dominanza culturale dell’inglese nel giornalismo internazionale, come lingua globale. Ha lavorato per le reti BBC, CNN e Al Jazeera, ed è approdata di recente a Sky News UK. In pochi sanno, comunque, che la sua prima gavetta la deve all’emittente sarda Videolina.
“L’ultima cosa che volevo e di cui ritenevo avessero bisogno gli italiani era pubblicare l’ennesimo ‘mattone’ sul fascismo. Spero di essere riuscita a raccontare un’altra storia, da un altro punto di vista, anche se inserita in quel contesto”, dichiara la giornalista in dialogo con Alessandro Pregliasco dal palco allestito nella piazza Repubblica, a Carloforte, durante la presentazione del libro inserita tra gli appuntamenti di *Asterischi – Festival di idee e di dettagli. Venti | 25, che si è tenuta lo scorso venerdì 22 agosto.
La serata non è scandita solo dal ricordo dei momenti più bui di un Paese che ancora oggi manifesta una certa difficoltà nel fare i conti col proprio passato, ma affronta tante tematiche contingenti, perché “il momento storico che stiamo vivendo è particolarmente appropriato per parlare del passato e viceversa”, chiarisce la stessa Serra nel libro.
E infatti “Fascismo in famiglia” è solo un pretesto: Pregliasco modera, detta il tempo, dà gli input, e i due costruiscono insieme una narrazione che partendo dal fascismo arriva al conflitto in Medio-Oriente, tocca la guerra russo-ucraina, attraversa gli ultimi recenti vertici che hanno tenuto la popolazione mondiale col fiato sospeso, e che hanno visto il presidente americano Donald Trump vestire i discutibilissimi panni di mediatore, prima in Alaska e poi alla Casa Bianca, e si arresta sui valori identitari di un’Europa che sta cambiando, sulla funzione dei media e dei social network.
“Una cosa deve essere chiara – precisa Serra – quello a cui stiamo assistendo noi ora è lo sgretolamento del mondo per come lo abbiamo conosciuto, cioè con gli equilibri che si sono imposti dopo il 1945, dove l’Occidente era rappresentato dall’America e da singoli stati europei”.
Se è vero che tutto sta cambiando, ma che scavando nel passato si trova il futuro, è altrettanto vero che il lavoro di ricostruzione non è mai facile. “Ho dovuto frugare tanto negli archivi e indagare nella storia della mia famiglia, cercando di restituire quello che trovavo in modo che il racconto fosse quanto più rispondente al vero e bilanciato: non volevo demonizzare gli accadimenti ma nemmeno scusarmi per questi. Sono andata a fondo nella ricerca delle motivazioni più profonde che fossero anche in grado di spiegare, al fine di imparare queste benedette lezioni dal passato. Spero di esserci riuscita”, ha concluso l’autrice.










