A volte resto spiazzata dalle parole che mi vengono incontro e, devo ammetterlo, ultimamente mi sta succedendo spesso. È questa la sostanza di Alfabeto Interno, dare spazio a ciò che c’è, o almeno prestare ascolto.
Il termine sostanza, oggetto della riflessione filosofica che non staremo qui a riportare nemmeno nei suoi caratteri generali, anche perché sono state espresse diverse idee ma non vi è univocità nel definirla, si riferisce a ciò che costituisce l’essenza delle cose.
Il latino ci viene in aiuto con substantia, ciò che sta sotto.
La sostanza sorregge.
Potrei con certezza affermare che sostanza è l’essenza di Alfabeto Interno, è di questo che lettera dopo lettera, parola dopo parola, ho cercato di dare conto, ovvero di cosa vi è in noi e quanto di quello che è in noi sia visibile dal di fuori.
La nostra sostanza, ciò di cui sono fatti i nostri pensieri ed emozioni, che si intrecciano tra di loro e che guidano il nostro comportamento, non è sempre espressa, a volte è mascherata e in fondo non è nemmeno la nostra reale sostanza.
Dobbiamo fare un grande e importante distinguo: di quale sostanza stiamo parlando? Di quel tessuto luminoso che avvolge la nostra personalità e che si chiama anima, oppure di quella complessa e spesso controversa struttura che è la nostra personalità?
Forse potremmo fare una scelta. Decidere un criterio con cui trattare la questione.
Se vogliamo spiegare la nostra sostanza, è più logico analizzare gli elementi che costituiscono la nostra personalità più che cercare di dar conto di aspetti animici.
Perché?
A parte che non tutti siamo concordi sul fatto dell’anima, ovvero che esista, o se esiste non siamo concordi nell’ammettere che abbia a che fare con noi.
Mentre tutti sappiamo di avere una personalità.
Personalità è uno dei termini più usati e una delle espressioni più massimizzate, perché è il luogo esistenziale nel quale siamo polarizzati.
La personalità, che è una triade di corpo, emozioni e pensieri, è tutto ciò che ci interessa, che ci definisce, di cui abbiamo cura e per la quale faremmo le carte false pur di vederla riconosciuta e apprezzata.
È uno strumento di grande bellezza, ci serve per agire nel mondo della materia.
Ma perché dovremmo agire nel mondo della materia? Nessuno lo sa. O meglio, se nasci è ovvio che devi agire nel mondo della materia. Ma perché nasci? Cosa guida questo processo di creazione? Che significato ha?
Qual è il senso di nascere e vivere in un corpo, far vivere un corpo che giunge sul pianeta con le sue sostanze materiali definite dal corredo cromosomico e con le sue sostanze immateriali, costituite da emozioni e pensieri?
Tutte e tre le cose, corpo, emozioni e pensiero, fanno un percorso lungo l’arco di vita, un percorso di maturazione.
Perché non nasciamo già maturi? Come il puledro che appena esce dalla pancia della madre sa stare in piedi e dopo pochissimo può perfino galoppare da qualche parte.
Noi, invece, dobbiamo far maturare tutto fino ad arrivare all’aver costituito una personalità che ci serve per affermarci, per agire, per entrare in contatto.
Ma la nostra reale sostanza non è quella. La sostanza in quanto tale è già pronta, non deve maturare, sennò che sostanza è?
Impieghiamo metà della nostra vita a credere che la nostra personalità sia ciò che siamo ma arriva un momento, uno dei più fortunati nell’esistenza di un essere umano, in cui ci si accorge di non essere la propria personalità e anche che quella struttura ha bisogno di rettifiche, manutenzione, perché si forma in una pericolosa autonomia rispetto alla sostanza che la sorregge.
Alla personalità occorrono dei tagliandi, come quelli che facciamo alla nostra auto. Filtri, olio, freni, luci, cinghie, guarnizioni, sospensioni, scarico, pneumatici. Insomma, ne abbiamo cura perché ci è costata e ci porta in giro. Così è la personalità che ci porta in giro ma alla quale non riserviamo la stessa maniacale attenzione nella cura e rettifica, o meglio, per stare nella metafora della macchina, ci interessiamo molto alla sua carrozzeria in modo che sia sempre lucida e smagliante, senza occuparci troppo delle parti interne che avrebbero bisogno di essere a volte persino sostituite.
Ma che diamine sto dicendo?
Scambiamo ciò che siamo per ciò che ci porta in giro, una forma transitoria, e dimentichiamo che nessuna macchina si guida da sola. La sostanza di noi stessi è invisibile e potente, ma dal momento che la materia sta sviluppando una sua coscienza e intelligenza, oggi siamo guidati da ciò che dovrebbe essere guidato.
Ecco il motivo di tanto caos, di decisioni del tutto insensate, del decadimento e della distruzione dello stesso ambiente che ci nutre ed accoglie. Abbiamo dato la guida a qualcosa che non può del tutto farcela.
La sostanza di noi è sottile è luminosa, elettrica e veloce, riesce a stento a penetrare l’inerzia della materia ogni qualvolta essa sia così densa e corazzata da non lasciare che poche connessioni disponibili con ciò che potrebbe informarla.
Sapete cosa possiamo fare? Consentire a chi guida di salire sulla macchina e fargli tracciare l’itinerario.
Non è semplice scoprire a metà strada che stavamo andando così come capitava, ma sarebbe un’evenienza davvero fortunata consentire alla sostanza di cui siamo realmente fatti di guidare la sostanza di cui ci serviamo per esprimere ciò che siamo in essenza.
È un duro lavoro all’inizio, ma è possibile, salvifico, liberatorio, pieno di bellezza e carico di vita.
(Foto di Anders Nord)









