Sull’orlo dell’abisso con “Medea’s Children”, il nuovo spettacolo di Milo Rau in prima nazionale sabato 29 e domenica 30 giugno al Teatro alle Tese all’Arsenale di Venezia per la 52a edizione de La Biennale Teatro. Il drammaturgo e regista svizzero, già autore di “Hate Radio” sul genocidio del Ruanda e di “Five Easy Pieces” sui delitti del seriar killer e pedofilo Marc Dutroux, affronta il mito di Medea, madre e assassina dei figli, in chiave contemporanea, intrecciando alla celebre tragedia di Euripide la vicenda di tal Amandine Moreau. In realtà si tratta della storia di Geneviève Lhermitte, ex insegnante e casalinga, segnata da una depressione e da gravi turbe psichiche, tristemente famosa per l’uccisione dei suoi cinque figli – Yasmine, Nora, Myriam, Mina e Mehdi – rea confessa dopo un fallito tentativo di suicidio, condannata all’ergastolo e morta per eutanasia.
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In “Medea’s Children”, di cui firma ideazione e regia, con drammaturgia di Kaatje De Geest, Milo Rau restituisce la parola ai bambini, vittime innocenti di una feroce vendetta, affidando a sei giovanissimi (e bravissimi) interpreti – Bernice Van Walleghem, Aiko Benaouisse, Ella Brennan, Helena van de Casteele, Juliette Debackere e Elias Maes – coordinati da Peter Seynaeve, unico adulto, nel ruolo del coach, la ricostruzione degli eventi oltre a un’acuta analisi dei personaggi e dei contesti culturali e storici, economici e sociali.
In un intrigante gioco metateatrale, gli attori mettono in scena il dramma antico e moderno di una donna incendiata dalle passioni, incapace di rassegnarsi al fallimento e alla fine del suo matrimonio che, sentendosi tradita, sceglie una via di fuga – sullo splendente carro del sole o togliendosi la vita – e per non abbandonare le sue creature in mani estranee, le sacrifica sull’altare dell’odio e della desolazione. Sullo schermo le immagini “cinematografiche” con interpreti adulti, che si alternano alle riprese in diretta con i primi piani dei piccoli attori, raccontano la giovinezza di Medea, il vago desiderio di un amore, la lotta contro il drago e l’incontro con Giasone, ma anche lo smarrimento dei genitori di Amandine e lo strano, ambiguo rapporto tra suo marito e l’anziano mentore, da lui considerato un secondo padre. La tragedia si compie: dopo aver acquistato un coltello, come incapace di sfuggire a un destino già scritto, Amandine compie il suo sanguinoso rituale, attirando le figlie e il figlio con l’inganno, ciascuno in una stanza diversa, e terminata la strage cerca a sua volta, invano, di darsi la morte.
“Medea’s Children” rappresenta la favola crudele di una madre sterminatrice in una forma insieme iperrealistica e simbolica, accostando i due moventi: tutta la sofferenza e l’amarezza di Amandine che scrive a un’amica “me ne sono andata dalla casa dei miei genitori e sono piombata da un inferno a un altro” e il luciferino orgoglio della principessa della Colchide, disposta a sopportare lo strazio per la perdita dei figli pur di infliggerne uno più atroce allo sposo fedifrago. Milo Rau interroga le coscienze e sospende il giudizio, non offre soluzioni pacificatrici ma invita a riflettere sulla complessità dell’animo umano, sulle inquietudini e i tormenti della protagonista, sulle ossessioni e i fantasmi che abitano la sua mente e sull’incapacità di intuire e comprendere il suo dramma, fino all’inevitabile epilogo, lasciando gli spettatori in un silenzio attonito, muti e pieni di sgomento davanti all’orrore, scaturito da dolore e follia.
Con “Medea’s Children” si conclude il quadriennio sotto la direzione di Stefano Ricci e Gianni Forte: il nuovo direttore artistico de La Biennale Teatro sarà Willem Dafoe, divo cinematografico con una solida formazione teatrale, influenzata dalle esperienze del Living e dal “teatro povero” di Jerzy Grotowski. “Sono sorpreso e felice dell’invito di Pietrangelo Buttafuoco a curare la direzione artistica del Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia 2025-2026 – ha dichiarato Willem Dafoe. – Io sono nato in teatro, il teatro mi ha formato e mi ha scosso. Sono un animale da palcoscenico. Il teatro mi ha educato all’arte e alla vita. Ho lavorato con il Wooster Group per ventisette anni, ho collaborato con grandi registi, da Richard Foreman a Bob Wilson. La mia direzione sarà tracciata dalla mia formazione personale: una sorta di esplorazione dell’essenza del corpo”.











