L’eterna lotta tra destino e volontà, tra autodeterminazione e stigma, tra uomini e dei, trova ancora una volta compimento nella storia di Edipo, eroe tragico in scena in questi giorni a Cagliari con il Teatro dell’Elfo al Teatro Massimo di Cagliari. “Edipo Re, una favola nera”, da mercoledì a domenica nello spazio cagliaritano sarà poi al Comunale di Sassari martedì 20 febbraio alle 2 per la stagione di prosa firmata Cedac.
La scelta di un dramma come l’Edipo Re da parte dei registi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia ispirata al dramma di Sofocle non è casuale e nonostante un impianto tradizionale, potremmo dire meglio classico, la storia di Edipo, parricida e sposo di sua madre per un beffardo scherzo del fato, è ancora attualissima.
Classico il modo di recitare, con gesti, parole ed enfasi che rispolverano la saggezza e la ieraticità dei greci, impareggiabili narratori, a sola esclusione di Shakespeare, della tragedia insita nella vita stessa. Solo attori uomini (sul palco Edoardo Barbone, Ferdinando Bruni, Mauro Lamantia e Vincenzo Grassi) come vigeva a quei temi, solcano un palco dalle scenografie evocative, ricche di dettagli senza essere cariche. Le luci, poetiche, accompagnano, così come la musica, le fasi di una storia senza lieto fine, in cui incertezza, poi paura e infine dolore prendono il sopravvento.
E la luce stessa spesso annuncia l’inquietudine di una cattiva notizia in arrivo, di un oracolo nefasto che non lascia via di fuga. Squarci luminosi in un buio denso, mistico, come nei quadri del Caravaggio, mostrano volti disfatti dalla vita e presagiscono la morte.
Nel buio emerge la grandiosità dei costumi affidati ad Antonio Marras, lo stilista algherese che ha saputo distinguersi nel vasto e chiassoso panorama della moda grazie al suo amore per una regale decadenza. La forza costruttrice della vita e quella distruttrice della morte convivono nelle sue creazioni con rara eleganza, insieme alle maschere create da Elena Rossi, le luci di Nando Frigerio, il suono di Giuseppe Marzoli. La rovina non è mai stata così bella.
Uno spettacolo perfetto, curato in ogni dettaglio, il cui pregio non è solo riempirci di bellezza ma anche di dubbi. Dubbi sulla nostra natura, sull’arroganza che ci muove, spesso, nelle azioni e nel pensiero, sull’illusione di governare le nostre sorti.
Il coro saluta il pubblico ponendo un interrogativo che, a differenza dell’enigma della Sfinge la cui risposta consegnò a Edipo il trono condannandolo al suo destino, non trova risposta: la colpa è dell’uomo o degli dei?
Con il contributo fotografico di Dietrich Steinmetz










