È una storia di esclusione non riuscita e di inclusione praticata quella di Davide Costa, sanlurese 56enne da tanti conosciuto come il padre del software SARDU. Sì, perché ai genitori consigliarono di iscriverlo a un corso qualificante in quanto “non abbastanza intelligente per diplomarsi”. In tutta risposta il diploma arrivò e Davide, ora fiore all’occhiello della robotica educativa – ossia di quell’approccio pedagogico che consente ai bambini di apprendere grazie all’utilizzo dei robot – svolge il lavoro di agente di commercio sino al 2014. Nel 2008 crea per caso il già citato software diffuso in 237 nazioni che, per esteso, si chiama Shardana Antivirus Rescue Disk Utility. Un anno dopo nasce la sua Emanuela e comincia a riflettere sul come far conoscere le nuove tecnologie ai bambini. Dal 2012 crea progetti didattici dal prescolare alla secondaria, sviluppando soluzioni e prodotti da portare tra i più piccoli nel solco della programmazione (coding) e della robotica educativa. Nel frattempo scopre la stampa 3D, il taglio laser, studia diverse schede elettroniche. Nel 2015 nasce la distribuzione Linux Educational SARDUx.
Quando è nata la tua passione per il coding e la robotica educativa? A chi si rivolgono principalmente?
Essendo un padre tecnologico, ben presto ho visto il problema di come avvicinare in modo semplice e sicuro i bambini alle nuove tecnologie. Questa passione è nata come un’esigenza per mia figlia ma ben presto ho ampliato le mie conoscenze rendendomi conto che, con metodi diversi, si possono fare attività di coding e robotica educativa dal prescolare.
Quanto è importante e necessaria l’educazione tecnologica tra le nuove leve? Un approccio cosciente e orientato in tal senso può aiutarle anche a difendersi dalle insidie che spesso si nascondono nel web?
È fondamentale insegnare un impiego consapevole delle nuove tecnologie. Mi piace trasmetterne un uso attivo nel quale il partecipante è attore protagonista e non un soggetto utilizzato dalle “macchine” e, di conseguenza, più aperto alle insidie del web.
La robotica educativa e il coding possono favorire l’inclusione?
Assolutamente sì. Durante le attività laboratoriali mi piace dare una scheda elettronica ad ogni partecipante (se non ci sono abbastanza PC, una ogni due); tutti si sentono partecipi della lezione e parte integrante dell’attività grazie ai risultati tangibili. Non esiste disparità di genere. Capita spesso che le soddisfazioni maggiori arrivino da bambini “speciali”.
Tantissime persone ti conoscono anche come il padre del software SARDU MultiBoot Creator e della distribuzione Linux SARDUx: in che modo possono supportare la didattica inclusiva?
SARDU è più indirizzato ad un target tecnico professionale, magari nazioni nelle quali esistono tante distribuzioni Linux Educational: le scuole possono avviarne più di una da penna USB. SARDUx è sicuramente la cosa più importante che ho creato ma al momento il progetto purtroppo è fermo. Penso di riprendere a breve, magari trovo chi mi aiuta a far capire che è un’opportunità importante per la crescita delle future generazioni.
Come rispondono gli insegnanti alle iniziative che stai portando avanti? E qual è il feedback di bambini e ragazzi?
Prima della pandemia facevo più attività, ora gli insegnanti rispondono in modo non omogeneo: c’è chi è interessatissimo e chi invece le considera come perdita di tempo. I bambini e i ragazzi che partecipano le vivono come un’esperienza unica di crescita. Hanno l’opportunità di toccare con mano materiale che non hanno mai visto. Da piccolo mi chiedevo il perché su tutto; i capelli sono diventati bianchi ma essendo rimasto bambino continuo a chiedermelo. Questo è l’approccio che ho con i giovani: chiedersi il perché una determinata cosa funzioni in un determinato modo e, subito dopo, provarla. Basta guardare gli occhi dei partecipanti per capire quanta curiosità abbiano.
Come immagini l’avvenire delle tecnologie educative? Saranno sempre più presenti? Cosa bolle nella pentola dei tuoi progetti futuri?
Quando 11 anni fa ho iniziato a fare propedeutica all’informatica e coding nella scuola dell’infanzia, ero visto come un marziano e prevedevo che sarebbe stato normale praticare questo tipo di attività. Oggi è normale parlare di “innovazione” nelle scuole. Non solo, dal 2025/26 il coding sarà obbligatorio. Negli ultimi anni si stanno spendendo veramente tanti soldi nell’acquisto di attrezzature anche se manca completamente la formazione degli insegnanti. Il coding, la robotica educativa, la mecatronica vanno insegnati con metodologie adatte e con le giuste conoscenze, non ci si può improvvisare. A breve dovrei rilasciare una nuova versione del software SARDU sulla quale sto lavorando, finita mi butto a capofitto nello studio di alcune schede per la didattica che ho comprato recentemente. Devo inoltre assemblare una fattoria smart zeppa di sensori e attuator da portare nelle scuole. Fortza paris!










