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I colori di Atzara, calamita e fucina di artisti

Di Maurizio Pretta
20/01/2023
in Arte, Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 7 minuti
I colori di Atzara, calamita e fucina di artisti

“Atzara calamida de totu sos pintores”. Questo verso del compianto Paolo Pillonca, reso celebre dalla canzone ‘Domos de Pedra’ di Piero Marras, racchiude in se tutta l’essenza e l’importanza che il comune del Mandrolisai ha avuto nella pittura del Novecento. Un’arte che ha varcato i confini isolani soprattutto grazie a un pittore spagnolo, Antonio Ortiz Echague e in modo particolare alla sua opera ‘La festa della confraternita di Atzara‘, che inaugurando una florida stagione artistica attirò nel cuore dell’Isola pittori, ma anche fotografi, viaggiatori e scrittori da mezza Europa e creò una vera e propria scuola alla quale parteciparono alcuni fra i più grandi artisti sardi del secolo scorso. Oggi la comunità atzarese custodisce e valorizza questo importantissimo lascito artistico e culturale attraverso il MAMA, il Museo d’arte moderna e contemporanea fortemente voluto dal pittore locale Antonio Corriga e intitolato proprio a quel giovane spagnolo che, approdando ad Atzara nel 1906, ne avrebbe cambiato fatalmente la storia.

Filippo Figari :La Preghiera – Venezia, Banca d’Italia.

Los Costumbristas

Correva l’anno 1928. Proveniente da Meana giunge ad Atzara un automobile guidata da un signore sulla quarantina, è Sir Douglas Goldring, giornalista e scrittore inglese che chiede del commendatore Figari che però in quei giorni si trova a Roma. Prima di riprendere la strada per Sorgono fa un piccolo giro nell’abitato: “Essendo domenica, la maggior parte delle donne del paese stava in chiesa. Entrammo per un attimo e sentimmo una predica nel dialetto locale. Le donne, con le cuffie bianche, compostamente inginocchiate sul pavimento in pietra, le mani infilate nelle maniche, formavano un quadro che qualsiasi artista avrebbe volentieri dipinto”. Questa è la chiave per capire la fascinazione che subivano coloro che avevano modo di posare lo sguardo sulle donne atzaresi, la stessa che qualche lustro prima avevano lasciato sbalordito il pittore francese Maurice Loutreuil che raccontava entusiasta : “ad Atzara le donne vestono quotidianamente come se andassero a teatro” e che nel 1900, a Roma, in occasione del giubileo, fulminarono il madrileno Eduardo Chicharro Y Aguera, allora studente dell’Accademia spagnola delle Belle Arti capitolina. Fu questo il primo artista a raggiungere Atzara su invito del sindaco Bartolomeo Demurtas. Il suo soggiorno in paese fu breve. Colpito dalla malaria fu costretto ad abbandonare le colline del Mandrolisai prima di terminare un grande quadro ‘Ritorno dalla festa di San Mauro‘ e tornare a Roma dove suggerì al suo giovane connazionale Antonio Ortiz Echague di recarsi in Sardegna. È l’avvento del costumbrismo di matrice iberica che influenzerà i pittori sardi del Novecento, indicandogli, come sostiene lo storico dell’arte Salvatore Naitza, “il folklore come fonte di ricerca sociale o di pretesti formali”.

Maurice Loutreuil “l’Insonne”. Un pittore inquieto, la Sardegna e la libertà

Antonio Ortiz Echague

Antonio Ortiz Echague rimarrà in Sardegna fino al 1908 soggiornando per parecchio tempo nel Mandrolisai dove dipinge ‘La festa della confraternita di Atzara‘, un ‘opera che verrà esposta prima a Roma e successivamente a Venezia, Monaco di Baviera e Parigi dove otterrà diversi premi e riconoscimenti. Sarà un successo planetario. Verrà riprodotta sul numero sette del 21 febbraio 1909 del ‘La Domenica del Corriere’ ed osannata dalla critica internazionale. Così scriveva in merito il giornalista torinese Domenico Oliva per il giornale ‘La Nacion’ di Buenos Aires. : “Antonio Ortiz Echague è giovane e originale. È una personalità già definita e vigorosa, ma è uno di quegli artisti che si ispirano alla verità. Che sanno osservare bene e ricordano tutto perfettamente. Ha creato un mondo che è completamente suo, la Sardegna, e si può dire che pittoricamente ha scoperto quest’isola poco conosciuta in generale anche agli stessi italiani e ignorata completamente dalla maggior parte dei pittori. Ortiz ha fatto con la sua arte quello che Grazia Deledda faceva e continua a fare con le sue novelle. Non ha solamente descritto un paese e i suoi costumi, ma anche e soprattutto ha descritto l’anima dei sardi; nelle regioni meno esplorate ha incontrato meravigliosi motivi di una incomparabile freschezza, di una novità che stupì per primi e da subito i suoi numerosi ammiratori e ha espresso il suo rallegramento e il suo entusiasmo nella quantità di grandi tele dipinte con iattanza giovanile e con completa maestria. Qui nel grande salone internazionale di Venezia vivono le donne di Atzara, naturali, sane, robuste, energiche, vestite con i più pittoreschi abiti che si possono immaginare. Il giovane artista ha incontrato nell’isola qualcosa che ricorda la sua patria e la sua venuta in Italia per studiare ha fatto si che potesse innamorarsi di un paese italiano che ha conservato tante tracce spagnole”. Oggi l’opera è conservata al Museo di San Telmo a San Sebastian in Spagna

Per Atzara è un terremoto culturale. Da quel momento diverrà crocevia di pittori, viaggiatori, scrittori e fotografi provenienti da mezza Europa e musa ispiratrice della nouvelle vague dell’arte sarda.

Atzara sorre bella

Ma non sono soltanto i bei costumi ad attirare gli artisti. Il francese Maurice Loutreuil, ancora troppo poco conosciuto nell’isola e che meriterebbe uno studio approfondito, nel 1915 vive il soggiorno atzarese come un sogno, dove i colori, il carattere degli abitanti, l’ambiente circostante lo lasciano estasiato e tutto quello che si può dipingere è a portata di mano. Incontra i pastori e i contadini con i quali condivide il vino e il pasto serale, ascoltando affascinato i canti in rima che improvvisano per raccontargli in versi quanto hanno fatto durante la giornata. Questa spontaneità evoca quella che Tolstoj chiamava arte popolare e che Loutreuil vorrebbe applicare alla pittura, considerata troppo aristocratica, impostata e dipendente dal denaro.

La cosa più bella della Sardegna è il suo popolo. Splendidi sono i suoi costumi dai colori vivaci: semplici quelli de gli uomini, con gambali neri, giacca, copricapo piatto e pantaloni e camicia in lino bianco. Vistosi quelli delle donne, con gonna colorata, grembiule festivo di seta, ornato d’oro il corpetto e le maniche, di un bianco candido la camicetta pieghettata e la cuffia inamidata. È così che si presenta il popolo di Atzara la Domenica delle Palme davanti al portale della sua chiesa, massicci gli uomini, serie le donne, uniti nell’umiltà e nella fede. (Ludwig Mathar ‘Sardinien, ein unbekanntes Eiland’)

August Sander – Atzara 1924

Una nuova stagione artistica

Il maggior erede di questa vulgata atzarese è senza dubbio il pittore Filippo Figari che per diversi anni soggiornerà nel centro del Mandrolisai e molte sue opere interesseranno le fogge dell’abito tradizionale. Una visita al palazzo civico di Cagliari potrebbe rendere bene l’idea di tale fenomeno. Un altro importantissimo pittore è stato il tedesco Richard Scheurlen, maestro di Antonio Corriga, uno dei più autorevoli pittori sardi della seconda metà del Novecento, che ebbe a dire: “Ci sono soltanto due luoghi al mondo, molto distanti fra loro, che hanno una luce ideale per la pittura, Atzara e l’isola di Ceylon”. Il resto è una serie di nomi che con i colori di Atzara hanno avuto, direttamente o indirettamente, a che fare e che rappresentano ampiamente il gotha dell’arte sarda- ma non solo – del secolo scorso. Dall’italo-argentino Dante Canasi, ad Antonio Ballero, da Stanys Dessì a Mario Delitala, e a seguire Giuseppe Biasi, Carmelo Floris, Ennio Perrotti, Edina Altara, le sorelle Coroneo, Alessandro Mola, Guido Colucci, Siro Penagini, Bernardino Dequiros, Sandro Vacchetti, Bakis Figus, Salvatore Pirisi e tanti altri ancora.

Richard Scheurlen . ‘Campagna di Atzara’ 1941

Atzara fu anche meta e soggetto di molti fotografi, fra i quali spiccano il tedesco August Sander, David Seymour, Guido Costa, Bruno Stefani, Chiara Samugheo e Marianne Sin-Pfältze ed ospitò negli anni del secondo conflitto mondiale anche Aurelio Galleppini in arte Galep, il creatore di Tex Willer.

Quale eredità ha lasciato questo incredibile movimento artistico fra le colline del Mandrolisai prima di allora conosciute per i vini e per l’arte tessile? La risposta sta nell’opera degli artisti locali: da Vittorio Tolu a Salvatore Cossu, dal virtuoso muralista Mauro Patta a Maurizio Savoldo, che fa rivivere i colori del territorio di Atzara con i suoi manufatti tessili tinti esclusivamente con procedure artigianali utilizzando colorazioni estratte dalle piante, e soprattutto da Antonio Corriga, non solo come degno erede artistico di Figari e Scheurlen ma anche come ideatore del MAMA, il Museo d’arte moderna e contemporanea Antonio Ortiz Echague, uno spazio dinamico forte di una collezione di oltre sessanta opere che organizza periodicamente mostre, convegni, concerti ed altri eventi legati al territorio.

Il modo migliore per far si che Atzara rimanga ancora a lungo la sorella prediletta dei pittori.

Antonio Corriga – Processione – olio su tela – 1970

https://www.museoatzara.com/

Immagine di copertina : Antonio Ortiz Echague , ‘La festa della confraternita di Atzara’- San Sebastian, Museo di San Telmo

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