Amo ricredermi.
Sono venti anni, quindi bene o male la metà della mia intera vita, che non ascoltavo più nulla che fuoriuscisse dalle corde, vocali e di chitarra, di Max Cavalera.
Puff, la magia era semplicemente finita, esattamente con ‘Primitive’, nel 2000, e poi basta. Eppure, credetemi, quanto abbia mai amato i Sepultura è difficile trasmetterlo, non solo dal punto di vista musicale, per quanto hanno saputo rappresentare per il Brasile, per quanto abbiano realizzato come band, per la capacità di innovazione e trasformazione rimanendo però sempre credibili. Eppure, dopo aver totalmente abbandonato i Sepultura perché incapace a credere nella band dopo la dipartita di Max, anche per i Soulfly è improvvisamente finito tutto, così, al secondo album.
Questa premessa perché ritengo veramente necessario specificare quanto sia riuscito a sentirmi piacevolmente sorpreso, anzi, felice, dall’ascolto di ‘Totem’, capitato quasi per caso durante il mio quotidiano cercare e ricercare tra le nuove uscite delle ultime settimane e, dopo averlo ripetutamente gustato, non potevo che non scriverne.
Già la botta iniziale di ‘Superstition’ è da brividi, un qualcosa che non riascoltavo da ‘Beneath The Remains’, ci siamo capiti. Il rapimento è stato totale, non mi sono staccato dai miei altoparlanti casalinghi, rimanendo a distanza minima e fissando il muro totalmente imbambolato.
La furia che ha sempre caratterizzato Cavalera senior è rimasta intatta nonostante l ‘incedere del tempo, le sonorità si sono leggermente evolute o forse è solo il progresso tecnologico che così le rende ma sono rimaste di impatto immediato e, consentitemi, fresche come un tempo (30 anni fa ovvero).
‘Scouring The Vile’ conferma che tutto questo non era un errore, Cavalera Junior (non Igor…) è ormai diventato una macchina schiacciasassi percorrendo le orme dello zio, Mike Leon al basso si fonde a lui per creare una struttura ritmica che potrebbe reggere una infrastruttura edile pesante mentre si perde il supporto di Marc Rizzo alla chitarra rimpiazzato dall’ ottimo Arthur Rizk.
Un album di 40 minuti di una potenza impressionante, un sapiente mix tra vecchi richiami del passato a la Slayer, Obituary (notare la presenza di John Tardy in ‘Scouring The Vile), la capacità di essere sempre Max Cavalera, di guidare un songwriting asciutto, impazzito, di urlare al cielo la sua eterna rabbia positiva come quando aveva solo una ventina di anni in ‘Bestial Devastation’.
Alcune note particolari: ‘Ecstasy Of Gold’ in onore del Maestro Ennio Morricone, il suo eterno ricordo per Chuck Shouldiner e L.G. Petrov in ‘Scouring The Vile’, la title track ‘Totem’ che da sola varrebbe tutto l’album, la meravigliosa ‘Soulfy XII’ che non sfigurerebbe in un album della prima trilogia dei Cure (non sto scherzando) e la meravigliosa chiusura di quasi dieci minuti di ‘Spirit Animal’.
Max Cavalera è ancora qua, per confermare il suo status di leggenda vivente del Metal mondiale.
ASCOLTA ‘TOTEM’ SU SPOTIFY
GUARDA IL VIDEO DI ‘SUPERSTITION’ SU YOUTUBE










