Dopo 24 anni, e dopo un’Olimpiade dall’esito infelice, l’Italia riconquista il podio più alto del campionato mondiale di volley. È medaglia d’oro a Katowice, proprio contro la Polonia.
Una squadra rinnovata, giovane, molto giovane, forse troppo? No. Ne è convinto Ferdinando De Giorgi, il commissario tecnico che, dosando leggerezza e responsabilità, ha guidato alla vittoria la nazionale italiana.
Facile per lui immedesimarsi nell’entusiasmo e nelle speranze dei giocatori, lui che è stato palleggiatore di grande valore, in quella che nella storia del volley è comunemente nota come la Generazione dei fenomeni. Erano gli anni di Andrea Zorzi, Andrea Lucchetta, Fabio Vullo, Andrea Gardini, Lorenzo Bernardi, Samuele Papi. Andrea Giani. Erano gli anni Novanta e la pallavolo italiana esplodeva di talento e prospettive sotto la guida competente e creativa di Julio Velasco.
Domenica 11 settembre, in un palazzetto gremito di tifosi polacchi, Ferdinando De Giorgi, uomo pacato, riflessivo, che infonde serenità, ha affidato al palleggiatore Simone Giannelli (premiato in serata come miglior giocatore del mondiale e come migliore palleggiatore) il ruolo di capitano. La rosa dei giocatori ha visto escluso l’ex capitano Ivan Zaytsev in favore di promesse più giovani come Yuri Romanò e Giulio Pinali. Questi ultimi non sono emersi in modo particolare nel campionato per club ma il coach li ha notati, voluti e utilizzati al meglio, specie Romanò, classe 1997, opposto che ha saputo regalare esecuzioni tecniche al limite della perfezione. Con loro il meglio che il paese ha da offrire, tra cui un determinato e travolgente Daniele Lavia, uno dei migliori attaccanti di questa competizione.

Al di là della vittoria e del risultato importante conseguito anche nei riconoscimenti personali ottenuti, oltre che da Simone Giannelli anche dal centrale Gianluca Galassi e dal libero Fabio Balaso, la guida sapiente ed equilibrata di De Giorgi rinnova la tradizione del volley italiano confermandone la salute e l’eccellenza.
Ma soprattutto, il regalo che Fefè, così viene chiamato da tutti, ha fatto all’Italia è quello di consegnare alla storia una nuova generazione di fenomeni, il cui talento ha permesso di puntare i riflettori su uno sport pulito, inclusivo e senza barriere, lontano da scandali e polemiche. Andrea Lucchetta, arguto commentatore a cui è stata affidata la cronaca diretta della finale, dice più volte come la pallavolo sia uno sport che aiuta a crescere, a stare bene con gli altri e con se stessi, di come sia adatto ad unire le famiglie e in grado di coinvolgere ed emozionare.
E sicuramente, in questo faticoso percorso verso la meta finale e la conquista dell’oro mondiale, le emozioni non sono mancate.










