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Serra Yilmaz, voce narrante del film di Coda: la passione per il cinema dalla parte delle donne

Di Francesca Arcadu
09/05/2022
in Cinema
Tempo di lettura: 5 minuti
Serra Yilmaz

Serra Yilmaz

Una carriera artistica, quella di Serra Yilmaz, in cui la passione per il cinema e il teatro si intrecciano con l’impegno civile e l’attitudine nel portare in ciascuna delle sue interpretazioni molto più di un personaggio. Un’attrice capace di comunicare con la sua sola presenza, con uno sguardo e la sua voce calma dall’accento ormai familiare. Serra Yilmaz nei giorni scorsi è stata in Sardegna insieme a Lorenzo Balducci per le riprese de ‘La sposa nel vento’, nuovo film del regista cagliaritano Giovanni Coda e terzo della trilogia da lui dedicata al tema della violenza di genere dopo ‘Il Rosa Nudo’ (2013) e ‘Bullied to Death’ (2015), che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti di critica e pubblico a livello nazionale e internazionale. 

Nata ad Istanbul, Serra ha studiato psicologia e teatro in Francia, iniziando a recitare nel ’77 con la Compagnia teatrale Dostlar, per poi esordire al cinema con il lungometraggio ‘Sekerpare’, del regista Atif Yilmaz. Interprete teatrale, cinematografica e regista, è una delle più affermate artiste turche a livello internazionale. 

Amata in Italia grazie al sodalizio con il regista Ferzan Özpetek, con il quale ha esordito in ‘Harem Suaré’ nel 1998, per poi proseguire con i successivi ‘Le fate ignoranti”, ‘La finestra di fronte’ e ‘Saturno Contro’, ‘Rosso Istanbul’, ‘La Dea Fortuna’, Serra Yilmaz ha collezionato negli anni grandi successi di critica e di pubblico. Fino alla recente presenza nella serie tv ‘Le fate ignoranti’, unica interprete del film da cui la serie è tratta e per questo trait d’union con quella che da oltre vent’anni è considerata una pellicola cult. 

Tra i progetti a cui sta lavorando ora c’è il film di Giovanni Coda, che utilizzando insieme documentazione, rievocazione storica e allegoria cinematografica racconta alcuni dei più efferati atti di violenza contro le donne del Novecento, rievocando in chiave contemporanea episodi come quello dell’uccisione della beata Antonia Mesina intrecciati alla storia di artiste iconiche come Tina Modotti, Gerda Taro, Francesca Woodman, Frida Kahlo. “C’è più che mai bisogno di film che affrontino il dramma dei femminicidi, perché non sono affatto diminuiti, al contrario, sono più numerosi di una volta” ha dichiarato Serra Yilmaz. Il film, che uscirà a novembre, è prodotto da Movie Factory con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission. Abbiamo raggiunto Serra approfittando della sua presenza in Sardegna per una chiacchierata su cinema, attualità e impegno civile.

Serra Yilmaz in compagnia di Rufus, il gatto di Giovanni Coda

E’ in Sardegna per girare il film di Giovanni Coda che affronta il tema della violenza di genere. Che ruolo avrà?

Dire che sono qui per girare non è proprio esatto perché ho solo un piccolissimo cameo nel film e poi ci sarà la mia voce come voce narrante. Quindi ho registrato piuttosto che girare.

Quello dei femminicidi è un fenomeno drammatico visti i numeri e la portata del fenomeno in Italia. Ha accettato perché sente l’importanza di dare il proprio contributo? 

Assolutamente, è un problema al quale sono molto sensibile e già anni fa avevo partecipato ad una replica di ‘Ferite a morte’, organizzato da Serena Dandini e mi avevano chiesto di partecipare alla replica di Bruxelles in cui insieme ad altri personaggi femminili eravamo lì per leggere pezzi di questo libro, sono storie di femminicidi terribili e siccome mi aveva veramente toccato molto avevo organizzato una replica a Istanbul con attrici, cantanti e scrittrici turche che aveva avuto anche un grande successo. Quindi è un tema al quale dobbiamo essere, non solo donne ma anche uomini, molto sensibili e lo dobbiamo tenere all’ordine del giorno, dobbiamo assolutamente rivendicare un rafforzamento della legge per poter rendere ancora più dissuasive le condanne.

In uno scenario di guerra che sembra allontanare i popoli, come vive tutto questo lei che è sempre impegnata artisticamente ad unire culture diverse?

Questo scenario di guerra è stato preparato per tanto tempo, purtroppo la guerra serve sempre gli interessi di tantissimi ed è per questo che non c’è un vero sforzo da parte dei poteri per fermarla. Evidentemente è un dramma e inoltre questa guerra ha un aspetto che mi dà molto fastidio, perché sto constatando che anche la solidarietà è una solidarietà selettiva. Quando tutti sono stati massacrati in Bosnia non c’è stata una tale sensibilità, anche in Afghanistan, Iraq e Siria, mentre americani e russi stavano lì a distruggere tutto, il conflitto non era stato così sentito dagli europei e c’è un fattore che mi dà molto fastidio, perché vedo che diventiamo solidali nei confronti di chi ci assomiglia. La solidarietà con l’altro è più difficile perché la Bosnia era in Europa, avevano anche la pelle bianca, non così abbronzata come negli altri paesi però erano musulmani e mi sa che per questo non c’è stata grande solidarietà verso di loro…  Man mano che vado avanti vedo che Giscard d’Estaing, che è stato un politico che io non avrei mai sostenuto, aveva ragione a dire che l’Europa è un progetto cristiano e questo mi dà un grande fastidio. 

Come è stato ritornare dopo vent’anni sul set con Özpetek per rivivere le atmosfere de le ‘Fate ignoranti’? Lei ha detto che aveva paura ed era scettica.

Si, ero scettica all’inizio, ma questo scetticismo è passato velocemente e mi sono lasciata invadere del piacere di essere sul set e di recitare con tutti questi colleghi meravigliosi, quindi è stato solo una partita di grande piacere.

Anche nella sua vita ha un senso di comunità così forte come quello che hanno i personaggi dei suoi film?

Certo, sono accogliente in maniera selettiva, diciamo che sono una persona abbastanza intuitiva e allora se il fiuto è positivo (ride di gusto, ndr) non ho mai diffidenza. Ma deve succedere qualcosa. Ad esempio ho passato quasi tutto il lockdown con un amico, che è anche un vicino. La prima volta che l’ho incontrato sono stata molto accogliente con lui anche senza conoscerlo, ma era veramente un fatto di intuito e poi lui è venuto un anno più tardi ad abitare nel mio palazzo e così ci siamo conosciuti meglio e non mi ero sbagliata. Quindi spero di non sbagliare e in realtà non mi sbaglio mai quando mi fido della mia intuizione. 

Nel frattempo, per quanto riguarda i temi legati al mondo LGBT, sono cambiate tante cose. Lei pensa che film e serie come ‘Le fate ignoranti’ possano avere un ruolo nel far cambiare l’opinione pubblica a riguardo? 

Lo spero, lo spero comunque!

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