La fotografia e il documentario come avventura, una “caccia” per fissare l’ istante carico del passato e che prelude a un futuro, un modo eccezionale per rivelare il mondo. “Un mondo a scatti”, come il titolo del film di Cecilia Mangini e di Paolo Pisanelli (2021, durata 89 minuti), presentato giovedì a Cagliari al Cinema Odissea. Presente alla proiezione il fotografo e regista leccese, che ha realizzato il film con la prima e più grande documentarista italiana del secondo dopo Guerra, scomparsa il 21 gennaio dello scorso anno a 93 anni.
Il documentario memoir – un intreccio di immagini di oggi e di ieri, immagini fisse e immagini in movimento attraverso un dialogo sulle cose visibili e invisibili del mondo con Cecilia Mangini, ripresa da Paolo Pisanelli – è in tour in Sardegna. Dopo essere stato presentato venerdì a Sassari, nel fine settimana arriva a Nuoro: sabato al Ten Cinema, alle 20.30, dopo la visione alle 19.30 di un altro film, girato dai due cineasti ‘Grazia Deledda la rivoluzionaria’; domenica all’ISRE alle 19.30, preceduto dal documentario sul mondo della scrittrice nuorese, prima donna e autrice italiana a ottenere il Premio Nobel per la letteratura nel 1926.
“Tornare in Sardegna è sempre un ritornare, diceva Carlo Levi in ‘Tutto il miele è finito’ – racconta Pisanelli nella presentazione del film al Cinema Odissea – C’è qualcosa di ancestrale nella Sardegna, nei colori. Cecilia amava moltissimo la Sardegna. La prima scena di ‘Un mondo a scatti’, realizzato con il sostegno della Sardegna Film Commission e dell’Isre, è girata a Nuoro, durante un laboratorio curato da Cecilia ed io: un bellissimo incontro di tante persone per parlare di fotografia e di cinema. ‘Il Mondo a scatti’ è proprio un viaggio nella fotografia e nel cinema. È un ‘film infinito’, perché con Cecilia abbiamo cominciato a lavorarci nel 2016”.
L’incontro tra i due fotografi e registi è avvenuto nel 2005 al Festival Cinema del Reale a Specchia, dove Pisanelli è direttore artistico. Lì, in quell’anno fu proiettato ‘Stendalì’, il cortometraggio del 1960 di Cecilia Mangini, con soggetto di Pier Paolo Pasolini, dedicato ai canti funebri della Grecìa salentina. “Da allora siamo andati in giro per il mondo: viaggi in Canada, a Vienna, Parigi, Tehran, dove abbiamo presentato i film e dove abbiamo scambiato in modo profondo le nostre esperienze di fotografi e documentaristi”, spiega il regista pugliese.

E in ‘Il mondo a scatti’ le meditazioni, gli incontri, le interviste di Cecilia Mangini, riprese in quei viaggi, si alternano a spezzoni dei lavori più significativi della maestra del documentario italiano: foto e film del suo immenso archivio, immagini datate tra il 1952 e il 1966.
Tra queste compare ‘Isole’, il primo reportage di viaggio del 1952 di Cecilia Mangini su Lipari e Panarea, un’esperienza sul Sud più autentico compiuta col suo compagno di vita e di professione Lino Del Fra. Del sodalizio artistico compaiono, rinvenute da una scatola dimenticata in casa di Cecila Mangini, immagini del loro viaggio di tre mesi in Vietnam, del 1965.

E ancora, viene esplorato il legame di Mangini con il capoluogo toscano, dove la documentarista visse dal 1933, testimoniato dal film ‘Firenze’ di Pratolini, con testi composti da Vasco Pratolini, ma anche l’imprinting verso la fotografia che la protagonista del film ebbe attraverso riviste come Tempo e il periodico della Germania nazista Signal. La tensione verso l’immagine di Cecilia Mangini è svelata dalle sue visite, da giovane, ai musei di Firenze. Tra gli incontri più significativi della documentarista quello con Pier Paolo Pasolini, che firma il commento di tre lavori suoi lavori: oltre a ‘Stendalì’, due anni prima nel 1958 ‘Ignoti alla città’ (1958) e nel 1962 ‘La canta delle marane’, il cui soggetto è tratto da ‘Ragazzi di vita’.
Cecilia Mangini si è definita un individuo sociale. La sua vita è sempre stata fuori dalle mura domestiche, da quando mosse i primi passi nella professione, sfidando la cultura patriarcale dell’Italia della ricostruzione post bellica, per affermarsi come fotografa e documentarista. Una tensione verso la società mai persa. Ed eccola a Taranto nel 2012 all’inizio delle lotte degli operai dell’Ilva, nelle foto scattate da lei durante i tanti viaggi nei suoi ultimi anni di vita. In questo e in tutti di altri posti dove andava, Cecilia Mangini per sua natura guardava “il mondo a scatti”.










