È stato pubblicato il 12 gennaio il primo album omonimo di Shiro Welt, cinque tracce raccolte in un ep dai toni eterogenei, che mischiano il rap, il rock e la trap. Il primo singolo estratto è “Mr. Hyde”, dove l’autore racconta la sottile linea che divide il bene dal male, scivolando nel disincanto.
Dietro il “mondo di Shiro” (traduzione del suo nome artistico) c’è Adriano Haring, rapper cagliaritano di origini tedesche. 33 anni, un breve passato al fianco di veterani della scena rap italiana come Emis Killa, Colle Der Fomento e Vacca, lavora come educatore e supporta tantissimi minori nel loro percorso di reinserimento sociale. Ci ha raccontato la sua storia.
Quanto il tuo lavoro influenza la tua musica?
Sono un educatore professionale, lavoro in una comunità per minori che hanno avuto vari problemi di natura giudiziaria o psichiatrica, gli do una mano a risolvere i loro problemi e cerco di aiutarli a reinserirsi in un contesto più adeguato. Questo lavoro influenza tanto la mia musica, quando scrivo penso spesso di parlare con questi ragazzi. Tanto che molti di loro mi seguono anche artisticamente e spesso ascoltano le mie canzoni. Sento un forte senso di responsabilità nei loro confronti. Cerco di stimolare il loro pensiero critico e di mostrargli un mondo differente da quello che hanno conosciuto.
Quando è nato il disco?
L’album è nato dopo un periodo di inattività che mi aveva un po’ scoraggiato. Il precedente progetto Rubick Shiro non era riuscito a sbocciare, anche per via di esperienze artistiche precedenti poco piacevoli. Ho avuto una brutta scottatura. Ho avuto bisogno di diversi anni per mettere assieme i pezzi perché la musica era ed è una cosa a cui tengo molto. Nel frattempo ho studiato, mi sono laureato, mi sono preso cura di mia madre. I problemi della vita mi hanno tolto tanto per potermi dedicare pienamente ad un progetto musicale.

Cosa o chi ti ha sbloccato?
La chiave è stata Valentino Usai (Evil Room). È un amico di vecchia data con cui avevo perso i contatti per varie vicissitudini. Con lui ho iniziato a ragionare su questo ep, prima un paio di pezzi e poi il resto. Lui si è preso carico di tutto, mi ha anche fatto un po’ da motivatore perché sono sempre stato altalenante nello stare focalizzato sul progetto in maniera serena. Mi ha permesso di maturare, di mettermi alla prova piano piano. L’ep è nato in circa due anni. Oltre a Valentino mi hanno dato una mano Marco Porrà alle chitarre e su tutto il materiale, Luca Scarlatta dal punto di vista grafico, Enrico Madau per il video, e Michela Valenti che ha seguito la pianificazione del lancio del disco.
Il singolo Mr.Hyde di cosa parla?
Il brano racconta del disincanto della crescita: in maniera metaforica rappresenta la lotta interiore tra il bene e il male, il contrasto col “sistema mondo” che trasforma gli ideali e i valori di ogni singolo essere umano. Nel video il protagonista prende coscienza del sistema nel momento in cui indossa una maschera bianca che lo trasforma e lo cambia.










