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Paolo Porro, il volley è una cosa seria

Di Giacomo Pisano
22/01/2022
in Sport
Tempo di lettura: 7 minuti
Paolo Porro, il volley è una cosa seria

Un atleta da record: palleggiatore titolare della nazionale Under 21, per ben tre volte vincitore del premio come miglior regista del mondo, insignito dal sindaco di Genova del titolo di ambasciatore, reduce dalla finale del campionato mondiale Under 21 disputato a Cagliari dove ha guidato alla vittoria gli atleti in maglia azzurra, Paolo Porro è senza dubbio un’eccellenza della nostra Italia. Nato nel 2001 a Genova gioca attualmente col Powervolley Milano. Lo abbiamo incontrato in occasione dei campionati mondiali (guarda il video) e oggi lo abbiamo contattato per conoscerlo meglio.

Paolo, giovanissimo e già una collezione di titoli niente male, quanto è stata dura?

Ovviamente aver vinto è sempre un piacere e un onore soprattutto se si rappresenta il paese. Portare la maglia azzurra è sempre un’emozione. Come puoi immaginare sono stati fatti tanti sacrifici e tanto lavoro assieme alla squadra per arrivare il più preparati possibile alla competizione e giocarci le nostre carte al meglio, quindi si è stata molto dura ma le soddisfazioni derivano anche da questo.

Il volley lo avete nel sangue a casa Porro. Parlaci della tua famiglia.

I miei fratelli giocano entrambi a pallavolo e fin da piccoli ci divertivamo a schiacciare, quindi è nata come una cosa giocosa da bambini e spero che anche loro arrivino a grandi risultati.

Regista, ma quando serve sai attaccare con la precisione di un killer. La soddisfazione di una schiacciata è maggiore dell’alzata perfetta?

Schiacciare è sempre schiacciare ed è inutile nasconderlo ma devo dire che anche alzare non è per niente male, soprattutto perché da palleggiatore tocchi praticamente ogni pallone in ogni azione e in un certo senso decidi tu il modo di giocare.

Per la tua esperienza il volley in Italia di cosa avrebbe bisogno per essere più popolare? Maggiore attività social? Più impianti nel territorio?

La pallavolo è uno sport che ha una grande rilevanza tra i giovanissimi ma piano piano che si va avanti con l’età inizia un po’ a scemare il numero di giocatori. Penso che questa sia anche una cosa normale e se non si raggiungono certi obiettivi è anche giusto provare a cambiare anche solo per la curiosità del cambiamento. Sicuramente attività social e presenza nelle scuole sul territorio avrebbero un ruolo fondamentale per portare i ragazzi in palestra e scoprire questo sport, ma negli ultimi anni secondo c’è stata una evoluzione anche da questo punto di vista. Si sente molto più parlare di pallavolo e questo fa molto piacere.

Nel volley talento e competenze son elementi preziosi ma la squadra è tutto sei d’accordo? Lo avete dimostrato a Cagliari, in occasione dei campionati mondiali.

Le individualità sono importanti ma la squadra è la squadra, si vince e si perde da squadra. La pallavolo è bella anche per questo, perché un giocatore mette a disposizione dei compagni le proprie capacità per vincere. È uno sport dove il compagno è fondamentale e la compattezza del gruppo diventa obbligatoria se si vogliono raggiungere determinati risultati. Si noi a Cagliari siamo stati molto bravi in questo, come anche gli altri anni, siamo rimasti uniti sempre, nel bene e nel male.

Non sei altissimo, ma un regista deve avere ben altre qualità giusto? Il self control ad esempio: anche in situazioni pesanti (ricordo la partita contro il Belgio ai mondiali, al secondo set stavate 7 a 0 per loro) riesci a mantenere la calma. E riesci anche a sistemarti il ciuffo tra un’azione e l’altra.

La sicurezza dei propri mezzi e il fidarsi dei compagni che ti sono vicini è importantissimo. Ci sono momenti dove bisogna avere cattiveria agonistica e momenti in cui bisogna restare più calmi, riordinare le idee e magari dare una sistemata ai capelli che non guasta mai.

Hai lasciato Genova, la tua famiglia e gli amici da piccolissimo e hai costruito nuovi affetti solidissimi. Ci racconti come è stato trovare una sorta di seconda casa?

Si diciamo che sono stato anche un po’ incosciente a lasciare casa da giovane, però ora direi che ne è valsa la pena. Ho trovato una società e un ambiente come Treviso che mi ha fatto sentire in famiglia sia in palestra che fuori, poi la seconda famiglia l’ho avuta veramente e mi hanno accolto come fossi loro figlio, per questo li ringrazio tanto.

Nel raro tempo libero cosa ti piace fare?

Nel tempo libero mi piace uscire e staccare completamente la spina, poi ora dovrei iscrivermi anche all’università.

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