Tre teli, tre colori e un audio con delle voci, di persone che parlano lingue diverse. Il punto finale di “Non è mai tardi“, prima mostra che l’artista Emanuela Cruccu ha presentato a San Gavino Monreale nei giorni scorsi, è un momento collettivo ma anche solitario, con una sedia che invita ad affrontare un momento intimo come la riscoperta di se stessi. “Ho messo questa sedia per fermarsi un attimo” spiega, “abbiamo tanto tempo per parlare ma ne riserviamo relativamente poco per parlarci, ascoltarci, sussurrarci un pensiero. A modo nostro possiamo dircelo. E anche se non ci capiremo, non c’è di che preoccuparsi, ci siamo ascoltati”.
Emanuela Cruccu ha studiato al Dipartimento delle Arti visive, performative e mediali dell’Università di Bologna. Collabora abitualmente con lo stilista e creativo Antonio Marras, e da qualche anno stava lavorando alla sua prima installazione in cui dimostrare la capacità di vivere in pieno un universo personale, un multiverso in cui spogliarsi dei sentimenti e conversare con se stessi.
“Nell’installazione tutto è confuso, rumori, suoni e il tempo. Soprattutto il tempo” scrive nella presentazione. “Non c’è un’ora precisa a cui far riferimento, tra la sabbia, in una porzione di deserto, dove vince il silenzio. Eppure il tempo sembra essere impazzito, qui, tra noi. Non c’è più tempo, o forse, non c’è più un tempo. Quando tutto sembra essersi fermato, la vita continua. E si sente”. Per questo, il cammino tra le stanze della Casa Mereu di San Gavino Monreale, primo teatro della mostra, è un continuo divenire che cerca di mettere a nudo l’animo e lo porta a riflettere e emozionarsi.
Nel video a seguire, ecco il piccolo ma intenso viaggio della mostra raccontato dalla stessa artista.










